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mercoledì 31 agosto 2011

L'amore è una repubblica di Carol Shields

The republic of love
L'amore non viene preso sul serio, da nessuna parte.
Non è rispettato. 
E' l'unica cosa al mondo che vogliono tutti - di questo è convinta - 
ma per qualche ragione alla gente piace far finta 
che l'amore sia una cosa insignificante, sciocca.
Il lavoro è importante. 
Il posto dove vivi è importante. 
Le guerre e il buon sesso e le relazioni razziali e l'ambiente
sono importanti, come anche la salute e la malattia. 
Persino ai minimi mutamenti della fede o delle inclinazioni politiche
viene dato un peso 
negato invece all'amore. 
Si gira la testa dall'altra parte e si fa finta che non esista,
anche quando si tratta di una di quelle passioni tumultuose che entrano nella vita delle persone
e ne sconvolgono il corso.
L'amore è relegato a un'operetta amatoriale, all'interno di scherzosi bigliettini d'auguri,
agli annali di stantii circoli di poesia.
Cuore e ore, sentimento e pentimento. 
Lord Byron, Edna St Vincent Millay.
E' da donnette, è imbarazzante, roba di cui ridere, roba da idioti.

Trama:
Una vera storia d’amore sullo sfondo della città canadese di Winnipeg. Due protagonisti insoliti e complessi come ciascuno di noi: Fay, trentacinquenne studiosa di tradizioni popolari con la passione per le sirene, all’apparenza incapace di avere una relazione stabile; Tom, famoso conduttore di un programma radiofonico, 40 anni e già tre matrimoni falliti alle spalle. Solo Carol Shields poteva descrivere con ironia e delicatezza quest’uomo e questa donna che si innamorano follemente, spingendosi anche in territori più pericolosi, dove entrano in gioco la singolarità del desiderio, la forza e la fragilità dei legami affettivi, la libertà di scelta degli amanti alle prese con il loro amore, con la famiglia e la società. Il risultato è un romanzo emozionante e pieno di fascino.

L'autrice:
Carol Shields: Nata nel 1935 e morta nel 2003, è considerata, insieme a Margaret Atwood e Alice Munro, tra le più significative rappresentanti della moderna narrativa canadese. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui, nel 1995, il Pulitzer per la letteratura per Diari di pietra, già finalista al Booker Prize e vincitore del Governor General’s Literary Award, il più prestigioso premio letterario canadese. 

Recensione:
E' facile fare del sarcasmo sulle storie d'amore, ma nessun adulto dotato di buon senso parla mai della ricchezza dell'amore, della sua trascendenza, che si manifesta davvero, si sta manifestando proprio adesso, negli ultimi anni del nostro lungo, duro, sterile, amaro e promiscuo secolo. 
Anche qui si sta manifestando, in questa tranquilla città del continente americano con mezzo milione di abitanti e il traffico e il clima e i parcheggi asfaltati e le aiuole avvizzite e gli alberi dalle foglie ingiallite - proprio qui, come un miracolo.
 
Per chi aspetta fin dall'inizio del libro la storia d'amore tra Fay e Tom, allora dovrà rassegnarsi ad attendere.
Si metta comodo in poltrona, e dimentichi la trama: se si cerca quella storia d'amore, ci vorrà tempo. Se si cerca semplicemente l'amore, nelle sue infinite sfumature, allora sarà accontentato.
E' questo il romanzo giusto, se si è superata magari la fase dell'adolescenza e della post adolescenza e si è nel pieno delle facoltà mentali (in pratica se non si è infestati dalle scelte prese di pancia e da ormoni impazziti).
Attenzione: con ciò non voglio dire che la Shields abbia scritto una storia per "vecchi". Assolutamente no.
Ma ci ha raccontato un amore forte e maturo, un amore appassionato ma adulto.
E questo amore, questa storia che dà il titolo al romanzo, non apparirà che a metà dello stesso. Su 400 pagine e più, i nostri protagonisti si incontreranno solo dopo la duecentesima.
Fino a quel momento sarà in scena comunque l'amore: quello vissuto o meno fino a quel momento da entrambi (lei, mai stata sposata; lui, già più di una volta); l'amore delle persone che li circondano... amore duraturo, eterno, amore abbandonato, amore sofferente...
Entrambi portano addosso il bagaglio non solo delle proprie esperienze ma anche di quelle che hanno vissuto accanto ad amici e parenti. Esperienze positive, negative: tutto e tutti hanno contribuito a farli incontrare e reagire a quell'incontro innamorandosi. Entrambi sono alle prese con un lavoro che occupa il loro tempo e la loro mente, coinvolgendoli, influenzandoli, dando loro risposte che a volte non cercavano, certezze che non credevano di avere. Tom, dj notturno a contatto con la musica e con gli ascoltatori della notte, Fay, ricercatrice appassionata di sirene, oggetto del libro che sta scrivendo.

Sembrano due vite che corrono su binari paralleli, eppure ad un certo punto quei binari si incrociano a discapito di qualsiasi legge matematica e iniziano a percorrere la stessa strada, insieme.
Una strada che non si presenta tutta rose e fiori, perché non è solo questo l'amore.
Una strada che bisogna voler percorrere con impegno, dedizione, passione. E a volte sarà difficile percorrerla, e si sentirà il bisogno di fermarsi, di deviare, di abbandonarla.

