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domenica 7 ottobre 2012

Avvistamento: E poi, Paulette... di Barbara Constantine

Numero 1 in classifica in Francia. 
Un’incantevole commedia di sentimenti e belle emozioni. 
Un romanzo lieve ma capace di far riflettere sul significato dell’amicizia e il dialogo tra le generazioni. 
Un successo sorprendente per un libro che ha commosso e fatto sorridere tantissimi lettori.

Ho già parlato in qualche altro post della mia passione per le autrici francesi, per quel nonsoche che rende le loro storie una sorta di favole che non hanno nulla di irreale, quel loro modo di usare le parole che riescono a toccare le corde giuste del mio cuore. E' come se mi sentissi connessa a queste donne grazie a qualche invisibile filo: se loro pubblicano, io devo leggere. E quando leggo, il mio mondo si riallinea, trova il suo equilibrio, si sente felice. Mi è accaduto anche l'anno scorso proprio con Barbara Constantine che, seppur di origini americane, ha acquistato il tipico savoir faire, o meglio savoir "écrire", francese colpendomi con quel gioiellino di Tom, piccolo Tom. Un romanzo di sole 200 pagine da leggere tutte d'un fiato. Dalla Fazi la Constantine fa il salto di qualità approdando all'Einaudi, sperando che questo passaggio possa darle la visibilità che merita, e raggiungerà le nostre librerie fra soli due giorni con E poi, Paulette... 
Inutile dire che io già ne sono innamorata!

E poi, Paulette
di Barbara Constantine

Trama:
Un romanzo per sorridere e sentirsi leggeri leggeri. per convincersi che una seconda chance è sempre possibile. basta alzare lo sguardo e tendere la mano. Qualcuno la afferrerà.
Ferdinand è un signore sui settanta che vive tutto solo nella sua enorme cascina in campagna. Figli e nipoti hanno troppi impegni... A lui resta il cane, un bicchierino ogni tanto, e un sacco di tempo libero. Un giorno Ferdinand, facendo visita alla vicina, scopre che il suo tetto è stato devastato da un nubifragio. Non ci dorme tutta la notte. Ma il mattino successivo si fa coraggio e invita Madame Marceline a trasferirsi da lui. Lei e tutti i suoi animali, ben inteso. A poco a poco la fattoria si riempie di fermento, agitazione, nuova vita. Perché dopo Marceline arrivano anche un amico di infanzia di Ferdinand rimasto vedovo di recente, due vecchine un po’ smemorate, uno studente di Agraria che rimette in sesto l’orto, e alla fine anche Paulette…


L'autrice:
Barbara Constantine è una sceneggiatrice francese di origini americane che ha lavorato, tra gli altri, con Robert Altman. Vive nella regione di Parigi. Alcuni suoi romanzi sono già usciti in Italia: La bella estate di Melie (Cairo 2009), Non dire gatto (Cairo 2010), Tom piccolo Tom (Fazi 2011).


Titolo: E poi, Paulette
Titolo originale: Et puis, Paulette
Autore: Barbara Constantine
Traduttore: Margherita Botto
Editore: Einaudi - Stile Libero Big
Pagine: 232
Isbn: 9788806213886
Prezzo: €17,00
Data di pubblicazione: 9 ottobre

martedì 3 luglio 2012

Recensione: La cavalcata dei morti di Fred Vargas

L'Armée Furieuse

Trama:
Qualcuno ha bruciato vivo nella sua Mercedes un vecchio magnate della finanza e dell'industria. Forse è stato un ragazzo di banlieu, ma Adamsberg non ci crede. Ha bisogno di prendere tempo. Ed ecco gli arriva, dai boschi della Normandia, un omicidio che sembra scaturire dal medioevo.
C'è un cadavere, sul sentiero dove da mille anni i prescelti vedono passare la Schiera furiosa. Ovvero la cavalcata dei morti, che trascinano con sé anche i vivi condannati a morire per i loro peccati. La giovane, luminosa Lina ha visto la Schiera.
È solo una visionaria, o le foreste normanne celano segreti piú spaventosi di una antica, cupa credenza?
«Fra i miei uomini, capitano, ce n'è uno affetto da ipersonnia che crolla addormentato sul piú bello, uno zoologo specialista in pesci, di fiume soprattutto, una bulimica che scompare per fare scorta di cibo, un vecchio airone esperto di leggende, un mostro di cultura che non si schioda dal vino bianco, e via di seguito. Non possono permettersi di formalizzarsi troppo.
- E lavorate?
- Molto».

L'autrice:
Fred Vargas è uno pseudonimo. L'autrice ha deciso di adottarlo in omaggio alla sorella gemella Jo, una pittrice che nelle sue opere si firma appunto Vargas (Vargas è il cognome del personaggio interpretato da Ava Gardner nel film La contessa scalza). È figlia di una chimica e di un surrealista. È ricercatrice di archeozoologia presso il Centro nazionale francese per le ricerche scientifiche (Cnrs), ed è specializzata in medievistica. Per cinque anni ha lavorato sui meccanismi di trasmissione della peste dagli animali all'uomo. Scrive ogni suo romanzo in ventuno giorni, durante il periodo di vacanza che si concede ogni anno. Rivede poi il testo per tre o quattro mesi, con il suo editor privilegiato: la sorella Jo. Scrive dall'85. Dal '92 ha pubblicato quasi un libro l'anno. È tradotta in 22 lingue ed è considerata l'anti-Patricia Cornwell. A tal proposito, ha dichiarato che «il poliziesco è una specie di favola, ironica o tragica o cerebrale. Non sopporto i gialli ultraviolenti che raccontano crimini complicatissimi (che nella realtà non esistono): un delitto è sempre semplice». Questo non le impedisce certo di dispiegare nei suoi romanzi una straordinaria visionarietà, unita a una capacità di indagine psicologica e alla passione per meticolose ricostruzioni ambientali.
Di Fred Vargas Einaudi Stile libero ha in catalogo finora: Io sono il Tenebroso (2000, 2003, 2006), Chi è morto alzi la mano (2002 e 2006), Parti in fretta e non tornare (2004 e 2006), Sotto i venti di Nettuno (2005 e 2008), L'uomo a rovescio (2006, 2008), Nei boschi eterni (2007 e Super Et 2008), L'uomo dei cerchi azzurri (2007), Un po' piú in là sulla destra (2008 e 2010), Un luogo incerto (2009 e 2011), Prima di morire addio (2010 e 2011), I quattro fiumi (2010), Critica dell'ansia pura (2010), La cavalcata dei morti (2011 e 2012) e le raccolte La trilogia Adamsberg (2009), che riunisce le prime inchieste del commissario, Scorre la Senna (2009), raccolta di tre racconti con protagonista il commissario Adamsberg, e I tre evangelisti (2010), che riunisce in un unico volume i romanzi Chi è morto alzi la mano, Un po' più in là sulla destra e Io sono il Tenebroso.
Nel 2012 Einaudi ha pubblicato, nei Super ET, la uniform edition comprendente le raccolte I casi dei tre evangelisti e I casi del commissario Adamsberg.

