lunedì 11 marzo 2013

Recensione: La ragazza che fermò il tempo di J.M. Tohline




Trama:
Quando la giovane e bella Lenore risulta tra le vittime di un incidente aereo, tutta la famiglia Montana è profondamente scossa. È sconvolto suo marito Chas, costretto dal lutto a fare i conti con la propria coscienza sporca. È distrutto Maxwell, fratello minore di Chas, segretamente innamorato della cognata. È affranta Cecilia, sorella di Chas, che ha perso un’amica amatissima. Sono turbati il signor Montana e sua moglie, che rimpiangono la dolce nuora scomparsa. È toccato anche Jez, amico di famiglia e giovane braccio destro del signor Montana. A questo dramma familiare si trova ad assistere quasi suo malgrado Richard Parkland, che si è trasferito nella casa sulla spiaggia accanto alla sfarzosa e imponente villa dei Montana per scrivere il suo secondo, attesissimo romanzo. Richard viene accolto nella famiglia come se fosse un vecchio amico, Maxwell lo sceglie come suo confidente e Cecilia come oggetto delle sue attenzioni sentimentali. Indeciso tra il mantenersi distaccato e il farsi coinvolgere, egli osserva gli eccentrici Montana con un misto di attrazione e diffidenza. Ma quando una sera Lenore bussa alla porta di casa sua e gli chiede di nasconderla e di riferirle le reazioni del marito e degli altri membri della famiglia alla notizia della sua morte, Richard viene catapultato al centro di un’intricata rete di rivelazioni, segreti e rapporti complessi e delicati. 
La ragazza che fermò il tempo è un’affascinante storia di sogni, illusioni e fantasmi popolata da personaggi vividi, un romanzo d’esordio raffinato e ricco di riferimenti alla grande letteratura americana (Fitzgerald, Hemingway e Poe su tutti). 

L'autore:
J. M. Tohline è nato nel 1985 a Natick, una cittadina del Massachusetts, e attualmente vive in campagna nelle Grandi Pianure americane con la moglie Abby e i loro gatti, che si chiamano “The Old Man And The Sea” e “East Of Eden”. Nella primavera del 2012 è stato segnalato dalla «Los Angeles Review» tra gli autori under trenta che stanno dando un volto nuovo alla letteratura americana. La ragazza che fermò il tempo è il suo primo romanzo.

Recensione:
Questo romanzo voleva disperatamente farsi leggere.
Mi ha incastrata sbracciandosi dal bancone di una bancarella, mostrandomi la sua affascinante cover e il suo ancor più affascinante prezzo, che sembrava davvero strillare: costo solo 3€, mica vorrai lasciarmi qui insieme a questi altri libri non degni di me?
No, non potevo. Non potevo girare le spalle a quell'SOS, soprattutto non potevo rifutare un titolo così interessante (ero sicurissima si trattasse della traduzione "furba" di un molto più banale titolo originale, ma a volte mi piace farmi conquistare così, con qualche sotterfugio). Pochi spiccioli e il libro è stato subito mio, un libro che avrei sicuramente comprato anche a prezzo pieno. 
Uno sguardo al web per leggere cosa si dicesse al riguardo, e scopro che: aNobii non aveva ancora nessuna recensione (e non ne ha tuttora), i blog l'avevano snobbato e pareva che la stessa casa editrice non avesse fatto poi granché per presentarlo. Insomma niente anticipazioni. Un minuscolo salto nel buio.
Perfetto: io adoro saltare nel buio, quando ad accogliermi alla fine del salto ci sono le pagine dei miei libri. Faccio un bel respiro e via, pronta a tuffarmi. O forse avrei dovuto dire pronta a volare. Sì, perché l'autore sceglie come destinatario della sua dedica non qualche amico, parente o affetto a lui particolarmente legato, no: l'autore sceglie noi lettori. La sua dedica è per noi, è per me: Caro lettore, leggi e vola! E io l'ho fatto, e spero lo facciate anche voi. Immergetevi nelle sue pagine pronti a spiccare il volo, perché Tohline vi saprà conquistare. Sulla quarta di copertina avevo letto che qualcuno aveva affermato che il romanzo era "Un Gatsby contemporaneo" e io avevo immediatamente pensato: ma fatemi il piacere! Accostare il romanzo di un autore sconosciutissimo al capolavoro di Fitzgerald mi suonava davvero male. 
Ho iniziato quindi a leggere combattuta tra alte aspettative dovute a quel "leggi e vola" e qualche pregiudizio a causa della quarta di copertina.
Hanno vinto le alte aspettative, chi l'avrebbe mai detto?
Questo romanzo di J.M. Tohline, giovane autore (neanche trentenne) alle prese col suo esordio, è un romanzo che, invece di fermare il tempo come la ragazza del titolo, sembra portarlo indietro a un secolo fa per farci rivivere non tanto le ambientazioni e i fasti dei romanzi americani di inizio '900 quanto per farci incontrare personaggi che solo un Fitzgerald, un Nathanael West, un William Goldman avrebbero saputo raccontare e rendere altrettanto umani. Un romanzo ambientato ai giorni nostri ma senza tempo: caratteristica che appartiene solo a quei grandi romanzi dal sapore universale.
La ragazza che fermò il tempo (titolo originale: The Great Lenore) ci racconta la storia di Lenore attraverso gli occhi di colui che è in realtà il vero protagonista del romanzo, a discapito del titolo, Richard. 
Richard è un giovane scrittore, abbastanza introverso e concentrato sul suo lavoro, poco incline al divertimento e agli svaghi. Quando si rifugia nella casa di un amico sulla spiaggia a Nantucket, per scrivere il suo secondo romanzo, verrà coinvolto nel dramma della famiglia di vicini: la scomparsa di Lenore, moglie del primogenito di quella famiglia. Richard diventa il confidente dei vari componenti, scopre come Lenore abbia stregato ognuno di loro e si ritroverà a subire anche lui il fascino della ragazza, data ormai per morta.
Anche il lettore sarà presto attratto da Lenore. Inizialmente attraverso le parole di chi l'ha conosciuta - il marito, l'amico, il suo amore segreto - e ha amata perché è una ragazza meravigliosamente semplice, semplicemente irresistibile. Tutti a promettere che conoscere Lenore dal vivo e sentirne parlare non è la stessa cosa: chi la conosce, se ne innamora. Non può farne a meno. E un po' ce ne innamoriamo anche noi, perché noi diventiamo Richard: conosciamo tutto di lei, grazie alle parole di chi è venuto a confessarcelo, perciò non è difficile per noi recuperare tutti i tasselli e ricostruire quel che ci appare come un perfetto e splendido puzzle. Lenore non è solo una ragazza, Lenore è lo spirito del romanzo, e non mi riferisco solo al romanzo di Tohline. E' l'anima del romanzo di Richard, la miccia che farà esplodere la sua inventiva, la musa che gli fornirà la giusta ispirazione per riprendere a scrivere.
Cos'è The Great Lenore?
Una storia d'amore? Forse, ma non come potremmo immaginarcela. Non la romantica storia in cui il vero amore vince. O forse sì, ma dipende da che accezione diamo al vero amore.
Un romanzo sulla ricerca e l'inseguimento dei propri sogni? Anche, ma sarà necessario riuscire a discernere i sogni realizzabili dalle mere illusioni.
Una favola a lieto fine? Ogni tanto ci è sembrata tale. Con un finale che non è certo lieto per chiunque, ma anche qui dipende dal modo personale in cui ognuno affronta la vita.
La ragazza che fermò il tempo a me è apparso come un romanzo incisivo e profondo. Non si limita a raccontarci una storia: i personaggi sono vibranti, vivi, reali. Lo svolgimento a volte ci dà qualche pugno nello stomaco, a volte ci regala momenti di pura poesia: ci immedesimiamo, ci allontaniamo, ci fermiamo a riflettere. Lo sfondo si concretizza ai nostri occhi con facilità: non è difficile chiudere gli occhi e vedere cosa accade. E dopo averlo visto, sentirlo. E dopo averlo sentito, elaborarlo e farlo nostro.
Una storia con una marcia in più. 