Non posso continuare: sarei ripetitiva, ridondante. La Shields ha preso un tema sfruttatissimo riuscendo a dargli forma, stile, originalità.
Ha saputo dare dignità a un sentimento fin troppo inflazionato anche nella letteratura. L'ha fatto con maestria e maturità.
Leggetelo.

Autore: Carol Shields
Editore: Voland - Collana Amazzoni
Pagine: 432
Prezzo: €15,00

Una forma di vita di Amélie Nothomb

Une forme de vie

Trama:
Quotidianamente sommersa dalla posta dei suoi lettori, Amélie si imbatte nella lettera di Malvin Mapple, soldato americano obeso di stanza a Baghdad. Comincia così uno stravagante scambio epistolare. Poco a poco Amélie si affeziona al soldato e ai suoi compagni di taglia XXXXL. Ma all’improvviso Melvin Mapple smette di scriverle e Amélie, sconcertata, tenta di ritrovarlo, ci riuscirà?...



 L'autrice:
Scrittrice belga di lingua francese. Figlia di diplomatici, è nata a Kobe, in Giappone, nel 1967. Nel 1992 viene pubblicato in Francia da Albin Michel il suo primo romanzo, Igiene dell’assassino, che diventa il caso letterario dell’anno: 100.000 copie vendute, due riduzioni teatrali, un film. Nelle edizioni tascabili lo stesso romanzo vende altre 125.000 copie. Da quel momento pubblica un romanzo all'anno, fedele alla stessa casa editrice, Albin Michel, come in Italia è fedele alla Voland. Il romanzo Stupore e tremori (Albin Michel 1999) ha venduto in Francia 400.000 copie. Tradotta in 15 lingue, ha ottenuto numerosissimi premi letterari tra cui il Grand Prix du roman de l’Académie Française e il Prix Internet du Livre per Stupore e tremori (da cui è stato tratto anche un film diretto da Alain Corneau), il Prix de Flore per Né di Eva né di Adamo e due volte il Prix du Jury Jean Giono per Le Catilinarie e Causa di forza maggiore. Sin dal suo primo romanzo Amélie Nothomb ha imposto uno stile: sguardo incisivo, spesso impietoso e crudele, umorismo fulmineo, storie originali che ruotano intorno a sentimenti eterni. 

Recensione:
Amélie Nothomb è un'artista ultramoderna: prende un'idea, non necessariamente originalissima, le dà forma con carta e inchiostro e ne ricava, solitamente, un'opera particolare, che anche se non otterrà il riconoscimento generale, riuscirà in ogni modo a far parlare di sé.
Capita così un po' con tutti i suoi romanzi, e Una forma di vita non è da meno.
In sole 116 pagine la Nothomb è capace di costruire una bella architettura, come se la lettura di quelle pagine potesse avvenire su piani diversi, scoprendone ogni volta un nuovo significato.
Corrispondenza epistolare, necessità della guerra, vita al fronte, obesità, scelte, cambiamenti, staticità...
La Nothomb concentra tutto ciò che in quel momento le sta a cuore, tutto ciò che vuole urlare ai suoi lettori, senza distrarli e confonderli per troppe pagine. In un'ora e mezza la storia nasce, cresce e si sviluppa e ci porta verso un epilogo degno di quella storia, o ancora di più, degno della sua autrice.
Punto di partenza è una lettera inaspettata tra le migliaia di lettere che compongono la sua abituale corrispondenza. Tra chi le scrive per complimentarsi, chi per essere aiutato nella carriera, chi per ottenere qualcosa, chi per sfogarsi, confidarsi, ecco che spunta questa breve missiva di un soldato americano di stanza a Baghdad, in cui non fa che affermare la sua sofferenza e la sicurezza che lei, la scrittrice, potrà comprenderlo.
Da lì parte una strana amicizia tra i due, Melvin e Amélie, fatta di confidenze e confessioni da parte di lui, e comprensione e appoggio da parte di lei. Fino alla scoperta dell'enorme bugia che si nasconde dietro quelle lettere.
Cos'è questo romanzo?
Un pretesto per affrontare il tema dell'obesità, così attuale negli Stati Uniti e così importante per la Nothomb non tanto in quanto malattia ma per il suo rapporto morboso col cibo (uno dei temi più cari alla scrittrice)?
O un motivo per parlare della guerra e delle sue conseguenze?
O, ancora, una possibilità per la scrittrice di sottolineare un aspetto della sua personalità di fronte a determinate situazioni?
E' un romanzo autobiografico o un romanzo a più ampio respiro?
Di denuncia o di accettazione di uno stato di fatto?
Credo che potrei continuare ancora per molto con le mie congetture, potrei trovare altri significati a queste pagine, perché se c'è qualcosa che la Nothomb sa fare è proprio questa: portare il lettore a riflettere, continuamente, su ciò che sta leggendo, sul perché quel libro sia stato scritto e sulle conseguenze di quelle letture.
La si può amare, la si può odiare o si può restare indifferenti di fronte al suo stile: a me è capitato di tutto con i suoi romanzi.
Di questo però posso dire che non mi ha lasciata per nulla indifferente e che tutti i significati e le motivazioni che posso aver trovato leggendolo potranno essere facilmente riassunti in quel perfettissimo titolo: Amélie ha messo in scena Una forma di vita.

Autore: Amélie Nothomb
Editore: Voland - Collana Amazzoni
Pagine: 128
Prezzo: €14,00