Recensione:
E' strano per me parlare qui nel blog di Fred Vargas e di un suo romanzo, perché è da anni una delle mie autrici preferite eppure non l'ho mai presentata qui a Cuore d'Inchiostro. 
Questo perché l'ultimo romanzo pubblicato in Italia risale a luglio 2011, quando il blog iniziava a muovere i primi passi, ma io mi sono decisa a leggerlo solo qualche giorno fa. Il mio ritardo non è da imputare alla mancanza di tempo o altre - deboli - scuse. L'unica motivazione era la certezza di sapere che dopo aver letto La cavalcata dei morti non avrei avuto più nessun romanzo della Vargas in attesa: insomma mi sarei sentita abbandonata al solo destino delle riletture, o alla speranza che la scrittrice ne pubblicasse al più presto uno in Francia e che l'Einaudi si sbrigasse a tradurlo in tempi brevissimi... Fantascienza, in pratica.
Qualche giorno fa la crisi di astinenza cominciava a farsi sentire insieme al bisogno di ritrovarmi a passeggiare lentamente al fianco di Adamsberg, seguendo il corso dei suoi apparentemente scollegati pensieri.
Solitamente sono una che odia i gialli. Nella letteratura, al cinema, in tv. Forse perché da piccola me ne hanno fatti sorbire fin troppi - quando c'era la moda dei vari Tenenti Colombo, Signore in giallo, Ispettori Derrick e chissà quanti altri ancora - al punto che "da grande" me ne son voluta liberare. Probabilmente affermare che li odio è esagerato, ma rende l'idea.
Ciononostante, là dove autori e registi contemporanei hanno fallito nel cercare di farmi appassionare al genere, la Vargas ci è riuscita nel giro di poche pagine. E continua a riuscirci con ogni suo romanzo che mi ritrovo a leggere.
Come quest'ultimo, La cavalcata dei morti.
Chi ha già letto la Vargas, conoscerà sicuramente il commissario Adamsberg e gli agenti che gli ruotano intorno. Incontreremo ancora una volta il suo vice Danglard, un pozzo di cultura che non riesce a star lontano dalla bottiglia; l'agente Violette Retancourt, una donna enorme, pratica ma delicata a cui il commissario affiderebbe la propria vita e quella degli altri; l'ingenuo Estalère, poco furbo, poco sveglio ma che riesce a portare il commissario sulla giusta strada attraverso la sua ingenuità; e poi ancora Mercadet e la sua ipersonnia, Froissy e la sua costante necessità di cibo, Veyrenc e il suo parlare per versi... e non mancherà il vicino di casa Lucio, col suo braccio fantasma accompagnato da un prurito altrettanto fantasma, e infine Zerk, new entry, degno figlio del commissario.
Basterebbe la sola presenza di questi straordinari personaggi a rendere il romanzo affascinante e a convincere i lettori a dargli un'occasione. Perché il giallo che prende luogo ne La cavalcata dei morti ha sicuramente il suo fascino e incuriosisce il lettore, ma mai quanto faranno i vari personaggi che sfilano nella storia. La Vargas ha un incredibile talento nel dipingere le persone, nell'approfondirle, nel dare al lettore la chiave per immaginarle, per comprenderle, per conoscerle a fondo. Di ognuno di esse scopriamo vizi e virtù , presente e passato, azioni e motivazioni: niente è lasciato in superficie, nessun personaggio è solo abbozzato. Abbiamo a che fare con delle persone vere e proprie: nessuno sarà l'eroe senza macchia, nessuno avrà l'intuito geniale, nessuno sarà il cattivo senza possibilità di redenzione. Ognuno darà il proprio apporto, tra errori e intuizioni, conducendoci verso un finale non così scontato.
Quattrocentoventi pagine di stile impeccabile: grandi assenti la banalità e la prevedibilità. La Vargas sa scrivere - merito va anche all'Einaudi che sa affidarsi a traduttrici eccellenti - sa descrivere, sa dipingere scene realistiche, creare dialoghi ironici, geniali, perfetti; sa dare alla storia un ritmo non incalzante ma adatto al respiro di Adamsberg, ai suoi tempi, ai suoi passi. Leggo il romanzo e mi sento uno dei personaggi tipici della scrittrice: accanto ai soliti, la Vargas sembra prevedere la nostra presenza, il nostro bisogno di determinate parole e atteggiamenti del noto spalatore di nuvole, la nostra curiosità non solo nei confronti della storia ma di tutti quegli amici da troppo tempo lontani.
Mi ritrovo alla fine del romanzo non sognante e neanche con gli occhi che luccicano. L'autrice non vuole illudere né commuovere il lettore, ma semplicemente vuole regalargli una storia vera, qualcosa che possa essere credibile, che possa apparirgli viva. Per farlo sentire vivo.
Tra tutti i suoi romanzi, La cavalcata dei morti non conquista il posto di mio preferito in assoluto (che invece va all'irresistibile Parti in fretta e non tornare, in cui Adamsberg fa la sua prima apparizione) ma merita quattro stelline e forse più e il privilegio di essere caldamente consigliato!


Titolo: La cavalcata dei morti
Titolo originale: L'Armée furieuse
Autore: Fred Vargas
Traduttore: Margherita Botto
Editore: Einaudi
Pagine: 432
Isbn: 9788806209759
Prezzo: €19,00
Valutazione: 4 stelline
Data di pubblicazione: 5 Luglio 2012




(Nel caso a qualcuno di voi venisse la voglia di comprarlo, ora il libro esiste anche nell'edizione economica Numeri Primi a 13€)

giovedì 22 marzo 2012

Recensione: La Bambina che diceva sempre di sì di Maud Lethielleux

Dis Oui, Ninon


Trama:
Le bambine adorano il papà, è cosa nota. Non fa eccezione Ninon, che a nove anni è in uno stato di perenne "fascinazione ammirativa" per il suo, un tipo piuttosto originale e fuori dagli schemi. Forse troppo: infatti la mamma non ha retto e lo ha lasciato.
E Ninon non ha avuto esitazioni: la sua casa è suo padre, vuole vivere con lui e aiutarlo a realizzare il sogno un po' folle di creare una piccola fattoria tutta sua. Comincia così una vita bohémienne, come piace a lei, in mezzo alla natura e in compagnia degli animali: l'inseparabile bastardino Raymond, il gatto Cucù, le caprette Pépite e Chocolat, che ha battezzato personalmente. Insieme, padre e figlia iniziano a costruire il loro mondo - a partire da una casa alquanto approssimativa -, vendono latte al mercato, dimenticano la scuola e le buone maniere, senza preoccuparsi dei benpensanti, né di Madame Kaffe, l'assistente sociale, che storcono il naso davanti alla loro capanna senza acqua né riscaldamento. È così bello vivere selvaggiamente con il papà. È una favola che Ninon si racconta, forse per distogliere lo sguardo da un mondo in cui gli adulti hanno smesso di amarsi, dove le parole hanno perso senso, dove le bugie sono cariche di rabbia. Una favola nella quale tutto ciò che conta è l'amore: quello di una bambina per suo padre e quello di un uomo per la libertà.
La bambina che diceva sempre di sì Maud Lethielleux è un romanzo pieno di tenerezza e poesia che racconta in modo fresco e irriverente l'universo degli adulti visto con gli occhi di una protagonista irresistibile, ingenua e saggia, candida e consapevole al contempo.

