lunedì 18 aprile 2011

La calligrafia come arte della guerra di Andrea Tarabbia





Mentre iniziavo a leggere i primi finalisti al Premio Strega, è giunta la nuova comunicazione che dei 19 finalisti erano rimasti solo 12. Il mio dispiacere è stato immenso, quando ho scoperto che il libro che stavo leggendo, assaporandolo lentamente per poterlo custodire poi nei miei ricordi senza dimenticarlo, è stato tristemente escluso...
Purtroppo il mio amore per una lettura non serve a far vincere un premio Strega, ma può servire a rendere questo romanzo forse un po' più visibile di quanto sia stato finora, perchè La calligrafia come arte della guerra di Andrea Tarabbia, ed. Transeuropa, è un romanzo che merita di essere letto. 


 "Ma perché vanno proprio sulla luna? Chiedo. 
Vanno sulla luna perché la luna è il posto dove risiede l'anima degli uomini buoni: noi siamo fatti di corpo, che ci è dato dalla terra, di intelligenza, che ci è data dalla luce del sole, e di anima, e quella ce la dà la luna."

Trama: In una scuola posta al confine tra due stati in guerra, alcune bambine imparano "l'arte del messaggio, della disciplina e dell'amor patrio" calligrafando messaggi bellici sopra le testate dei missili. Sono orfane di una guerra di cui non si vede la fine, e le guida un maestro di calligrafia dal passato oscuro, Horatio. Sotto la scuola e la città che la ospita - il cui nome non è mai rivelato - c'è una seconda città speculare alla prima e le cui pareti sono dipinte di vernice al fosforo. Come in una spietata partita a scacchi, gli abitanti della città attendono la prossima mossa dell'avversario: un missile inoffensivo, che una notte porta al di qua del confine un misterioso messaggio. Il compito di interpretarne il contenuto è affidato a Horatio, ma non tutto andrà come dovrebbe.

L'autore: Andrea Tarabbia (Saronno, 1978), russista di formazione, è ricercatore presso l’Università di Bergamo. Con la Fondazione Mondadori ha curato la mostra e il catalogo Copy in Italy. Autori italiani nel mondo dal 1945 a oggi (Fondazione Mondadori/ Effigie 2009). È curatore di La lotta per nascere. Nove tesi su Antonio Moresco (Effigie 2010). Scrive sulla rivista «Il primo amore». Suoi articoli sono comparsi anche su «Liberazione», «Gli altri», «Nazione indiana».

Recensione: Iniziare a leggere questo libro induce immediatamente il lettore all'isolamento. Tutto ciò che c'è intorno a noi si spegne, ogni rumore si attutisce e ci si sente immediatamente parte di quel mondo che ci sembra così uguale al nostro, ma diverso in maniera inquietante; di quel tempo che sembra così vicino a noi, ma così indeterminato. Iniziare questa lettura provoca un'ondata di sensazioni: gradevoli, sgradevoli, familiari, fastidiose. 
Come reagire?
- abbandonando il romanzo insieme a quel senso di scomodità che porta con sé; 
- continuandolo, provando a capire le motivazioni, le conseguenze, le possibilità di affrontare ciò che non capiamo.
L'inizio non procede scorrevole: troppo lente le parole, troppo tempo per comprendere dove l'autore mi vuole portare... Quando poi ad un certo punto il ritmo diventa incalzante, veloce, velocissimo e non è più possibile staccarsene.
La storia si divide in due parti, la prima ambientata nella città di "sopra", che vive nella paura di una guerra in corso, di un possibile bombardamento, dove comuni cittadini, soprattutto ragazzine, danno il loro contributo imparando l'antica e complicata arte della calligrafia, con le sue regole, le sue verità, i suoi codici. L'atmosfera nella città e nella scuola è tanto irreale quanto ordinaria: persone abituate a svolgere quei compiti come se la vita fosse tutta lì, eppure si avverte tra le righe un'inquietudine diffusa. Ognuno aspetta l'inevitabile. 
E quell'inevitabile non si fa aspettare troppo, costringendo, come sua conseguenza, i cittadini a vivere nella città di "sotto", dove non c'è cielo, non c'è sole, non c'è aria... 
Se all'inizio aleggia inquietudine, ora prevale un senso di vera e propria claustrofobia. 
Non sto qui a raccontare il resto della storia, che va assaporata parola per parole senza tralasciare nulla. Sto qui a dire che in questa storia io ci ho trovato un romanzo da non sottovalutare (che non meritava certo l'esclusione dal premio strega). In alcuni momenti mi ha fatto sentire la stessa angoscia che ho provato leggendo Cecità di Saramago, in altri momenti la stessa ribellione che io lettrice ho provato nei confronti di Non lasciarmi di Ishiguro. Tarabbia sa scrivere e sa trasmettere. E le sue parole stanno lì per far riflettere, per non far evadere il lettore ma per farlo restare, per farlo decidere, per farlo agire.