Titolo: La ragazza che fermò il tempo
Titolo originale: The Great Lenore
Autore: J.M. Tohline
Traduttore: Chiara Rea
Editore: Elliot - Collana Scatti
Pagine: 192
Isbn: 9788861922792
Prezzo: €18,00
Valutazione: 4 stelline
Data di pubblicazione: 23 Gennaio 2013

sabato 9 marzo 2013

Recensione: Meno di zero di Bret Easton Ellis



Trama:
«Cos'è giusto? Se si vuole una cosa è giusto prendersela. Se si vuole fare una cosa è giusto farla». Sesso facile, cocaina, feste sempre piú trasgressive, auto di lusso, rock a tutto volume: a Los Angeles i giovanissimi che frequentano l'ambiente patinato degli studios cinematografici hanno tutto e non desiderano piú niente. In un mondo illuminato dai bagliori spettrali dei videoclip e svuotato di ogni sentimento, Clay, Blair, Daniel e Julian, biondi e abbronzati, esplorano le pieghe infernali del «paradiso» californiano in un crescendo di moralità e devastazione interiore che presto sconfina nell'orrore. Meno di zero è il ritratto disincantato dell'ultima «generazione perduta», il romanzo che ha catapultato Ellis sulla scena letteraria americana, diventando il libro culto della Mtv generation.

L'autore:
Bret Easton Ellis è nato nel 1964 a Los Angeles. Vive tra Los Angeles e New York. È autore di sei romanzi, Meno di zero, Le regole dell'attrazione, American Psycho, Glamorama, Lunar Park e Imperial Bedrooms, tutti pubblicati da Einaudi, e di una raccolta di racconti, Acqua dal sole.
Pagina Facebook dell'autore: https://www.facebook.com/BretEastonEllis

Recensione:
Per ogni libro che leggo mi diventa sempre più complicato scrivere quel che penso al riguardo. Come se avessi usato troppe parole, le avessi ormai finite e non me ne restassero più di nuove.
Questo romanzo mi ha lasciata così: un po' muta, un po' impreparata.
Un romanzo consigliatomi da un fratello entusiasta dello stile dello scrittore, un fratello che mi aveva invogliato a leggerlo citandomi le prime pagine, riassumendomene il senso, sottolineandomene il ritmo. Son bastate poche parole per convincermi che la lettura era d'obbligo. Il fatto che lui avesse lì il libro da prestarmi a portata di mano, che questo non fosse voluminoso ma il contrario, e che quindi ogni ostacolo tra me e la prima pagina non avesse ragione d'esistere... bé tutto ciò ha aiutato a farmi immergere nelle pagine di Easton Ellis a una velocità che non avrei creduto.
Ed ecco l'impatto con l'inizio. Bé, l'inizio è davvero meritevole. Mio fratello me l'aveva detto, (e io gli avevo creduto) ma ritrovarmelo lì - come una promessa mantenuta - è stata davvero una bella esperienza. 
Un ritmo incalzante, frasi che si rincorrono l'una dopo l'altra a velocità costante, che sembrano ripetere le stesse note per poi arrestarsi e ricominciare daccapo. 
Ancora e ancora. 
Tutto per dirci che "la gente ha paura di buttarsi nel traffico delle autostrade a Los Angeles". Per poi arrivare a capire, quando le frasi hanno smesso di inseguirsi, che la gente ha paura di buttarsi
Punto.
Ringrazio quel gran lettore di mio fratello per avermi fatto soffermare su queste frasi: forse è lì il senso di un intero romanzo che non è riuscito a scalfire del tutto la mia indifferenza, non ha saputo aprirsi un varco nella mia mente. 
Meno di zero può essere considerato un capolavoro e allo stesso tempo un romanzo indegno di tanta attenzione. 
Un capolavoro dal punto di vista stilistico: lo scrittore sa usare parole e frasi, sa giocarci, sa mescolarle, sa costruire castelli con una tastiera e un foglio bianco. Questo è solo il primo romanzo di Bret Easton Ellis ma già siamo di fronte a un autore navigato, maturo, intelligente.
Un capolavoro può esserlo anche nei contenuti, per la capacità che ha avuto l'autore di descrivere una generazione vuota, disinteressata, viziata. Per aver raccontato quel vuoto fatto di droga, alcol e feste. Per aver saputo riempire pagine con vite inconsistenti, trascinate, spente. E non stiamo parlando di adulti disillusi, di persone mature che ne hanno già viste troppe per dirsi felici. No. Protagonisti sono adolescenti. Annoiati, indifferenti, non interessati. Adolescenti la cui vita scivola su di loro senza che essi facciano nulla per afferrarla. Ragazzi per i quali la parola amore non esiste, il sesso va bene con chiunque sia, la droga serve per poter provare qualche sensazione, l'alcol per poter osservare la vita da fuori, senza dover scegliere, decidere, prendere posizione. Ogni tanto nelle loro giornate fanno capolino il cinema e Mtv. Due possibilità di distrarsi estraniandosi. Al cinema per assistere passivamente allo scorrere della vita in quel che è un mondo inventato, finto, inesistente. La musica, o meglio i video musicali, da osservare imbambolati in maniera fin troppo passiva.
Meno di zero trasmette un senso di angoscia che noi lettori non vogliamo provare. Ci parla di un vuoto che per noi è sempre stato riempito dagli affetti, dagli obiettivi, dal senso che cerchiamo di dare ogni giorno alla nostra vita. Ci racconta di una generazione di ragazzi che non vogliamo incontrare, conoscere o riconoscere, che ci sembra fin troppo portata agli estremi e esasperata.
Da questo punto di vista il romanzo è un capolavoro. Non si può restare indifferenti alla lettura: provoca forti reazioni nei lettori.
Da un punto di vista emozionale e del coinvolgimento invece manca qualcosa, manca tutto. Osserviamo quei ragazzi e non proviamo empatia. Leggiamo dello scorrere delle loro giornate sballate ma sempre uguali e a un certo punto ci stanchiamo, non le reggiamo più. Se dovessi cercare di riassumervi la trama, troverei grandi difficoltà: è un romanzo che parla per immagini che si ripetono, si sovrappongono, si mescolano. Una storia fatta di episodi in cui gli attori in scena spesso cambiano, ma le azioni no. Queste si ripetono in maniera quasi ossessiva e noi vorremmo dire: basta! Basta, Bret. Abbiamo capito cosa vuoi dirci già qualche decina di pagine fa, non ce la facciamo più a sentirtelo ripetere ancora. Abbiamo la tentazione di mollare la lettura, perché sentiamo che non potrà darci nulla di più.
L'autore il suo obiettivo l'ha raggiunto: ci ha mostrato la sua bravura stilistica, ci ha mostrato la sua capacità di descrivere una generazione pericolosa perché indifferente alla vita, ed è riuscito a mostrarsi convincente su entrambi i fronti. Bret Easton Ellis ci ha fatto capire cosa accade quando la gente ha paura di buttarsi: non vive più in prima persona ma non fa altro che assistere passivamente allo scorrere della vita altrui. 
Non abbiamo più bisogno di nulla, se non di allontanarci da quelle pagine così negative.
Eppure ce ne allontaniamo con la convinzione di aver assistito a uno spettacolo degno di nota, a un virtuosismo che capita fin troppo raramente nei libri che leggiamo. Un'esperienza da provare. 

Titolo: Meno di zero
Titolo originale: Less Than Zero
Autore: Bret Easton Ellis
Traduttore: Marisa Caramella
Editore: Einaudi
Pagine: 186
Isbn: 9788806184445
Prezzo: €10,00
Valutazione: 4 stelline
Data di pubblicazione: 2006

giovedì 7 marzo 2013

Recensione: Perché ci siamo lasciati di Daniel Handler



Trama:
Questa è la storia di Min Green, di come lei e Ed Slaterton si incontrarono a una festa, andarono al cinema insieme, seguirono un’anziana signora, condivisero una stanza in un motel e si spezzarono i cuori a vicenda.
«Ci vediamo lunedì!» hai gridato, come se ti fossi appena reso conto di che giorno fosse. Pensavamo di avere tempo. Ti ho fatto un cenno, ma non sono riuscita a rispondere, perché finalmente mi stavo lasciando andare a quell’immenso sorriso che avevo trattenuto per tutto il pomeriggio, tutta la sera, ogni secondo di ogni minuto con te, Ed. Merda, mi sa che ti amavo già allora. Condannata, come un bicchiere che si sa prima o poi andrà in frantumi, come un paio di scarpe che si consuma in tempo zero, una camicia nuova che in un attimo riduci da schifo. Il primo appuntamento: cosa potevo fare con il mio stupido cuore e il brivido di quel ci vediamo lunedì? pensando che c’era tempo, un sacco di tempo, per vedere le foto che avevamo fatto. Invece non le abbiamo mai sviluppate. È rimasto tutto nel rullino, tutta la storia buttata dentro una scatola prima che avessimo modo di sapere che cosa fosse, ed è per questo che ci siamo lasciati. 