L'autrice:
MAUD LETHIELLEUX, 39 anni, è musicista, cantante e autrice di pièces teatrali. Ha lavorato e vissuto in Rajasthan, Israele, Transilvania, Australia, Nuova Zelanda e Bosnia. Con Frassinelli ha pubblicato Da qui vedo la luna, ispirato alla sua vita di strada.

Recensione:
Non so quanti di voi abbiano avuto la fortuna di ritrovarsi tra le mani "Da qui vedo la luna" (QUI) e dedicarsi alla sua lettura (resistendo alla tentazione di abbandonarlo dopo le prime estranianti pagine).
Quel libro per me è stata una rivelazione, un aprire gli occhi su uno stile nuovo, fresco, inizialmente difficile se non ostico, per poi trasformarsi in una narrazione fluida e incisiva.
Quel romanzo era il secondo romanzo scritto dalla Lethielleux: il primo, Dis oui Ninon, qui da noi in Italia non era ancora stato pubblicato, ma in Francia aveva già riscosso un gran successo.
Ecco che a febbraio arriva anche qui, pubblicato da Frassinelli col poetico titolo La bambina che diceva sempre di sì. Traduzione discutibile che sembra capovolgere il significato di quelle parole, ma non per questo condannabile.
Ninon è una bambina, adorabile, ingenua, affezionata al papà. Ha una sorellina che la adora, una mamma che ha scelto l'Altro e ha abbandonato il papà, un gatto e delle caprette. Queste pagine potrebbero essere il palcoscenico per una difficile situazione familiare: due sorelline sballottate tra un genitore e l'altro, tra due persone che non si comprendono né si amano più, due sorelline che si ritrovano improvvisamente a dover crescere troppo presto, troppo in fretta. E invece niente di tutto questo accadrà. Oppure sembra che tutto ciò che ho ipotizzato avvenga, ma in modalità e toni ben diversi da quel che si potrebbe immaginare.
Ninon riesce a rapportarsi al mondo dei grandi senza dover necessariamente perdere la sua infanzia: sa agire e reagire con forza e dolcezza, con spontaneità e ingenuità. Resta accanto al papà perché lui è il suo eroe e ha bisogno di lei. Perché il mondo del papà le è più vicino: non ha schemi, non ha regole. E' un mondo fatto su misura per lei, o almeno così crede. Niente potrà cambiare la sua fedeltà a quel papà troppo poco maturo, neanche il fatto di non aver un letto per dormire, un tetto sulla testa o qualcosa da mangiare. La bambina crede in lui, e questo basta a non far crollare il suo mondo.
Il romanzo è stupefacente. Ci mostra un mondo difficile attraverso i semplici occhi di una bambina: tutto è mediato da Ninon, e tutto viene trasformato dalla sua purezza. La narrazione stessa si adatta ai pensieri e ai desideri della bambina: raccontato in prima persona, è lei che ci guida nella sua vita. Attraverso immagini e espressioni che potrebbero appartenere a una bimba, ma che in realtà sono pensieri profondi, veri, ricchi di poesia.
Maud Lethielleux sembra prendere le parole e danzarci insieme, trasportando il lettore in un ritmo lento e malinconico. Si riemerge dalla lettura come svegliandosi da un dolce sogno: un po' commossi, un po' frastornati, col rimpianto che sia tutto finito.

Titolo: La bambina che diceva sempre di sì
Titolo originale: Dis oui, Ninon
Autore: Maud Lethielleux
Traduttore: Luciana Cisbani
Editore: Frassinelli
Pagine: 240
Isbn: 9788820051693
Prezzo: €18,50
Data di pubblicazione: 28 Febbraio
Valutazione: 4 stelline

lunedì 29 agosto 2011

Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì di Katherine Pancol

Les écureuils de Central Park 
sont tristes le lundi

Sai cosa bisogna fare nella vita, luv?
Bisogna amare. Con tutte le forze.
Dare tutto senza aspettarsi nulla in cambio. 
Così funziona.
E' una cosa talmente semplice che nessuno ci crede!
Quando ami qualcuno non hai più paura di morire, non hai più paura di niente...
Per esempio, da quando ci vediamo, da quando so
che ogni giorno ti incontrerò dopo la scuola, 
che ti fermerai o che mi passerai davanti salutandomi con un cenno della mano,
bé,,, sono felice! 
Per me già vederti è un momento di felicità. 
Mi fa venire voglia di alzarmi e di saltare... 
E' il mio modo di essere felice.
(n.d.r. non vi ricorda tanto la volpe del piccolo principe? quanta Francia si respira in queste pagine!)
Trama:
I personaggi di Katherine Pancol sono ancora affannosamente in cerca della felicità pur scansandola per mille, buone ragioni. Hortense, la sua sfacciataggine e la carriera che decolla, l'odio ostinato per i sentimentalismi e Dio sa quanta fatica per abbandonarsi all'amore. Shirley, un valzer serrato tra relazioni sbagliate che dura da troppo e ormai l'ha sfinita. E poi lei, Josephine. Timidezza incurabile e maglioni sformati. Che attraversa Parigi per prendersi cura di un fiore. Gary che non ha la pazienza di aspettare, Philippe che invece non fa altro, e infine Oliver - "faccia da re umile" - che fa l'amore come s'impasta del buon pane. Un girotondo di vorrei ma non posso che finalmente ha la forza di interrompersi: fare i conti con quello che è stato, farlo adesso e senza riserve, per afferrare un lembo di felicità. D'altronde, gli scoiattoli di Central Park insegnano: la felicità ci inganna e dura un istante. La domenica i turisti affollano il parco, ma il lunedì?

 L'autrice:
Katherine Pancol (Casablanca, 1954) giunge in Francia all’età di cinque anni. Dopo aver insegnato lettere classiche, è diventata giornalista, collaborando con «Paris-Match» e «Cosmopolitan». Per Dalai editore ha pubblicato Gli occhi gialli dei coccodrilli (2009) e Il valzer lento delle tartarughe (2010), i primi due volumi della trilogia best seller in Francia.