Titolo:  La calligrafia come l'arte della guerra
Autore: Andrea Tarabbia
Editore: Transeuropa
Prezzo: €16,50

martedì 12 aprile 2011

Rassegna Premio Strega!

Eccoci giunti all'appuntamento consueto, in questo periodo, col Premio Strega. 
Appena vengono pubblicati i candidati al Premio, la mia curiosità schizza alle stelle, vorrei poter essere anch'io a poter decidere chi lo meriterà, vorrei poter aver letto tutti i candidati e pronunciarmi al riguardo. 
Perciò, quest'anno, ho pensato di dedicare i prossimi post del blog ai libri candidati. Un posto per ogni libro. 
I romanzi che ho avuto la possibilità di leggere verranno anche recensiti (e ringrazio le case editrici che hanno aderito con entusiasmo al progetto!), mentre per gli altri cercherò di redigere una scheda di presentazione. 

Ma ora, per iniziare, qualche cenno alle origini del Premio Strega:
Il Premio Strega è un riconoscimento che viene assegnato annualmente a un libro edito in Italia tra il 1° maggio dell'anno precedente e il 30 aprile dell'anno in corso. Dal 1983 è organizzato e gestito dalla Fondazione Bellonci.
Il Premio è stato creato nel 1947 all'interno del salotto letterario di Maria e Goffredo Bellonci, con il contributo di Guido Alberti, proprietario dell'omonima casa produttrice del Liquore Strega al quale il premio è intitolato e che ancora sponsorizza la manifestazione.
Inizialmente erano i suoi frequentatori, chiamati  Amici della Domenica ad eleggere il vincitore del Premio.
Nel dopoguerra, il salotto Bellonci e il Premio rappresentavano il primo tentativo culturale di tornare ad una normalità comunitaria di persone e di idee.
Il primo scrittore a ricevere il primo Premio Strega, nel 1947, è stato Ennio Flaiano con il libro Tempo di uccidere.
Dopo la morte dei coniugi Bellonci, la scelta del vincitore viene affidata ad un gruppo di 400 persone (coloro che compongono la giuria vengono ancora chiamati Amici della Domenica) che fanno parte del mondo culturale (nonché della società sponsorizzatrice e sicuramente alcuni ex vincitori) e che in due tornate definiscono i finalisti del Premio (scegliendo fra i titoli proposti dagli stessi 400 giurati, ogni titolo deve avere almeno il supporto di 2 giurati) e successivamente il vincitore. 
(Fonte: Wikipedia)

I 19 finalisti al momento sono:

1. L’energia del vuoto (Guanda) di Bruno Arpaia
2. Malabar (Guida) di Gino Battaglia
3. Nina dei lupi (Marsilio) di Alessandro Bertante
4. La scoperta del mondo (nottetempo) di Luciana Castellina
5. Ternitti (Mondadori) di Mario Desiati
6. Settanta acrilico trenta lana (e/o) di Viola Di Grado
7. Mia madre è un fiume (Elliot) di Donatella Di Pietrantonio
8. Nel mare ci sono i coccodrilli (B.C.Dalai editore) di Fabio Geda
9. Il confessore di Cavour (Manni) di Lorenzo Greco
10. Lo show della farfalla (Newton Compton) di Franco Matteucci
11. Storia della mia gente (Bompiani) di Edoardo Nesi
12. La città di Adamo (Fazi) di Giorgio Nisini
13. Francesco è pronto (e sposerà Tina Turner) (Il Papavero) di Gerardo Pepe
14. Aspetta primavera, Lucky (Socrates) di Flavio Santi
15. A cosa servono gli amori infelici (Playground) di Gilberto Severini
16. Emily e le altre (Cooper) di Gabriella Sica
17. La calligrafia come arte della guerra (Transeuropa) di Andrea Tarabbia
18. La vita accanto (Einaudi) di Mariapia Veladiano
19. Mangia la zuppa, amore (Il Foglio) di Boris Virani