L'autore:
Daniel Handler altro non è che il famosissimo Lemony Snicket, autore di Una serie di sfortunati eventi. Scrittore, sceneggiatore e fisarmonicista, afferma di essere stato scaricato almeno tre volte alle superiori. 


L'illustratrice:
Maira Kalman ha scritto e illustrato molti libri. Ha disegnato diverse copertine per The New Yorker e ha curato due blog illustrati per il New York Times. Il primo ragazzo che le spezzò il cuore al liceo assomigliava a Bob Dylan, il secondo a Leonard Cohen.

Sito del libro: http://whywebrokeupproject.tumblr.com/


Recensione:
Sono una delle tante lettrici che si è tuffata nei  tredici volumi di Una serie di sfortunati eventi trovandoli geniali, originali e intelligenti. Una serie per bambini che può assumere diversi significati a seconda dell'età in cui la si legge e della cultura che si ha alle spalle. Una serie in cui non vince sempre il bene, anzi. Sono i cattivi ad avere sempre la meglio, e la sfortuna sembra non voler mai abbandonare i piccoli orfani Baudelaire. Alle loro avventure si potrebbero dedicare articoli su articoli, e chissà che un giorno non decida di rileggerli e di presentarli tutti qui, uno alla volta. Ma ora è il momento di Daniel Handler, un Lemony Snicket che ha smesso i panni del suo alter-ego per ritornare se stesso e parlarci attraverso i pensieri e le emozioni di un'adolescente, Min.
Questo romanzo non è figlio di questa epoca. Perché se lo fosse, dovrei ascriverlo all'ampio contenitore young-adult, avendo per protagonisti degli adolescenti e la loro storia d'amore. Ma in questo esatto momento mi sembrerebbe di fargli un torto. Non ce lo vedo negli scaffali a sgomitare tra un Hunger games e un Beautiful creatures, non riesco a prendere in considerazione l'idea di inserire la sua geniale cover affianco a quelle ormai tutte identiche dei libri per adolescenti che si trovano in giro. Né lo si può inserire nei libri per bambini, ingannati da una cover poco tenebrosa e da un autore che fino a pochi anni prima si era dedicato a quella fascia d'età. No. Daniel Handler forse si troverebbe in buona compagnia accanto ai vari John Green, David Levithan e qualche altro nome che al momento mi sfugge. Se avesse scritto per adulti, l'avrei messo accanto ad autori del calibro di Nick Hornby e David Nicholls. Sto perdendo troppo tempo nel tentativo di catalogarlo? Forse sì, ma dopo averlo letto mi sembra il minimo dargli la giusta collocazione in libreria, perché è un libro che merita un posto d'onore.
Ho finito di leggerlo ieri sera, a malincuore. E' uno di quei romanzi che mi avrebbe fatto piacere se fosse durato di più, se mi avesse fatto compagnia per giorni e giorni. Non tanto per la storia, ma per come Handler ce la sa raccontare. Un mago delle parole, un giocoliere di emozioni.
La trama è davvero - davvero - semplice: "Questa è la storia di Min Green, di come lei e Ed Slaterton si incontrarono a una festa , andarono al cinema insieme, seguirono un'anziana signora, condivisero una stanza in un motel e si spezzarono i cuori a vicenda."
C' un lui e c'è una lei. Si incontrano, si frequentano, si innamorano, si lasciano. Ora, su questo ciclo dell'innamoramento si sono cimentati i migliori scrittori, ma anche i peggiori: della nascita e morte di un amore sono stati scritti milioni di romanzi, poesie, canzoni: insomma, niente di nuovo sotto il sole. Perché Handler si è dedicato proprio a questo argomento, invece di cercare qualcosa di più originale?
La vera risposta potrebbe darcela solo lui, ovvio, ma io posso tentare di dare la mia opinione. L'autore prende storie ordinarie, banali, prevedibili, e ne tira fuori l'unicità che le contraddistingue. L'amore di Ed e Min è un amore come ne abbiamo visti, letti e sentiti tanti, ma forse nessuno ce li ha mai raccontati come ha saputo fare Handler.
La storia inizia quando i due ragazzi non sono più insieme: Min scrive a Ed una lettera lunga un romanzo in cui, capitolo per capitolo, gli riconsegnerà pezzi della loro storia, come se fossero i tanti piccoli motivi che li hanno portati a lasciarsi. Attraverso quegli oggetti - che una bravissima Maira Kalman ci mostra con le sue stupende illustrazioni all'inizio di ogni capitolo, rendendoli più vivi e interessanti - ripercorriamo con Min la nascita di un amore unico come può essere il primo vero amore, la forza di quel sentimento che cerca di resistere contro tutti, e poi l'inevitabile fine dello stesso. Un pezzo alla volta Min si libera di quella storia, di quel dolore, di quell'amore. Per poter ritornare tutta intera, per poter recuperare la sua integrità ha bisogno di lasciarsi dietro i vari tasselli del puzzle che era il loro amore. Tasselli che una volta ricomposti non mostreranno più lo stesso sentimento, ma un'immagine sbagliata, sfocata, falsa. Capitolo dopo capitolo ogni lettore diventerà Min e diventerà Ed, si innamorerà e si emozionerà, sarà in tensione perché sa che quella storia è destinata a finire ma ancora non ne conosce il motivo, e allora spera spera spera che qualcosa accada, che l'amore vinca, che il bene trionfi. Fino alla fine ci illudiamo che quell'astio, che Min sembra manifestare verso Ed alla fine di ogni capitolo, in realtà sia recuperabile, sia frutto di un fraintendimento come ci hanno insegnato le commedie romantiche americane, fino all'ultima pagina speriamo che Ed non sia un essere meschino, non sia un ragazzino come tanti altri, non sia uno spezzacuori. Non starò qui a rivelarvi il finale, ma se già avete incontrato Lemony Snicket (il film non vale, che là manca la vera essenza della storia) allora potrete immaginarlo. In Una serie di sfortunati eventi nelle sue dediche Lemony si rivolge sempre alla sua Beatrice ricordandoci che è morta, ma noi stiamo lì ad augurarci che possa risorgere: in fondo è pur sempre un libro per bambini e il lieto fine è d'obbligo, no?
No.
(Non temete, non vi ho spoilerato nulla, se leggerete la saga ne converrete con me).
Ma ritorniamo al romanzo: di capitolo in capitolo si risveglia il mio ottimismo. Min ripete continuamente "Ed è per questo che ci siamo lasciati" e nella mia mente invece risuona come un "E' per questo che dovete stare insieme, perché siete una coppia favolosa, siete gli opposti che si attraggono, siete le sfumature di colori che si mescolano, siete fatti l'uno per l'altra". Min non riesce a convincermi: lei lo ama ancora, lui deve per forza amarla ancora, quel sentimento esiste e non si può negare così. Per ogni oggetto che la ragazza mette nella scatola da restituire a Ed, per ogni capitolo, mi giungono in testa versi di una famosa  canzone Ho messo via un bel po' di cose/  ma non mi spiego mai il perché/ io non riesca a metter via te. Min si illude che abbandonando quegli oggetti, che riponendoli lontani da sé riuscirà a riporre lì dentro anche i sentimenti che prova. Ma io non ci credo, lei non ci crede, nessun lettore ci può credere. Min non riesce a chiudere Ed in quella scatola. Potrà metter via biglietti di cinema, tappi di bottiglia e squadrauova ma non Ed. Però poi arriva quella maledetta pag.335 e allora sì, siamo tutti con te, Min, facciamo il tifo per te, ti sosteniamo, vogliamo crederci, vogliamo riempire quella scatola con te e per te.
Inevitabilmente la storia riporta ognuno di noi alle nostre rotture, ai nostri cuori spezzati, alla scatola che non abbiamo riempito ma che avremmo potuto, alla lettera che non abbiamo scritto, ma quante parole avremmo potuto riversarci. Quella storia diventa la storia che ognuno nella vita ha vissuto, perché prima o poi qualcuno il cuore ce l'ha spezzato.
Chiudiamo il romanzo un po' tristi per Min e Ed, perché li amavamo anche noi, un po' tristi per un amore del nostro passato non finito nel migliore dei modi (qualcuno diceva che gli amori finiscono sempre male, altrimenti non finirebbero affatto), ma soddisfatti della lettura.
Perché Handler sa scrivere, sa raccontare, sa scendere nel profondo senza farsene accorgere.
Handler sa essere realistico senza lasciarci nel pessimismo, sa essere vero e diretto senza farci assaporare l'amaro della verità.
E soprattutto sa raccontarci di un amore che spezza il cuore senza farci versare lacrime: non è un autore di quelli furbi che fa leva sui sentimenti dei lettori per conquistare il pubblico. E' ironico, è sarcastico, è pungente. Ma anche romantico.
E' un mago di parole, un giocoliere di emozioni.
Grazie. 