Recensione:
Arrivati al terzo volume della trilogia, lo si apre con circospezione, un po' intimiditi dalla mole, un po' spaventati perché si è coscienti che alla fine di quelle 750 pagine dovremo dire addio a quei personaggi che ci hanno tenuto compagnia per tanti giorni, che abbiamo iniziato a conoscere e ad apprezzare nonostante i difetti, quei personaggi che ci hanno detto tanto con le loro parole e i loro silenzi.
Abbiamo abbandonato i coccodrilli e strizzato un occhio alle tartarughe dando il benvenuto agli scoiattoli.
Gli scoiattoli di Central Park, felicissimi quando arriva il weekend perché c'è gente che li riempie di attenzioni, di foto, di cibo, perché non vengono mai lasciati soli e quando poi arriva il lunedì e non trovano nessuno, gli scoiattoli non capiscono quella solitudine, sono tristi, si sentono abbandonati
Anche il lettore diventa vittiima della stessa sindrome: sa che dopo questo volume verrà il lunedì e se nei giorni precedenti la Pancol ci ha riempiti di attenzioni, di parole, di storie, senza abbandonarci mai, ora sta per lasciarci... qual è la reazione dell'essere umano a questo pericolo?
Evitare che arrivi il lunedì.
Evitare di andare incontro alla felicità, se si corre il rischio poi di perderla; prolungare la straordinarietà seppur effimera di ciò che viviamo per non dover affrontare il vuoto della quotidianità...
E cosa pensate che accada in questo ultimo volume?
Che Joséphine abbia imparato la lezione e vada a prendersi finalmente Philippe senza se e senza ma??
Che Hortense abbia capito che l'amore conta e che tutti ne hanno bisogno, compresa lei, e che una volta per tutte le sue scelte dovrebbero essere guidate anche da quel sentimento?
Che ancora Joséphine si tuffi nella composizione del secondo romanzo senza paure?
No, no e no.
Le mille pagine precedenti non hanno annullato le paure delle due donne, non le hanno convinte ad andare a prendersi la loro vera felicità prima che questa scappi.
Aspettano che sia la felicità a bussare alla loro porta, e non è detto che le apriranno. Sono ancora decise a vivere in maniera triste, perché sono loro ad averlo scelto, piuttosto che rischiare una felicità che qualcuno o qualcosa potrebbe sottrarre, come accade agli scoiattoli il lunedì.
Non è il tipo di romanzo che mi piace riassumere, perché più della storia sono le sensazioni che questa comunica al lettore, le impressioni che se ne ricavano, il senso di perdita che si vive alla fine di quelle pagine, accompagnato da un senso di soddisfazione di aver assistito a una storia così piena e completa.

Autore: Katherine Pancol
Editore: Dalai Editore
Pagine: 768
Prezzo: €20,00



Booktrailer:

domenica 28 agosto 2011

Il valzer lento delle tartarughe di Katherine Pancol

Le valse lente des tortues

Il fuoco crepitava nel camino. 
I regali di Natale brillavano ammucchiati sul parquet ungherese a spina di pesce.
Si stavano formando due clan:
i grandi che attendevano solo la gioia di distribuirli, 
con la segreta speranza di aver fatto centro,
i giovani che aspettavano trepidanti la realizzazione dei sogni elaborati
nel segreto dei desideri notturni.
Alla leggera tensione dei primi faceva eco l'attesa ansiosa dei secondi,
che si domandavano se avrebbero dovuto dissimulare la delusione 
o se avrebbero potuto fare salti di gioia 
senza doversi sforzare.

Trama:
Sapere se davvero un coccodrillo dagli occhi gialli ha divorato oppure no suo marito Antoine, scomparso in Kenya, per Joséphine non è più importante. Grazie ai soldi guadagnati con le vendite del suo best seller, ha lasciato Courbevoie, nella banlieue parigina, per un appartamento chic nell’elegante quartiere di Passy. Invece sua sorella Iris, che aveva tentato di attribuirsi la scrittura del romanzo, ha finito con il pagare la follia del proprio inganno in una clinica per malati di depressione. Ormai libera, sempre timida e insoddisfatta, attenta spettatrice della commedia strampalata e talvolta ostile che le offrono i suoi nuovi vicini, Joséphine sembra alla ricerca del grande amore. Veglia sulla figlia minore Zoé, adolescente ribelle e tormentata, e assiste al successo dell’ambiziosa primogenita Hortense, che a Londra si lancia nella carriera di stilista. Fino al giorno in cui una serie di omicidi distrugge la serenità borghese del suo quartiere e lei stessa sfugge per poco a un’aggressione… Ancora una volta intorno all’irresistibile e discreta Joséphine gravita tutto un mondo di seduttori, carogne, imbroglioni ma anche di persone buone e generose. Ancora una volta la straordinaria penna di Katherine Pancol ci proietta in un vortice di eventi e personaggi all’affannosa ricerca di un senso nella inesauribile complessità della vita.

L'autrice.
Katherine Pancol (Casablanca, 1954) giunge in Francia all’età di cinque anni. Dopo avere insegnato lettere classiche, è diventata giornalista, collaborando con “Paris-Match” e “Cosmopolitan”. A Il valzer lento delle tartarughe – secondo volume della trilogia iniziata con Gli occhi gialli dei coccodrilli – segue Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì.
  