sabato 2 aprile 2011

La ragazza gigante della contea di Aberdeen di Tiffany Baker

Non avrei voluto presentare la recensione di questo romanzo come ho fatto per gli altri, inquadrandolo in una trama, una copertina, una recensione. Questo romanzo è di più, è diventato mio dal momento in cui ho iniziato a leggerlo, togliendomi un po' di razionalità, sostituendola con una buona dose di felicità! Ma visto che è uun romanzo che merita davvero, è giusto che venga presentato in tutti i dettagli!

Trama: Quando la madre di Truly Plaice rimase incinta, l’intera cittadina di Aberdeen si riunì per scommettere sul peso del nascituro che era stato capace di deformare così tanto la donna da farle assumere proporzioni epiche.
La giovane Truly avrebbe pagato il prezzo della sua enormità.
Suo padre la incolpava per la morte della madre avvenuta durante il parto ed era assolutamente mal equipaggiato per crescere la figlia gigante e sua sorella maggiore, nonché suo esatto opposto, Serena Jane, la personificazione della perfezione femminile.
Mentre le notevoli dimensioni di Truly la rendono oggetto di curiosità e umiliazioni costanti, la bellezza di Serena Jane si dimostra essere una benedizione e una maledizione allo stesso tempo.
Il fatto di essere la più bella ragazza della città la farà infatti diventare l’ossessione di Bob Bob Morgan, il più giovane del clan dei Morgan, dottori di Aberdeen da generazioni.
Bob Bob darà il via a una catena di eventi che cambierà il destino dell’intera contea. Crescendo, in età e in larghezza, Truly si troverà sempre più legata al destino di Serena Jane diventando lei stessa uno degli obiettivi dell’intenso interesse di Bob Bob.
Scoprendo però il segreto della famiglia Morgan, il libro delle ombre vecchio di secoli, nascosto da Tabitha, prima moglie-strega del dottore, avrà la possibilità di trovare la chiave per il suo unico futuro possibile.
Armata dei pericolosi segreti del passato di Aberdeen, Truly affronterà presto decisioni morali in grado di cambiarle la vita.
Praticando i suoi rimedi curativi a base di erbe, si sentirà sempre più saldamente legata al cerchio della città, finché non verrà a conoscenza di una rivelazione così enorme da farla apparire minuscola.
Truly sarà costretta ad affrontare i propri demoni, ridefinire la pietà e prendere in considerazione la possibilità che l’amore non possa essere ordinato entro certe dimensioni.




Recensione: Mi hanno raccontato una favola stupenda. Senza principesse da salvare e principi su cavalli splendenti, senza magiche fate e draghi sputafuoco. Mi hanno raccontato di una morte, di una gigante, di una lotta, di un amore di una vita... e la favola era lì, tra quelle righe, tra parole che ferivano e gesti che curavano, tra presenze assenti e silenzi importanti.
E' la favola di Truly, e non ascoltate chi vi dirà che quella storia una favola non è, non ascoltate chi cercherà di convincervi che non si tratta altro che di tristezza e di temi importanti buoni solo a far riflettere: con Truly c'è da sognare, c'è da chiudere gli occhi e immaginare, lasciando che le immagini riempiano la nostra vista, c'è da credere che ogni "drago" verrà sconfitto, che ogni principessa verrà salvata, che ogni amore avrà il suo lieto fine. 
non è una storia che vi racconterò, perchè non ne avete bisogno: una favola non si riassume. Si apre il libro e la si legge, parola per parola, gustandola e assaporandola ogni secondo, senza saltare streghe e malefatte: tutto ciò che accade è necessario perchè quella stupenda favola diventi eterna. 
Truly ha acquistato quell'eternità nel mio immaginario: non riesco a dimenticarla, non riesco a non pensare a lei, non riuscirò a starne lontana. L'ho letta ma nei miei ricordi è viva: ha un volto, ha un corpo, ha la voce, si muove...
Truly vi incanterà, vi convincerà, vi permetterà di affezionarvi a lei e non vi abbandonerà, perchè insieme a lei scoprirete cosa vuol dire lieto fine di una favola. 