Titolo: Perché ci siamo lasciati
Titolo originale: Why We Broke Up
Autore: Daniel Handler
Traduttore: *
Editore: Salani
Pagine: 354
Isbn: 9788867150397
Prezzo: €16,80
Valutazione: 5 stelline
Data di pubblicazione: 31 Gennaio 2013

*Traduzione a cura degli allievi della Scuola di specializzazione per traduttori editoriali Tuttoeuropa di Torino - corso 2011-2012 lingua inglese.

P.S. questa recensione è stata scritta a caldo, cosa che non faccio assolutamente mai. Le 5 stelline attribuite al romanzo sono state date di getto, presa dall'entusiasmo della lettura. Questo entusiasmo potrebbe sgonfiarsi col passare di qualche giorno, a volte mi accade. E tra qualche giorno potrei recuperare un po' di obiettività e considerare il romanzo meno fenomenale. Forse una stellina verrà tolta, chissà. Le parole che ho scritto restano, perché è ciò che provo ora. Domani avrei potuto essere più posata. Domani, chissà. 

P.S. bis: Qui trovate un carinissimo video che Daniel Handler ha girato a New York alla Central Station, intervistando i vari passanti sul loro cuore spezzato :) 
Enjoy!

mercoledì 6 marzo 2013

Recensione: Buona fortuna di Barbara Fiorio


Trama:
Margot ha trentotto anni, un gatto, un fidanzato soprannominato Tormento e un lavoro precario. Giovanna, la caporedattrice del quotidiano genovese dove lavora, la costringe a un'assoluta flessibilità anche nella scrittura, chiedendole articoli in tempi record e sugli argomenti più improbabili, dalle ultime novità in fatto di cake design ai modi per favorire i migliori auspici per l'anno nuovo. Non era così che Margot aveva immaginato la propria vita: il lavoro la fagocita, Tormento si rivela ancor peggiore del suo soprannome e persino Diesel, il gatto dispensatore di abbracci, non sta niente bene. Un giorno, intenta a scrivere un nuovo pezzo, Margot varca la soglia di una piccola ricevitoria del centro di Genova gestita da un'ottantenne del tutto fuori dal comune, Caterina: lo sguardo saggio e lieve che l'anziana signora rivolge al mondo la colpisce in profondità. Pochi giorni dopo il loro incontro, Caterina viene aggredita nel suo negozio e in poche ore si ritrova incomprensibilmente travolta da una vicenda che rischia di toglierle tutto ciò che le è rimasto: la ricevitoria, la libertà, il calore della gente, la reputazione. Margot non può stare a guardare. Per affetto, per un senso di giustizia che le impedisce di assistere indifferente a un torto e anche per non farsi ingoiare dal vuoto che ha allagato la sua vita, Margot si trasforma in àncora di salvataggio della sua anziana amica e si improvvisa detective per capire chi ha interesse a rovinare la vita di Caterina. Rischia molto, Margot, rischia del suo: ma - vantaggi emotivi della precarietà! - sa che rischiare a volte è il solo modo per vincere. Con straordinaria ironia e delicatezza, Barbara Fiorio scrive la storia di un'amicizia capace di annullare il tempo e ci accompagna in un mondo - quello delle ricevitorie e di chi affida ai numeri i propri sogni - fatto di contraddizioni, speranze e desideri che sono quelli di tutti noi. La sua protagonista è capace di sorridere di sé e degli altri ma anche di prendere la vita ostinatamente sul serio, quando è necessario: sarebbe davvero bello, ogni mattina, trovare sul giornale i pezzi di Margot a darci il buongiorno...

L'autrice:
Barbara Fiorio, nata a Genova nel 1968, formazione classica, studi universitari in graphic design, un master in marketing communication, ha lavorato per oltre un decennio nella promozione teatrale ed è stata la portavoce del presidente della Provincia di Genova. Tante passioni e due, in particolare, la accompagnano fin da quando era una bambina: leggere e scrivere. Ha pubblicato il saggio ironico sulle fiabe classiche C'era una svolta (Eumeswil 2009) e il romanzo Chanel non fa scarpette di cristallo (Castelvecchi 2011).
Sito dell'autrice: http://www.barbarafiorio.com/

Recensione:
Ero in attesa dell'uscita di questo romanzo da fin troppo tempo.
Controllavo costantemente la pagina dell'agente letterario di Barbara per verificare se ci fossero novità, se ci fosse una data, un titolo o un editore. Sapevo che prima o poi il secondo (per me, terzo per l'autrice) romanzo di Barbara sarebbe giunto tra le mie mani, ma non mi bastava: avevo bisogno di una certezza, di un giorno di un mese di un anno. E invece mi era toccato accontentarmi solo di un titolo (che poi è stato cambiato) e di una trama, elementi che ancor di più intensificavano la mia curiosità. Quando finalmente Buona fortuna è giunto tra le mie mani, alternavo felicità e preoccupazione. Ero un poco in ansia. Il romanzo precedente, Chanel non fa scarpette di cristallo, è stato uno dei romanzi più belli che abbia letto negli ultimi anni: il desiderio che Buona fortuna fosse alla sua altezza faceva a botte col timore (immotivato) di andare incontro a una delusione. 
Se l'autrice fosse cambiata? Se fosse diventata più realistica e disamorata? Se avesse perso il tocco magico? 
E se invece fossi cambiata io come lettrice? Se non mi bastasse più quel che mi aveva convinto anni fa?
Dura la vita di una lettrice! (e di un'autrice che deve lasciare il suo romanzo in balia ad assurdi esistenzialismi del genere...).
Ecco perché non ho immediatamente letto il romanzo. L'ho messo in attesa, lì accanto a me, aspettando che arrivasse il momento giusto. E quando finalmente è arrivato, ho affrontato la lettura delle prime pagine dicendomi: "ecco, lo sapevo, è diversa. Ecco qui, non è come speravo. Uff, mi sa che stavolta non mi piace." Ero così concentrata sui miei timori che quasi non mi sono accorta che, arrivata semplicemente alla quarta pagina, già ero parte del libro.
C'è Diesel che esce dalla gabbietta e abbraccia la dottoressa e... come si fa a resistere a un gatto abbraccione? Diesel è stato l'artefice della magia: dal suo ingresso in scena con abbraccio ho ritrovato la Barbara di Chanel, ho detto addio ai miei pregiudizi e timori, ho dato il benvenuto alle mie emozioni di lettrice. Pronta per farmi trasportare per le vie di Genova, per farmi abbracciare da un gatto ammalato, per farmi sottovalutare da una caporedattrice tanto assurda quanto esilarante e farmi tradire bellamente da un ragazzo che risponde al nome di Tormento. E pronta prontissima per l'incontro con Caterina, l'anziana donna della ricevitoria che cambierà la vita di Margot, o forse anche la mia, che un po' Margot lo sono anche io. Seguiamo la protagonista nella sua quotidianità, una quotidianità che vista da fuori può suonare divertente e spassosa, vissuta da dentro potrebbe risultare esasperante e deprimente. Ma Margot non è né esasperata né depressa. Rassegnata, ogni tanto. Ironica, fortunatamente molto. Il suo personaggio vive la situazione disperata del lavoro sottopagato e sottovalutato senza farcene sentire il peso oppressivo. L'ironia gioca un ruolo fondamentale nel romanzo, assieme ad un pizzico di magia che si presenta sotto le spoglie di strane coincidenze.
Le pagine scorrono e i nostri occhi si spalancano, le bocche assumono la forma della oh dello stupore, per poi dare spazio a continui sorrisi e risate che escono dal cuore. A cui fanno seguito imbarazzanti lacrime che cercano di non farsi notare.
Buona fortuna si presenta in uno stato di calma apparente. Una narrazione tranquilla, sempre precisa e impeccabile, in cui sono abilmente inserite situazioni che travolgono il lettore e lo emozionano inaspettatamente. Buona fortuna è un piccolo terremoto che inizia a scuoterci con piccole scosse, indizi dell'ondata che sarà poi. Un gatto che non sta bene, un fidanzato che sembra non dire tutta la verità, una vecchietta che finisce in ospedale e, ciliegina sulla torta, un lavoro che richiede impegni assurdi. Le pagine volano e tutto cambia: gatto, fidanzato, vecchietta, lavoro. Niente tornerà più al suo posto: se tutto cambia, anche Margot deve cambiare. Accettare le sconfitte, apprezzare le vittorie, affrontare le nuove sfide. Col sostegno di noi lettori, che non possiamo che tifare per lei, sostenerla nelle sue scelte, sentirci pare della sua vita.
Vorrei inventare un nuovo aggettivo per definire questo romanzo, perché dire che è bellissimo mi fa sentire una bambina delle elementari mentre scrive il suo temino. Ma mi piace poterlo definire con questo aggettivo, così semplice e inequivocabile: Buona Fortuna è bellissimo.
Fortunati saranno i lettori che lo leggeranno!