Recensione:
 Ho letto il secondo volume della trilogia senza mai staccarmi dal primo e da quello successivo. E' naturale che a questo punto, dopo le 520 pagine del primo, avvertissi un po' di stanchezza. Ma non credo di essere stata la sola.
Credo che anche la Pancol in questo volume abbia rallentato, tirato il freno a mano e si sia adagiata un po'. Se ci aveva regalato un inizio travolgente e scoppiettante, dove ad ogni pagina ci si aspettava tutta quella dose di vita e di realtà, raccontata incredibilmente bene, qui invece la situazione cambia un po'.
Personalmente mi ero talmente affezionata a Joséphine e al suo entourage di personaggi che niente mi avrebbe dissuasa dal continuarne la lettura per tutti e tre i volumi, però ho storto un po' il naso quando mi sono resa conto dell'espediente utlizzato dalla scrittrice per tenere alta l'attenzione e la curiosità del lettore.
Da romanzo (quasi) rosa qual era stato Gli occhi gialli dei coccodrilli, questo si tinge di giallo, di nero, con ben due misteri da risolvere e un assassino a piede libero.
Ho trovato questo aspetto, così come l'inserimento di nuovi personaggi, i condomini dell'edificio in cui si trasferisce Joséphine con le figlie, un po' forzato, come se ci fosse bisogno di altra carne a cuocere per non deludere i lettori.
Il piacere di leggere la storia della nostra protagonista fortunatamente non cala. Joséphine inizia a vivere la propria vita alzando la testa, finalmente, anche se sempre più spesso si frena, non riesce a buttarsi a capofitto come vorrebbe, come dovrebbe.
Qui quegli occhi gialli che osservano sono scomparsi, lasciando il posto alle piccole tartarughe.
Ogni scelta, ogni novità accade lentamente, frutto di un lungo processo. Josephine non riesce a tuffarsi nella vita, ci va piano, coi piedi di piombo, per ogni passo avanti che fa, ce ne sono almeno tre indietro. 
E il romanzo diventa un valzer, che prende il suo ritmo seguendo la nostra protagonista nelle sue insicurezze, nei suoi dubbi, nel suo amore non rivelato né accettato, un valzer che lei ad un certo punto decide di danzare per poi fermarsi e tornare a sedersi, tornare nella sua immobilità, continuando a danzarlo solo nei suoi sogni...
Se vuole qualcosa, Joséphine non ha la forza né la velocità per andarsela a prendere. Aspetta, rimugina, si alza, fa un passo, torna seduta, ci riprova... La sua vita è un valzer costante che prima o poi dovrà trasformarsi in un ritmo più deciso.
Il giallo, gli omicidi, i misteri non appartengono a questa storia: sono solo un contorno. Unica protagonista è lei, e tutti gli altri personaggi sono i suoi partners di danza, che prendono consistenza di volta in volta nel rapporto con lei. Ci sarà chi la farà andare più veloce, chi la rallenterà, chi la farà andare a tempo.
Un romanzo fatto di piccoli passi.

Autore: Katherine Pancol
Editore: Dalai editore
Pagine: 602
Prezzo: €11,90
 

Gli occhi gialli dei coccodrilli di Katherine Pancol

Les yeux jaunes des crocodiles

Joséphine avrebbe vooluto sospendere il tempo,
impadronirsi di quel momento di felicità e mettelo in bottiglia.
La felicità, si sa, è fatta di piccole cose. 
La aspettiamo sempre con la maiuscola, e invece ci viene incontro
su due gambette fragili e può passarci sotto il naso
senza che ce ne accorgiamo. 
Quella sera lei la afferrò e non la lasciò più andare. 
Guardando dalla finestra vide il cielo stellato e alzò il bicchiere
per brindare alle sue stelle.

Trama:
Questo romanzo si svolge a Parigi. Eppure si incontrano coccodrilli. Questo romanzo è la storia di una menzogna. Ma anche una storia di amori, di amicizie, di tradimenti, di denaro, di sogni.
Questo romanzo è pieno di lacrime e sorrisi. Questo romanzo è la vita.

La prima è bella, ricca e vive un matrimonio in apparenza felice; la seconda è stata abbandonata dal marito e deve fare i conti con due figlie da crescere e una serie infinita di difficoltà finanziarie. Anche i loro sogni sono differenti: Iris spera in una brillante carriera da sceneggiatrice, Joséphine vuole affermarsi come studiosa di storia medievale. Ma le loro esistenze subiscono un’imprevista trasformazione. Durante una cena, Iris conosce un editore e gli fa credere, per darsi un tono, di essere alle prese con la stesura di un romanzo, restando però preda della propria bugia. Davanti all’offerta dell’uomo di pubblicarlo, si rivolgerà alla sorella chiedendo la sua complicità per scriverlo: l’una intascherà il successo, l’altra il denaro. In un crescendo di tensioni, il destino riserverà alle protagoniste incredibili sorprese, soprattutto quando il libro diventerà un best-seller. Una girandola di eventi che si susseguono fino all’ultima pagina, esplorando le pieghe più intime della natura umana, in special modo quella femminile. Su tutto, l’orgoglio di non cedere mai né al vittimismo né allo sconforto, nonostante le ferite e i dolori. Perché ognuno ha la sua stella da inseguire, gialla e brillante come gli occhi dei coccodrilli che osservandoci e scrutando le nostre paure, le illusioni e le ossessioni, illuminano la via per raggiungere la felicità. 

L'autrice:
Katherine Pancol (Casablanca, 1954) giunge in Francia all’età di cinque anni. Dopo avere insegnato lettere classiche, è diventata giornalista, collaborando con “Paris-Match” e “Cosmopolitan”. A Gli occhi gialli dei coccodrilli fa seguito Il valzer lento delle tartarughe, il secondo volume della trilogia che si conclude con Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì

Recensione:
Come rinunciare alla mia passione per le scrittrici francesi, quando la Pancol mi offre su un vassoio d'argento non uno ma ben tre romanzi, e dalla mole sostanziosa?
Non mi sono immediatamente tuffata su di loro, perché avevo bisogno di leggerli uno dopo l'altro, senza interruzioni, avevo bisogno di immergermi in un'atmosfera francese per un tempo prolungato.
E la Pancol mi ha regalato davvero dei bei momenti, grazie alle sue pagine ironiche, leggere, piene di vita.
Ho vissuto questa storia in maniera totale da non riuscire a separare nettamente i momenti che appartengono all'uno o all'altro volume, e mi è stato difficile separare i commenti ai tre, ma ci proverò.
I primi complimenti vanno necessariamente a questo primo libro della trilogia, per aver saputo creare dei personaggi così reali e così energici, da aver sollecitato il mio animo di lettrice a interessarsi a loro, a interrogarsi su di loro, a seguirli, necessariamente, per i libri successivi.
Gli occhi gialli dei coccodrilli è stato uno dei miei libri da spiaggia e ombrellone di questa estate.
Che ci fosse il solleone o che tirasse un vento forte, io restavo lì ad assaporare quelle pagine che sembrava non finissero mai e che invece sono volate via troppo presto.
E' la storia di Joséphine, ricercatrice universitaria medievalista, sposata con Tonio e con due figlie, Hortense e Zoé. La quotidianità viene immediatamente rovesciata da Tonio, che la lascia per un'altra donna e per un lavoro in Africa: un allevamento di coccodrilli.
La storia (e la vita) di Joséphine è questa: un lavoro che paga poco, una figlia che non la stima, una sorella che ha sempre approfittato di lei e della sua debolezza, una mamma che non sembra averle mai voluto bene. Accanto a lei c'è Shirley, l'amica inglese della porta accanto, che sembra nascondere qualche segreto.
Joséphine non è solo il ricettacolo di tutte le disgrazie che la vita può regalarti: Joséphine è anche una scrittrice, pur non sapendo ancora di esserlo, è una donna innamorata, è un'amica leale, una mamma che farebbe di tutto per le figlie.
Cosa distingue questa storia dalle tante altre simili che si trovano negli scaffali di tutte le librerie?
La Pancol ha creato un mondo di personaggi che dopo qualche pagina diventano persone. Ha dato personalità, una storia, un passato e dei sogni a ognuno di loro tanto da renderli credibili, reali, renderli come noi.
Ha creato un romanzo dove ci si sente addosso costantemente gli occhi dei coccodrilli. Niente sfugge a quello sguardo, neanche di notte.
Gli inganni non avranno vita lunga, le scelte sbagliate sembreranno amplificate davanti a quegli occhi, i ricordi rimossi non potranno che tornare a galla. Il coccodrillo non perdona: se ti individua, non ti mollerà più. Sembra ci siano un paio di occhi apposta per ogni personaggio. E così la scelta di Joséphine di acconsentire a scrivere il libro per la sorella, di nascondere alle figlie la morte del padre, di innamorarsi di un uomo ma senza avere il coraggio di provarci, di rassegnarsi al trattamento a volte cattivo a volte indifferente della madre non potranno durare a lungo.
Quegli occhi gialli scoprono ciò che non va e inducono a rimediare agli errori, anche se il rischio è di affogare.
Joséphine non affoga, ma sembra tornare a galla più forte che mai. 
Alla fine del romanzo i nostri occhi non resteranno completamente asciutti e il nostro buon senso critico sarà andato a farsi una passeggiata lontano da noi: il romanzo ci è piaciuto, forse anche di più, e non possiamo che continuare a seguire la Pancol, cercando di immaginare dove ci porterà la prossima volta. 