Sono troppo felice di aver letto questa stupenda storia.

Titolo: La ragazza gigante della contea di Aberdeen
Autore: Tiffany Baker
Editore: Zero91
Prezzo: 18,90€

giovedì 24 marzo 2011

Tutta colpa del prof di Anita Book

Ho deciso di rispolverare il mio piccolo blog, abbandonato per troppo tempo per collaborare al ben più professionale e puntuale blog di Nasreen, SognandoLeggendo. Era da tempo che pensavo, però, di riprendere il mio cuore d'inchiostro e farlo tornare a battere nei momenti in cui più ne avrei sentito la necessità. 
E ora ritorna a battere per un libro meraviglioso di una blogger altrettanto meravigliosa, e ho pensato che uno spazio qui sul blog era più che meritato! perciò... non resta che leggere!




Trama: 
Sarah è una diciannovenne alle prese con l'università e con il resto del mondo che sta aspettando che cresca. E' una ragazza di un'esuberanza speciale che vi accoglierà nel suo mondo con un dolce, dolcissimo sorriso. Sarah vi racconterà la sua vita di giovane studentessa alle prese con una struggente storia d'amore. Lui è il suo professore, giovane uomo che incarnerà le sembianze di un angelo, tanto è bello. Tutto appare "fantastico": Sarah è bravissima a disegnare con le parole la sua vivace realtà. Vi presenterà i suoi genitori, i suoi compagni, la sua migliore amica Martina. Vi ritroverete in casa sua mentre discute con i genitori, p nelle aule dell'università o al bar. Sarete testimoni della grandezza del sentimento che avvolge lei e il suo prof. Attenzione, però, non distraetevi, sarete coinvolti nella rappresentazione e, all'improvviso, Sarah vi farà una sorpresa. In fondo la vita è piena di sorprese; il segreto per affrontare situazioni inaspettate sta forse nella grande vitalità che Sarah esprime come tutti i suoi coetanei: la sensazione di vivere in una realtà parallela, con le sue forme, con il suo linguaggio, con le più scanzonate e rosee prospettive. E con uno schermo buio, che Sarah riaccende subito e velocemente riempie di colore.


Recensione:

 Mi sembra di aver vissuto un bellissimo sogno ad occhi aperti. O forse chiusi? Non so, mi sembra di aver visto scorrere davanti ai miei occhi uno di quei sogni che piace fare a chi ama sognare, uno di quei sogni dove solo chi sogna decide come andranno le cose, dove andranno..
La storia mi ha ritrasportata ai miei fantastici, passati, 19 anni, a quando tutto ciò che accadeva lo vivevo con l'entusiasmo e le palpitazioni e l'emozione sempre a mille giri... e sognavo, sognavo che mi accadesse qualcosa del genere.
Sarah è una ragazza (non mi va neanche di definirla personaggio) divertente, indisponente... una ragazza che ti fa venir voglia di parlare ridere con lei. Che ti fa venir voglia di vivere.
E tutto ciò che accade in questo libro è un invito alla vita, all'entusiasmo, al coraggio e alla voglia di andare avanti, sempre. Perchè anche quando non vivrai più il tuo sogno nella vita, lo ritroverai nei sogni...
Il prof mi fa pensare al tempo che passa, all'adolescenza finita: a un certo punto ognuno di noi deve accettare di essere cresciuto, e vivere con la consapevolezza che se il passato è stato così straordinario, dobbiamo credere che anche il futuro lo sarà.
Poteva sembrare una fresca e leggera storia d'amore, ma una volta chiuso il libro io ci ho ritrovato la mia vita, e non solo.

In realtà in questa recensione avrei voluto parlare dello stile di Anita Book, di come la storia sia ben scritta, di come i dialoghi tra Sarah e la sua Voce diano un bel ritmo alla narrazione, di come il personaggio di Sarah risulti reale e credibile... ma non riesco a essere chirurgica e distaccata: questa è una storia che provoca emozioni, e non semplici considerazioni stilistiche e formali.
Un libro da mettere tra quelli da leggere ancora una volta ;) 

Titolo: Tutta colpa del prof
Autore: Anita Book (blogger de L'ora del libro)
Editore: Il filo
Prezzo: 13,90€