Titolo: Buona Fortuna
Autore: Barbara Fiorio
Editore: Mondadori
Pagine: 204
Isbn: 9788804625384
Prezzo: €14,90
Valutazione: 4,5 stelline
Data di pubblicazione: 5 Febbraio 2013

martedì 5 marzo 2013

Inchiostro in avvistamento: i titoli di Marzo

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Una bella carrellata di titoli per il mese di marzo. 
In realtà ce ne sono ancora altri (tre o quattro, credo) di cui avrei voluto parlare ma, non avendo trovate informazioni dettagliate, preferisco rinviare la presentazione a quando sarò più certa dei dati che li riguardano. Questi sono i romanzi che nel mese di marzo hanno più attirato la mia attenzione, anche se non desidero tutti con la stessa intensità. 
Sicuramente il primo post nella wish list di marzo spetta a Il Weekend, nuovo romanzo di Peter Cameron. Ho letto i suoi precedenti tre, ammiro il suo stile e le sue storie, e non ho bisogno di riflettere se sia il caso o meno di leggerlo. Sarà mio senza dubbio. 
Secondo posto merita il romanzo della von Arnim, Una principessa in fuga, della quale mi sto lentamente innamorando: sono felice che la Bollati Boringhieri continui a tradurli con una velocità tale da non farmene mai sentire la mancanza. Anche i suoi romanzi li comprerei a scatola chiusa, finora non mi ha delusa. 
Salti di gioia li farò quando avrò tra le mie mani le illustrazioni di Benjamin Lacombe della sua Ondine: Lacombe si è guadagnato tutta la mia ammirazione per la sua arte e ogni sua pubblicazione ha un posto di riguardo nella mia libreria. 
La distopia gioca un ruolo importante in questo mese con ben tre titoli: The selection, Hybrid e Chaos. 
Sono ugualmente attirata da tutti e tre, anche se so che il rischio di cadere nel solito banale ya è alto. Ma lo correrò! Anger meriterebbe invece un discorso a parte non essendo ambientato in una società distopica. Ma  c'è da sottolineare che nella presentazione viene accostato ad Hunger Games, quindi forse ci sarà qualcosa che richiami le atmosfere del genere narrativo. 
Un occhio di riguardo va a Evelina e le fate di Simona Baldelli, finalista al premio Calvino 2012, e che appare come un romanzo profondo e delicato. 
Ho ritagliato uno spazio anche per Una piccola stella, romanzo di John Lindqvist, autore riconosciuto come tra i migliori nel genere horror, genere per cui non vado assolutamente pazza ma che ho saputo apprezzare nel suo più famoso Lasciami entrare. Ho deciso pertanto di dargli di nuovo l'occasione di stupirmi. 
Quanto ai titoli restanti, ognuno ha il suo perché nella mia testa e nel mio cuore: un libro mi ha incantata per la copertina (eh, ogni tanto mi capita, e se vi domandaste di quale parlo, sappiate che l'arancione è il mio colore preferito); un altro mi ha conquistata perché nel titolo c'è la mia città preferita; uno mi ha incuriosita perché protagonisti sono i libri; uno perché è scritto dalla regina del chick-lit anche se sotto mentite spoglie; uno perché ha per protagonista una ragazza con uno strano proposito, e un altro perché protagonisti sono degli anziani che sembrano davvero simpatici; uno perché ha le sfumature del classico, uno perché parla di amicizia, un altro perché il titolo è davvero carino ed è italiano (quindi nessuna traduzione fuorviante). 
Credo di aver detto tutto. E voi? Da quale titolo vi lascerete conquistare?





Sotto il cielo di Buenos Aires
Daniela Palumbo
1952. Addio, Italia. Un lungo viaggio su una grande nave dovrebbe essere un'avventura magica, un sogno ad occhi aperti per chiunque¿ Invece per Ines significa abbandonare tutto - la scuola, l'amore, l'adorata cavalla Lucerna - e partire con un grande punto interrogativo nella testa e un peso sul cuore. Destinazione: Argentina. A Buenos Aires non mancano colori e odori nuovi, idee e amicizie da scoprire, ma ben presto Ines incontra sulla sua strada una dittatura sanguinaria, e impara una parola che la segnerà nel profondo: desaparecidos . Si può davvero sparire per sempre? La ricerca della verità fa il giro del mondo e arriva ai nostri giorni, toccando le vite di Angela Maria, Ines, Estela, Luna, Pablo, tutti parte di un grande segreto da svelare e di un unico destino da ricostruire. Un romanzo che affronta con forza, intensità e speranza una delle pagine più crudeli della Storia.
Edizioni Mondadori. €15,00. 4 Marzo

Paris in love
Eloisa James
Paris in love racconta di un anno immensamente gioioso, che a volte mi capita di ricordare attraverso una nuvola di cioccolato e lingerie. Ma la gioia non veniva solo dal cioccolato. Circondati da persone che parlavano un’altra lingua, abbiamo iniziato a comunicare tra noi. Abbiamo costituito una piccolissima tribù che mangiava insieme, battibeccava insieme, soprattutto si divertiva insieme. Abbiamo imparato a sprecare il tempo, insieme. E poi ci siamo portati a casa la lezione. Per liberarsi dei ricordi (e dei fantasmi) del passato, Eloisa e suo marito Alessandro decidono di lasciarsi alle spalle la vita del New Jersey per tuffarsi nel sogno di un anno a Parigi. Giorno dopo giorno i ritmi e i sapori della città conquistano tutta la famiglia. Tra passeggiate al Bois de Boulogne, shopping alle Galeries Lafayette, assaggi di cioccolato e formaggi, Eloisa, a volte controllata al limite della mania, impara che non è necessario vivere momento per momento, ma che i momenti si possono anche buttare via senza che il mondo smetta di girare. Questa è la vera joie de vivre.Piacevole come una commedia di Woody Allen, romantico come Colazione da Tiffany, un quadro perfetto di una città magica, delizioso mix tra una guida turistico sentimentale e il romanzo autobiografico. Colori e profumi, cucina e abbigliamento, un vero atto d’amore nei confronti della Ville Lumière.
Edizioni Piemme. €17,00. 5 marzo