Autore: Katherine Pancol
Editore: Dalai Editore
Pagine: 524
Prezzo: €11,90

venerdì 24 giugno 2011

Avvistamento: Tom Piccolo Tom di Barbara Constantine

“I miei libri sono scritti perché la gente possa ridere; non concepisco la vita senza il riso”.
Barbara Constantine 


Non so se ho mai parlato di una mia passione particolare per un particolare tipo di libri.
O forse più che di libri dovrei parlare di scrittori.
O meglio ancora di scrittrici.
Ho una passione smodata per le scrittrici francesi contemporanee. Non è facile trovare le loro opere tradotte qui in Italia, spesso sono snobbate o passano in secondo piano rispetto alle loro colleghe d'oltreoceano...
eppure io trovo le loro opere così charmantes, così originali e particolari che non posso farne a meno.
Ecco che sul fantastico sito 10righedailibri ho adocchiato questo romanzo, e ne ho immediatamente scaricato le prime pagine.
Inutile dire che mi ha immediatamente affascinata.

Eccolo qui:


Ci si immerge in questo romanzo con delizia, ridiamo, ci emozioniamo e, chiudendolo, siamo pervasi da una sensazione di benessere.
Le Figaro


Trama:
Un bambino di undici anni e sua madre di venticinque vivono nella campagna francese in roulotte. Joss è una madre troppo giovane e non ha tempo per occuparsi del piccolo Tom: la sera esce, va a ballare e si innamora sempre di ragazzi sbagliati. Tom, figlio, amico, compagno di vita, è invece un ragazzino che ha imparato per necessità di essere autonomo, a trascorrere le serate in solitudine, a correggere il francese della madre che studia per prendere la maturità. Tom piccolo Tom racconta un universo di fatiche, indigenza e mancanza di sicurezza, ma allo stesso tempo di piccole fortune (e virtù), di quelle gioie che possono restituire il gusto di un’esistenza leggera.

L'autrice: 
Barbara Constantine, sceneggiatrice francese di origini americane, ha scritto per registi quali Robert Altman e Cedric Klapish. Questo è il suo terzo romanzo, dopo La bella estate di Melie e Non dire gatto…







Hanno detto dei suoi libri:
- “Barbara Constantine può essere considerata l’erede di Raymond Queneau”.
Le Nouvel Observateur

- “Barbara Constantine scrive con l’ironia benevola di chi è in cerca d’amore”.
Le Monde

- “Una dose concentrata di vitamine per illuminare la vita! Felicità e piacere… cose di cui si ha assolutamente bisogno adesso per un cambiamento positivo”.
Bookseller

- “Barbara Constantine scrive con cristallina chiarezza ed è piena di poesia per la vita semplice”.
Elle

Potete leggere un estratto del libro  
 
 Titolo: Tom Piccolo Tom
Autore: Barbara Constantine
Editore: Fazi Editore
Pagine: 208
Prezzo: €14,90

giovedì 9 giugno 2011

Da qui vedo la luna, di Maud Lethielleux



D'où je suis, je vois la lune


Comincio a usare delle parole nuove, appunto come questa "indesiderabile", oppure "inevitabilmente",
o parole più simpatiche che non si dicono davvero.
In effetti non avevo mai pensato che una parola fa un mucchio di cose tutte insieme. 
Prima di tutto, dice qualcosa, spiega un'ipotesi, ma in più fa un suono, o due, o tre, e delle volte quando la metti di fianco a un'altra fa come una canzone, sono quelle che io chiamo le parole innamorate, 
tu le metti una accanto all'altra e loro si sommano per dare bellezza a quella che gli sta vicino, o semplicemente senso, danno esistenza al loro coniuge. 



Trama:
Moon ha diciannove anni, un animo ingenuo e uno sguardo incantato sul mondo. Ha scelto di vivere per la strada perché vuole essere se stessa, libera - diversamente dalla gente che osserva passarle accanto - e addormentarsi la sera su un suo cartone privato da cui può vedere la luna, tra un lampione e la bottega di una fiorista. La chiamano "la piccola venditrice di sorrisi" ed è così che si guadagna quel minimo che le serve per campare. Sì, perché a lei e all'inseparabile cagnolina Comète basta poco; il calore, nelle gelide nottate dell'inverno cittadino, glielo regalano i suoi amici senzatetto, Suzie e Michou con il loro carrello del super, i punk migratori con le creste colorate, e Fidji, il suo grande amore, "bello come un angelo della notte". È per lui che Moon inizia a scrivere un romanzo, su un bloc notes sgraffignato in edicola. E poi c'è Slam, appena uscito di prigione, avaro di parole ma con un cuore immenso. Slam che ama tutto quel che Moon mette sulla carta e che ha una certezza: un giorno, lei ce la farà a prendersi la luna. Raccontato da una protagonista che ha tutto lo charme e il candore di Amélie Poulain, un romanzo tenero ed emozionante, una storia di amore e di amicizia piena di speranza, e di inguaribile, gioiosa fantasia.



L'autrice:
Maud Lethielleux, musicista, regista e scrittrice, ha percorso il mondo dall'Asia alla Nuova Zelanda. Il suo primo romanzo, Dis Oui Ninon, uscito nel 2009 in Francia, è diventato un caso editoriale. In Italia sarà pubblicato da Frassinelli nel 2012.