Chaos 
Lauren Oliver
Nel mondo di Lena l'amore è bollato come delirium, una terribile malattia che va estirpata da ogni ragazza. Lena non vede l'ora di ricevere la cura, perché ha paura di innamorarsi, ma proprio il giorno dell'esame conosce Alex, un ragazzo bellissimo e ribelle. L'amore tra Lena e Alex cresce ogni giorno di più, fino a che i due innamorati non decidono di scappara nelle Terre Selvagge. Ma purtroppo i piani non vanno come previsto... Lena si ritrova sola, senza Alex, che è rimasto dall'altra parte della rete, e senza la vita che conosceva. Vuole dimenticare quello che è successo, perché ricordare fa troppo male. Adesso è il tempo di farsi nuovi amici ed è il tempo di unirsi alla ribellione: contro chi vuole estirpare la possibilità di amare dal cuore di tutti gli uomini e contro chi le ha portato via Alex...
Edizioni Piemme. €17,00. 5 Marzo


Hybrid - Quel che resta di me
Kat Zhang
In un futuro distopico, ogni persona nasce con due diverse personalità, due anime. Con il passare del tempo, in modo naturale, l'anima dominante prende il sopravvento e quella recessiva viene dimenticata, scompare come un amico immaginario che ci ha tenuto compagnia solo nell'infanzia. Il sopravvivere delle due anime dopo la pubertà è illegale e visto dalla società come un'aberrazione da correggere. Ma in Addie, nonostante i suoi sedici anni, è ancora presente Eva, la sua seconda anima ancora attiva. È proprio Eva la voce narrante che ci fa vivere le emozioni dal suo punto di vista. Rannicchiata nella mente di Addie, Eva interagisce con l'altra parte di sé: come due vere sorelle si amano, si proteggono, ma possono diventare anche gelose l'una dell'altra. Nonostante tutti i tentativi per difendere e nascondere l'esistenza della debole Eva, il segreto di Addie viene scoperto e le due vengono rinchiuse in un agghiacciante centro per ibridi non resettati. L'unico modo per sopravvivere entrambe è una fuga impossibile.
Edizioni Giunti Y. €14,50. 6 Marzo


Evelina e le fate
Simona Baldelli
La narrazione si apre con una scena memorabile, l'arrivo degli sfollati: a Evelina pare che dalla neve stiano uscendo le anime dei morti. La bambina vede due fate: la Nera, dai tratti cupi, e la Scepa, la fata allegra, colorata, con una veste a fiori, che ride sempre. Nei dintorni del casolare girano i partigiani: il loro capo, il Toscano, ottiene dal padre di Evelina, che con loro simpatizza, del cibo. Evelina e i suoi fratelli Sergio e Maria trovano il cadavere di un tedesco ammazzato dai partigiani: la Nera li fa scappare in tempo, e li spinge a nascondersi, pochi attimi prima dell'arrivo dei tedeschi. In un succedersi incalzante di colpi di scena, sulle colline attraversate dalla linea gotica alle spalle di Pesaro, in attesa dell'arrivo degli Alleati, trascorre l'ultimo anno della Seconda guerra mondiale filtrato dallo sguardo magico dell'infanzia, e travolge tutta la famiglia di Evelina, padre e madre molto malata, i fratelli, e il segreto di una bambina ebrea nascosta sotto una botola dentro la stalla. Realtà e magia si mescolano e si intrecciano, facendo rivivere il mondo contadino e quello delle fiabe, l'intrico complesso della guerra civile e di quella mondiale. Lo stile asciutto, arricchito di elementi dialettali, rende il racconto più reale: parole magiche, parole amuleti, filastrocche, che aprono la porta al sogno o alla profezia. E alla comprensione possibile di quello che accade.
Edizioni Giunti. €12,00. 6 Marzo


Una principessa in fuga
Elizabeth von Arnim
La giovane principessa Priscilla è stanca, stanca morta della vita di corte, del protocollo, delle dame di compagnia e di tutti gli obblighi cui deve sottostare per il solo fatto di essere figlia del granduca di Lothen-Kunitiz. Così progetta la fuga da palazzo, una fuga inesorabilmente e frettolosamente anticipata non appena il granduca decide di dare Priscilla in moglie a un cugino. Accompagnano Priscilla il bibliotecario Fritzing – ufficialmente bibliotecario, in realtà una via di mezzo tra un padre, troppo assente quello vero, e la madre che Priscilla ha perso anni prima – e la cameriera Annalise, ignara del fatto che la principessa abbia deciso di trasferirsi in un piccolo cottage della campagna inglese soffocato dai rampicanti, senza servitù, per condurre finalmente una vita del tutto normale. Priscilla può adesso cominciare la vita che sogna da sempre: non avere nessun obbligo, se non quello di essere buona e aiutare i bisognosi. Ma la sua idea di bontà – distribuire banconote di grosso taglio tra i paesani allibiti, rimpinzare di dolciumi i bambini, somministrare del rum a una vecchietta malata – non è delle più canoniche. Neanche a dirlo, presto i sogni si infrangono: i soldi finiscono, la cameriera avvilita tesse un ricatto ai danni di Priscilla, le famiglie del villaggio mal tollerano lo scompiglio che l’arrivo della principessa ha portato con sé. Ma come in ogni fiaba che si rispetti, non manca il lieto fine. O quasi.
Edizioni Bollati Boringhieri. €16,50. 14 marzo

Anger
Isabel Abedi
Ce l'hanno fatta: tre settimane su un'isola deserta al largo di Rio de Janeiro, dove telecamere nascoste li riprenderanno ventiquattr'ore al giorno: saranno attori di un film dalla trama imprevedibile. Sono dodici ragazzi e ognuno di loro ha un motivo particolare per partecipare, sogni da coltivare e segreti da custodire. L'isola è un paradiso, ma il ruolo che i ragazzi scoprono di dover ricoprire è inquietante: undici vittime e un assassino... È solo un gioco, nessuno morirà per davvero, eppure quando Joker viene trovato sfracellato sugli scogli capiscono che il film dei loro sogni si è trasformato in un horror...
Edizioni Corbaccio. €16,40. 7 Marzo



Lo scaffale infinito 
Andrea Kerbaker
"Lo scaffale infinito" racconta l'amore per i libri nell'età moderna, dal XIV secolo ai giorni nostri. È un viaggio molto personale tra collezionisti, volumi e biblioteche del mondo, concepito come un'ideale staffetta in cui, per ogni epoca, il testimone viene portato da una figura chiave. Si parte da Francesco Petrarca e la sua straordinaria collezione di manoscritti e si viaggia nei secoli e nei luoghi, dall'umanesimo toscano fino al mondo globale del terzo millennio, attraverso l'Europa rinascimentale e la Russia degli zar, gli Stati Uniti della smodata crescita economica di fine Ottocento e la sciagurata parentesi nazista. Si alternano così personaggi come Hernando Colón, figlio illegittimo di Cristoforo Colombo, e Monaldo Leopardi, padre non amato di Giacomo, cardinali come Federigo Borromeo e Mazarino, industriali ricchissimi e attori squattrinati (i primi stampatori di Shakespeare), e decine di altre figure, tutte possedute dal "furore di aver libri" e dal desiderio di fondare una biblioteca. In conclusione, nume tutelare del collezionismo di oggi, Umberto Eco con la sua ecletticissima raccolta. A far da cicerone, l'autore con i suoi molteplici viaggi, incontri, esperienze, rivisitati all'insegna del mondo dei libri con un tono ironico, mai pedante.
Edizioni Ponte alle Grazie. €16,80. 7 Marzo



La piccola dea della fertilità
Paul Mesa
A Bianca ha ventisei anni ed è alta solo un metro e quarantanove centimetri, ma è grande abbastanza da desiderare il grande amore e la nascita di un bambino. Il piccolo albergo tedesco, curato e familiare, dove fa la cameriera, è la cornice delle sue stravaganti avventure. La sua mamma, che era di Lisbona e che l’ha soprannominata Bica come si chiama in Portogallo il caffè ristretto, è morta da tredici giorni quando comincia il romanzo, ma continua ad apparire alla figlia per ricordarle fiabescamente il fantastico potere della matermità. Bica, per assicurare agli ospiti dell’albergo una magica soluzione alle loro incertezze esistenziali, comincia a bucare tutti i preservativi che trova nei loro cassetti... Paul Mesa è riuscito a creare un personaggio nuovo, evocando con mano lieve le atmosfere nostalgiche del Portogallo, la sensualità degli aromi che si allacciano ai sentimenti, e ha dato vita a una nuova Amélie, leggera come una fata, pasticciona come una bambina, spiritosa e travolgente come una ragazza di oggi.
Edizioni Sperling & Kupfer. €15,90. 12 Marzo



The Selection
Keira Cass
In un futuro lontano, in un Paese devastato dalla guerra e dalla fame, l’erede al trono seleziona la propria moglie grazie a un reality show spettacolare. Per molte ragazze la Selezione è l’occasione di una vita. L’opportunità di sfuggire a un destino di miseria e sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America è un incubo. A sedici anni, l’ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa in un Palazzo che non conosce. Perdendo così l’unica persona che abbia mai amato, il coraggioso e irrequieto Aspen. Poi però America conosce il Principe Maxon e le cose si complicano. Perché Maxon è affascinante, dolce e premuroso. E può regalarle un’esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare…
Edizioni Sperling & Kupfer. €17,90. 12 Marzo



Una piccola stella
John A. Lindqvist
Mentre è a caccia di funghi in un giorno d'autunno, Lennart Cederström, un tempo famoso cantante pop, scopre una neonata avvolta in un sacchetto di plastica. Con un bacio, le ridà la vita, ma il primo grido della bambina lo sbalordisce: una nota perfetta, un puro e limpido mi risuona nella foresta. Un giorno Teres, cresciuta nascosta agli sguardi dei curiosi, diventerà famosa, lanciata sul palco di un concorso per talenti in erba. L'amicizia via internet con Teresa, una bambina sola e infelice come lei, creerà un legame potente e fortissimo: ormai adolescenti, le due ragazzine sono pronte a dar seguito al loro desiderio di vendetta.
Edizioni Marsilio. €19,00. 13 Marzo



Ondine
Benjamin Lacombe
Una fiaba romantica e gotica intrisa di fantastico, di sogno e di incanto. Nata in un palazzo di cristallo in fondo al mare, Ondine è una bellissima ninfa che si innamora del nobile cavaliere Hans di Ringstetten. Riadattando la novella dello scrittore bretone Friedrich La Motte-Fouqué, che per primo nel 1811 aveva tradotto in francese il mito tedesco, Benjamin Lacombe firma testo e illustrazioni di una favola dove amore e morte, fascino e paura, fantastico e bellezza si intrecciano continuamente. Mondi onirici, surreali e impalpabili sono interpretati da Lacombe con delicate tonalità preraffaellite, mentre rarefatti disegni su pagine trasparenti, che aggiungono magia alle illustrazioni, evocano l’evanescente mondo acquatico delle ninfe.
Edizioni Rizzoli. €18,00. 13 Marzo



La banda degli insoliti ottantenni
Catharina Ingelman Sundberg
Märtha e la sua banda di cinque simpatici vecchietti vivono in una casa di riposo. I loro giorni trascorrono all’insegna della noia e dell’avvilimento, specie da quando il nuovo proprietario dell’istituto ha tagliato tutte le spese: cibo, divertimenti e persino le decorazioni natalizie! Tanto che arrivano a pensare che starebbero meglio in prigione, dove almeno la mensa funziona. Perché allora non evadere e commettere una rapina, per venire incarcerati? Il primo colpo della scombinata gang non va però come avevano previsto, così decidono di rimediare pianificando il furto del secolo. Ma essere arrestati non è semplice come si immagina e quando finalmente finiscono al fresco si accorgono di aver sopravvalutato la vita e gli agi di quel “ricovero”. Anzi, tra rigide gerarchie, mafiosi slavi e criminali senza scrupoli che farebbero di tutto per impossessarsi del loro bottino devono far ricorso a ogni possibile stratagemma per uscirne incolumi. Dove porterà la rocambolesca avventura di questa banda di intrepidi Lupin dai capelli grigi? Chiunque li incontri farebbe meglio a mettersi al riparo... Evasi dall’ospizio, inseguiti dalla mafia, riusciranno a compiere il furto del secolo? Da questo romanzo la serie televisiva svedese presto in onda anche in Italia.
Edizioni Newton Compton. €12,90. 21 Marzo



A che gioco giochiamo?
Madeleine Wickham
È stato Patrick ad avere l'idea di invitare gli amici per un weekend di tennis e relax. Non vede l'ora di esibire la favolosa residenza di campagna acquistata grazie ai lauti guadagni della sua attività per così dire... spregiudicata di consulente finanziario. Ma alla bella moglie Caroline non ha rivelato il vero motivo di questa riunione a cui tiene così tanto. Caroline è una donna senza peli sulla lingua che conosce bene il caro maritino, quindi non si fa certo problemi a dire la sua in merito a questa iniziativa. È ben contenta di accogliere Stephen e Annie, i vecchi vicini di casa con qualche problema finanziario, un po' meno di vedere l'arricchito Charles e la sua aristocratica moglie Cressida, ed è scontentissima di dover avere a che fare con il competitivo e pedante Don, cliente di Patrick, e la sua sciocca figlia Valerie. Quando le quattro coppie si riuniscono, sembra già chiaro chi siano i vincitori e chi i vinti nella vita. Ma nel momento in cui la prima palla viene lanciata oltre la rete l'impeccabile campo da tennis in erba diventa teatro di qualcosa di molto diverso da un piacevole torneo fra amici. Ha inizio infatti una due giorni di ripicche, scenate e rivelazioni, culminante nell'arrivo di un ospite inatteso che sovvertirà completamente gli equilibri... In A che gioco giochiamo? Madeleine Wickham racconta senza mai perdere l'usuale leggerezza il rapporto che intratteniamo con il denaro, scegliendo come bersaglio della sua tagliente ironia il mondo fatuo dei nuovi ricchi. In questa fiera di vanità e opportunismo, dietro l'ostentazione si nascondono tante piccole miserie e in nome dei soldi sembra lecito sacrificare tutto, persino l'amicizia.
Edizioni Mondadori. €19,00. 19 Marzo


Il weekend
Peter Cameron
John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l'arrivo di Lyle, critico d'arte di New York, nell'anniversario della morte di Tony, fratello di John e amante di Lyle per nove anni. Quest'ultimo si presenta però in compagnia di Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza fatalmente destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti e carichi di tensione. Ma se l'ansiosa Marian sembra essere l'unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro, Neo qua, neo là - in cui descrive la pittura contemporanea come «un'arte moribonda» -, ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e l'adorazione del giovane Robert lo fa sentire, dopo tanto tempo, di nuovo desiderato. Il che sarebbe ideale per elaborare il lutto e guardare con fiducia al futuro. Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, «lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai». È infatti nelle situazioni più ordinarie - una cena in giardino, una nuotata nel fiume accanto alla casa - che l'assenza di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera ansie inespresse e antichi dolori. Con la consueta sagacia, in questo romanzo avvolgente Cameron si mostra come pochi capace di dosare satira sociale e introspezione, per condurci fino a quel luogo della coscienza dove si celano le domande più importanti: è possibile conoscere davvero una persona? Su quali basi poggiano i nostri rapporti con gli altri?
Edizioni Adelphi. €16,00. 20 Marzo

Lucky Jim
Amis Kingsley
Jim Dixon è un giovane studioso di letteratura inglese medievale in un’oscura università delle Midlands. La seconda guerra mondiale è finita da poco, il vecchio ordine si è sgretolato e quello nuovo non è ancora sorto dalle macerie. Jim cerca il proprio spazio nel mondo, convinto che «innumerevoli sono i modi in cui le cose belle possono essere più belle di quelle brutte» e che lo studio e l’amore possano, forse, regalargli una vita diversa. Definito il primo «campus novel» moderno, Lucky Jim è innanzitutto un romanzo di inesauribile comicità – capace di rinnovare e rilanciare la tradizione della commedia satirica inglese di costume da Dickens a Fielding fino a Wodehouse e Waugh – ma è anche una grande storia d’amore, un romanzo di riscatto e rivincita, un attacco sferrato contro la noia e il conformismo. Un capolavoro
Edizioni Dalai. €16,90. 12 Marzo