Recensione:
Leggo le prime pagine e il mio primo istinto è di abbandonare il libro.
So con certezza che non arriverò alla fine. Lo stile non mi piace tutte: troppe frasi sparse, apparentemente senza senso, troppe parole mozzate, troppi pensieri che non mi apparterranno mai.
Mi sono già estraniata: comincio a vedere quante pagine mancano alla fine (praticamente tutte, ne ho lette solo 3), inizio a distrarmi, dò uno sguardo alla trama  - nonostante non sia il mio stile - sperando di trovarci qualcosa che m'interesserà, lancio un'occhiata all'autrice ma non trovo nulla che mi convinca a non mollare.
Il punto è che non posso certo arrendermi alla terza pagina, perciò mi impongo di continuare, non so ancora per quanto, quel tanto che basta per farmi intuire che qualcosa cambierà.
Ed è accaduto.
Ho bevuto questo libro in poche ore e l'ho completamente adorato: altro che incertezze delle prime pagine, questo romanzo è davvero Grande.
Moon è una ragazzina che vive per strada con la sua cagnolina Comète, dorme sui cartoni, non si toglie gli abiti da anni perché ormai non si lava più, ha amici che fanno la sua stessa vita, ha un ragazzo, Fidji, che spesso scompare,  non sopporta quelle persone che tentano di aiutarla offrendole un tetto o del cibo.
Il suo tetto sono le stelle, le pareti sono i rumori e il cibo non è mai stato un problema.
Ci si aspetterebbe di trovarsi di fronte una persona dal carattere duro, arrabbiato, egoista, una ragazza cresciuta troppo in fretta...
Non è così.
Moon parla il gergo della strada, non sarà di certo educatissima ma sa essere una persona dolce. Adorabile con la sua cagnolina, profondamente innamorata del fidanzato, che si ostina a chiamare amorino facendo sorridere il lettore e facendogli continuamente ricordare che la protagonista non è una donna, ma ancora una ragazzina.
Una ragazzina che ha pensieri umani e amorevoli: non è disgustata dalla vita, la sua vita le piace. E vuole viverla.
Una ragazzina che deciderà di fare un regalo speciale per natale al suo fidanzato, decisione che le cambierà la vita.
Idea geniale: ruba un taccuino, si procura delle bic e inizia a scrivere la storia di Fidji, attraverso i ricordi che il ragazzo ogni tanto le racconta. Entro natale, avrà terminato il romanzo.
Ma mentre scrive, tutto cambia. Fidji non è più il protagonista, viene sostituito da una ragazzina, che va in giro col padre e con un cane, omaggio alla piccola Comète.
Le parole prendono forma nella testa di Moon, e al contempo acquistano un aspetto nuovo e migliore anche quelle del romanzo che noi lettori stiamo leggendo.
Le frasi spezzate e le parole mozzate iniziano a diventare lunghi periodi, la lettura diventa sempre più interessante.
Moon acquista spessore, identità, diventa un'amica.
Non sapremo mai nulla del suo passato, possiamo solo immaginare qualcosa attraverso i - pochi - ricordi che decide di condividere con noi, perciò ci ritroviamo a sperare nel suo futuro, a credere con lei e più di lei, a desiderare quel cambiamento di cui lei ha tanta paura.
Non possiamo far a meno di pensare che ciò che abbiamo letto non sia frutto di immaginazione, ma sia una storia vera. 
Andiamo alla ricerca di notizie sulla scrittrice e scopriamo proprio ciò che avevamo sentito: la Lethielleux a 17 anni si è innamorata di un vagabondo, ha deciso di seguirlo, abbandonando scuola e genitori, scegliendo la vita tra i cartoni, per ben due anni. Da quella esperienza è nato il suo primo libro, Dis oui Ninon, che ha riscosso grandissimo successo in Francia e non vediamo l'ora che venga pubblicato anche qui da noi.  
Da qui vedo la luna è una storia lieve, che in maniera discreta si insinua nella nostra mente e non ci abbandona, una storia forte, che continua a far parte di noi anche dopo che quel libro è stato chiuso e riposto nello scaffale.
Non riusciremo a liberarci facilmente di quelle parole, di quelle sensazioni...



Autore: Maud Lethielleux
Editore: Frassinelli
Pagine: 288
Prezzo: €17,90



martedì 26 aprile 2011

Penelope non ne può più, di Lisa Klimt



Toutes des Pénélopes!



Oh, Penelope... 
regina fondatrice della condizione femminile. Aspettando Ulisse davanti alla tua interminabile
opera sei diventata un mito, un esempio per tutte noi. 
Ti immagino mentre infili l'ago nella tua grande tela. 
E, rattoppando un buco, verso una lacrimuccia e grido:
"Ma che cazzo sta combinando Ulisse?"

Trama:
A chi somiglierebbe la Penelope di Ulisse se vivesse ai giorni nostri? A tutte le donne naturalmente!
Certe storie si ripetono attraverso i secoli. Come per esempio quella di Stéphanie, vittima della "maledizione di Penelope". La nostra eroina nella vita ha tutto quello che serve: è bella, ha un lavoro invidiabile in una prestigiosa casa editrice, un appartamento nel cuore di Parigi e tante amiche che si prendono cura di lei. Ma un filo misterioso la lega a un'epoca antica e a quella sposa modello che attendeva pazientemente il ritorno del suo Ulisse. Rispetto ai tempi di Omero, sembra che siano cambiati solo gli accessori: al posto del telaio Stéphanie inganna il tempo con il telecomando, mentre il suo Ulisse - fotografo di moda - va in giro per il mondo con uno stuolo di modelle. Aspettando che lui si faccia vivo, lei se ne sta tutta la sera sul divano davanti al televisore. A farle compagnia c'è solo Telemaco, il molesto cagnetto che il fedifrago le ha regalato per il loro anniversario. Finché un fatale incontro con un uomo a metà tra Brad Pitt e George Clooney, forse inviato da Zeus in persona, muterà il destino di Stéphanie, trasformandola nella vendicatrice di tutte le penelopi. Passate, presenti e future.

Autrice:
Nel web non si trovano notizie sull'autrice oltre a quelle rinvenute in quarta di copertina. anche cercando nei motori di ricerca francese, nessuno ci racconta altro sulla scrittrice né ci mostra qualche immagine...  queste le uniche informazioni: Lisa Klimt come la protagonista del romanzo, lavora in una casa editrice. Vive a Parigi con il suo compagno (ovviamente bello come un dio greco) e il suo cane, che l'hanno ispirata a scrivere questo romanzo.