Io la signora Tamara la terrei
Giorgia Manzi
Quando Lilli arriva in Grecia con i genitori, nell'estate che precede l'inizio del liceo, non può immaginare quanto la sua vita cambierà in poco tempo. Si sono trasferiti lì per il lavoro di suo padre, e a lei tocca ricominciare tutto da capo. Clelia, sua madre, critica tutto e tutti, suo padre porta a casa i soldi, nient'altro. I suoi compagni di classe sembrano macchiette e la professoressa d'italiano non fa che appiopparle brutti voti per i suoi temi fantasiosi. Per fortuna c'è Tamara, la signora rumena che è stata assunta come colf a casa loro. Per fortuna, sì. Perché quando Clelia si ammala di un cancro incurabile e Lello, il ragazzo a cui Lilli ha dato il suo primo bacio, deve partire per l'Italia, è proprio Tamara l'unica su cui Lilli può ancora contare. Per imparare a guardare avanti. Età di lettura: da 12 anni.
Edizioni Rizzoli. €11,00. 13 Marzo

La mia unica amica
Eliana Bouchard
In un giorno di ottobre due bambine si trovano a condividere l'unico banco rimasto libero proprio accanto alla cattedra; ci rimarranno per nove mesi, tanto durerà la loro nascente e progressiva amicizia, segnata da provenienze sociali molto diverse. Il conflitto tra loro sempre in agguato nasconde la tenacia di un sentimento purissimo, talmente forte da resistere per un tempo molto superiore alla durata di quell'anno scolastico. Nei dialoghi delle due amiche si condensano i temi eterni del bene e del male, dell'odio e della gelosia, dell'invidia, della conoscenza, e il rovello tagliente della verità. Vale più la verità o l'amicizia? Su questo e altri nodi si avvolge e si svolge l'intera storia, in compagnia di una natura che occhieggia dalle finestre e spinge, per entrare e infrangere le barriere del sapere. Sullo sfondo si muovono i compagni di scuola, descritti nelle forme caricaturali così congeniali alla perfidia delle menti infantili; una maestra regna sovrana, arbitro indiscusso di una corte in eterno subbuglio. L'anno della grande eclissi offre alla classe un'occasione, una sfida, e tutti in fila, su per la montagna, chi con un binocolo, chi con un vetrino affumicato, si inerpicano sul viottolo incerto della conoscenza. Non lontano dall'edificio scolastico, tuttavia, saettano gli slittini di legno raspando la neve, sfidando la sorte e quindi la vita, nel punto di incontro del piacere sfrenato e del botto mortale. L'esperienza dice che è bene non incontrarsi mai più, dopo che l'esistenza ci ha piegati in forme talvolta non più riconoscibili, eppure la scoperta di una minima traccia dell'altro può far risuonare, improvvise, le corde del cuore, e riportare alla mente le sensazioni e le immagini di passioni non spente.
Edizioni Bollati Boringhieri. €16,50. 14 Marzo

venerdì 1 marzo 2013

Fantasia d'inchiostro. Recensione: La doppia Carlotta di Erich Kästner

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Trama:
un grande classico della narrativa per ragazzi, da cui è stato tratto il film Il cowboy con il velo da sposa. luisa viene da Vienna e tiene i lunghi capelli sempre sciolti sulle spalle, mentre Carlotta è di Monaco e porta le trecce. Queste però sono davvero le uniche differenze tra le due ragazzine, che per il resto sono identiche come due gocce d’acqua. Com’è possibile? Prima di incontrarsi per caso nello stesso campeggio estivo, infatti, luisa e Carlotta non si sono mai viste. a poco a poco il mistero si dipana e le due scoprono di essere gemelle, divise, ancora piccolissime, dal divorzio dei loro genitori. ora che finalmente si sono ritrovate, luisa e Carlotta decidono che non si separeranno mai più e studiano un piano infallibile per far tornare insieme mamma e papà.

L'autore:
Erich Kästner è stato uno dei più grandi scrittori tedeschi del Novecento e ha scritto bellissimi libri per bambini. Dopo l’ultima guerra, divenne uno dei più convinti rappresentanti del movimento per la pace. tra i suoi libri più celebri, pubblicati in Italia da Piemme, La conferenza degli animali ed Emil e i detective

Recensione:
Quando ero piccola in tv al giovedì andava in onda una rassegna di film per i bambini.
A volte film della Disney, altre volte pellicole che avevano dei ragazzini come protagonisti. Era un appuntamento imperdibile per chi aveva una giovane età, considerando la scarsa varietà di programmi dell'epoca. Il giovedì sera io e la mia famiglia facevamo scorpacciata di governanti perfette sotto ogni punto di vista, pomi d'ottone magici, maggiolini con un cuore e bassotti sfrenati. Ma tra tutti i film che davano (e poi puntualmente replicavano ogni anno) avevo individuato il mio preferito in assoluto, un film che col tempo hanno cercato di rifare con nuovi attori e nuove situazioni ma senza riuscire a reggere il confronto con quello che per me rappresentava la perfezione. Parlo del mitico Cowboy col velo da sposa, disastroso adattamento italiano di un semplice e perfetto titolo qual era The Parent Trap. Il film è del '61, io l'avrò visto probabilmente venticinque anni più tardi trovandolo ancora adatto e perfetto per la mia epoca (e so per certo che se lo vedessi oggi lo troverei altrettanto perfetto: ho una sorta di rispetto per le mie passioni infantili).
Ora, non so quanti di voi abbiano visto il film e quanti possano averlo apprezzato. Ma non son qui a parlare del film. Son qui a scrivere di come, appena qualche mese fa, abbia scoperto che la pellicola era l'adattamento cinematografico di un romanzo per bambini. Non riuscivo a crederci. Il fatto di poter leggere il libro da cui era stata tratta una delle mie storie preferite mi ha emozionata. Detto fatto, mi procuro il magico libro e non me ne stacco finché non ho terminato la lettura. Il libro è intitolato La doppia Carlotta, l'autore è Erich Kästner, a me sconosciuto fino a questo momento, il romanzo fu pubblicato nel lontano 1949.
La storia si svolge tra Monaco, Vienna e qualche lago tedesco, dove le bambine si incontrano casualmente a un campeggio, scoprono la fortissima somiglianza e, dapprima litigando poi condividendo il loro passato, si rendono conto di essere gemelle, separate alla nascita. Una vive con la mamma, l'altra col papà e nessuna delle due è a conoscenza dell'esistenza dell'altro genitore così come della sorella. Lì in quel campeggio che le ha riunite le due ragazze decidono di fare a cambio vita per pochi giorni, all'insaputa di tutti ovviamente, per avere ognuna la possibilità di conoscere l'altro genitore. Da quella decisione partono una serie di equivoci e gag che porteranno all'inevitabile lieto fine.
Il film era (è) simpatico, divertente, emozionante, buono, commovente. Perfetto per una bambina della mia epoca, ma non saprei se sarebbe accolto con lo stesso entusiasmo anche da una bambina di questa epoca.
Il libro è molto molto (molto) semplice. Velocissimo da leggere, assume più la sostanza di un raccontino che di un vero e proprio romanzo. Carino, piacevole senza dubbio, ma si ha la costante impressione che gli manchi qualcosa di fondamentale. Un po' di quel brio presente nella pellicola. Un po' di ironia in più. Qualche personaggio più incisivo. La storia sembra la versione pallida e debole del film. La semplice base su cui è poi è stato costruito un mondo molto più splendente e convincente. Forse aver visto e amato Cowboy col velo da sposa non mi ha permesso di accostarmi alla Doppia Carlotta nel giusto stato d'animo. Mi aspettavo tanto, mi aspettavo tutto da questa storia. Sarebbe meglio leggerla senza conoscere troppo, per lasciare all'autore la possibilità di intrattenerci e divertirci, e poi magari farsi stupire dal frizzante adattamento cinematografico.
Il percorso all'inverso fa perdere qualche punto al libro, ma pazienza, è andata così. Ciò non toglie che resta un romanzo da cui non mi separerò mai, perché è anche grazie ad esso se quei giovedì sera resteranno indimenticabili nei miei ricordi.


Titolo: La doppia Carlotta
Titolo originale: Das doppelte Lottchen
Autore: Erich Kästner
Traduttore: Roberta Magnaghi
Editore: Piemme - Il battello a vapore
Pagine: 224
Isbn: 9788856617597
Prezzo: €13,00
Valutazione: 3 stelline
Data di pubblicazione: 22 Gennaio 2013