Recensione:
Copertina frizzante, colori allegri, disegnini che attirano l'attenzione uniti a un titolo che fa immediatamente scattare una domanda dopo l'altra: chi è Penelope? Perché è così stufa? Cosa le è accaduto? ...e se fossi io, Penelope?
Avverto l'urgente bisogno di dare voce a quelle risposte, di dare un volto a questa misteriosa Penelope sperando che non sia davvero il mio, di ritrovare quei bei colori della copertina nella storia che leggerò. 
La prima risposta la cerco nel titolo originale: sono una lettrice che non ama soffermarsi troppo su trame e quarte di copertina (lo so, lo so, lo dico sempre... prima o poi deciderò di non dirlo più!) ma che sente l'assoluta necessità di conoscere il titolo originale di un'opera per iniziare a entrarci dentro... "Toutes des Pénélopes!": oddio, lo sapevo, ci sono anche io in questa storia, sentivo che sarebbe accaduto. 
E così vado incontro a Penelope come fosse una mia vecchia amica, come fosse una mia vecchia me, e mi lascio raccontare delle attese di fronte a una tela, o forse tele(visione)?, di un Ulisse sempre assente, con accanto un Telemaco un po' meno figlio un po' più terribile cane, accompagnata dal favore  -  a volte - delle amiche dee ma anche da qualche temibile personaggio nefasto. 
Penelope, nella vita Stéphanie, è una giovane donna che non riesce a reagire al compagno che la tradisce perché pensa di essere colpita, come la maggior parte delle donne, dalla maledizione di Penelope... la stessa maledizione di cui la mamma è stata vittima per tutta la vita. E non rinuncia al suo ruolo di donna tradita, messa da parte, trascurata perché crede che l'amore per Ulisse possa giustificare tutto. 
Ma quel mondo che la ragazza vede e comprende attraverso la mitologia le porterà presto nuove risposte, nuovi dei da ammirare o da temere, un nuovo Olimpo da conquistare. Fino a comprendere che le vesti di Penelope le stanno strette, e che ogni donna può trasformarsi in una stupenda e indipendente Psiche... sempre che incontri l'amore!

Ho un debole per le scrittrici francesi, perchè sembra guardino la vita da un punto di vista diverso dal mio eppure è proprio quel punto di vista che mi serve per poter osservare, comprendere, accettare ciò che fino a quel momento avevo trovato incomprensibile, inaccettabile, inammissibile. Lisa Klimt non si allontana dalle sue connazionali. Ci racconta una storia semplice e leggera, una storia che potrebbe sembrare poco originale se ci si limita alla trama (ok, l'ho letta la trama: ma solo a fine romanzo!). La sua bravura  è averla resa frizzante, giocando sulla mitologia, trasformandola in una storia universale, e rendendo i lettori - o forse meglio le lettrici - tutte possibili protagoniste delle sue parole. Toutes des Pénélopes!




Titolo: Penelope non ne può più
Autore: Lisa Klimt
Editore: Sonzogno Editore
Prezzo: €18,00

venerdì 5 novembre 2010

Cécile Il futuro è per tutti (Vive la République)

Cécile Barrois è una giovane maestra alle prese con il suo primo giorno di scuola, in prima elementare.
E' una ragazza timidissima, che a stento riesce a spiccicare due parole di seguito con qualsiasi altra persona con cui si trova a contatto.
Allora cos'è che pensa il lettore???
E' una storia su quella maestra insicura che avrà a che fare con una classe indisciplinata e turbolenta, ma alla fine ne uscirà cambiata e cresciuta.
E quando ti metti comodo perchè sai già la direzione che il racconto prenderà, ti accorgi all'improvviso che il tono è un altro, che i bambini sono adorabili, che Cécile continua ad essere timidissima quasi fino alla fine e che veri protagonisti della storia sono una famiglia di Ivoriani.
Non Cécile, come recita il titolo italiano. Ma un po' tutti, o forse ancora di più l'intero paese, come da titolo francese (Vive la République).
Un particolare che mi è piaciuto, indipendentemente dalla storia che ho adorato: all'inizio i nostri occhi sono quelli di Cécile. Quando arriva a scuola e fa la conoscenza del direttore, noi lo vediamo come una persona non del tutto raccomandabile... ma è Cécile che si spaventa per nulla, e noi con lei. Perchè quando anche lei apre gli occhi, anche noi capiamo tutto.
 Nella scheda a questo libro l'età consigliata è 11 anni.
Credo sia fuorviante. Sono sicura che i bambini possano leggerlo e capirlo, ma credo che una lettura del genere sia più necessaria per gli adulti.
La Murail sì che ci sa fare. Prende un problema di quelli più sentiti (l'integrazione razziale) e lo inserisce in un contesto così quotidiano e semplice che alla fine la soluzione non può che essere quella da lei proposta.
E' un lieto fine, il suo, per tutti i personaggi presenti... un lieto fine che spesso fa storcere il naso agli adulti che leggono, perchè pensano sempre che la realtà
non sia così.
E se invece lo fosse? Se Invece avesse ragione proprio lei?? 


Titolo: Cécile, il futuro è per tutti
Autore: Marie-Aude Murail
Editore: Giunti
Prezzo: €10,00

giovedì 4 novembre 2010

MIO fratello Simple

Parlare di certi argomenti può sempre essere difficile e ci vuole delicatezza.
E la Murail ha saputo descrivere in maniera così dolce questa storia su Simple, ragazzo di 23 anni ritardato mentale, che anche quando lui stesso si affibbia l'aggettivo idiota, non possiamo che sorriderne.
Avrebbe potuto essere un romanzo difficile se ci si fosse concentrati sull'abbandono del ragazzo da parte del padre, ma è bello che l'autrice invece si sia concentrata sull'amore del fratello adolescente e di tutte le persone che si ritrovano a vivere con Simple.
Commuove, fa sorridere, fa stare bene



 Marie-Aude Murail è una scrittrice francese ben nota nel suo paese, con all'attivo una vastissima produzione che purtroppo qui in Italia non è mai (o ancora??) arrivata. I suoi destinatari sono sopratutto i giovani. Ha scritto alcune serie, ha all'attivo die romanzi fantastici e infine ci sono quelli che sono giunti fino a noi in Italia: Oh, boy! Cecile, Il futuro è per tutti e Mio Fratello Simple.

Quello che adoro di questa scrittrice è la sua capacità di affrontare determinati temi (in questo caso un ritardo mentale, in altri casi l'omosessualità o l'aborto) non in maniera drammatica ma risolvibile.
La letteratura deve mostrare una strada, deve essere d'esempio e non deve necessariamente dipingere una realtà negativa. E, finalmente, posso dire che adoro chi la pensa così!
Leggete di Simple, fate amicizia con lui e sentitevi attratti da questa persona che forse non vi avrebbe suscitato interesse in altri contesti...
E tifate come me per la Murail e per i suoi romanzi!!

Titolo: Mio fratello Simple
Autore: Marie-Aude Murail
Editore: Giunti
Prezzo: €10,00