sabato 13 aprile 2013

Recensione: Il cuore innanzitutto di Claudia Priano


Trama:
«Quella è una ragazzina speciale, vedrai, un giorno lo scoprirai.» Questo dice Marta a suo marito Andrea. E Andrea, coinvolto in un evento inatteso che porterà un cambiamento non comune nella sua vita, riconoscerà il valore di sua nipote, Nina, che si affaccia all’età adulta, diventando una donna. Il passaggio avviene nell’arco di un solo anno, ma non potrebbe essere più radicale e straordinario. Per sfuggire alla sua famiglia, devastata da rancori e profonde frustrazioni, Nina si è rifugiata in un mondo di personaggi immaginari, a cui dà vita costruendo storie a partire da vecchie fotografie. Questo però ha dato a Nina occhi più sottili per gli altri, e quando, per una fatale concatenazione di fatti drammatici, sarà chiamata a dimostrarlo, non esiterà. Sarà un viaggio del tutto inatteso e costellato di imprevisti, anche comici, a darle identità e coraggio, su un pullman sgangherato e su auto di fortuna, verso un paese, una cultura e un popolo che sono diventati l’emblema dell’«altro»: i rom. In mezzo a loro, Nina scoprirà l’umanità dei diversi, e una famiglia allargata dove parlarsi davvero, con il cuore, oltre il muro dei pregiudizi, ritorna a essere una possibilità concreta: la più importante, la più preziosa che abbiamo.

L'autrice:
Claudia Priano è nata e vive a Genova. E' autrice dei romanzi Cose che capitano (2006) e Con il cuore leggermente indolenzito (2007), Smettila di camminarmi addosso (2009) e ha scritto la novellizzazione della fiction Medicina generale (2007).
Sito dell'autrice: http://www.claudiapriano.com/

Recensione
Credo che la maggior parte dei libri che leggiamo arrivino sui nostri scaffali con uno scopo, non necessariamente coincidente con quello di chi quel libro l'ha scritto. Ogni libro che passa per le nostre mani ha il compito di lasciarci qualcosa, di rendersi essenziale per la nostra vita non solo di lettori. I libri che non ci lasciano nulla sono i meno degni, sono quelli che potremmo cancellare tranquillamente dalle nostre liste di libri letti, perché tra qualche anno neanche ci ricorderemo di averli mai visti o sfogliati. Sono partita con questo preambolo perché il romanzo di Claudia Priano, autrice a me sconosciuta prima di dedicarmi a questa lettura, è stato importante e delicato e mi ha regalato qualcosa che difficilmente si è pronti ad accettare: una nuova prospettiva. 
Sono così abituata ad avere le mie idee e i miei principi che a volte dimentico che il fatto che siano miei non li renda automaticamente universali. Dimentico di mettere in atto quel famoso esercizio che renderebbe i rapporti sociali più semplici e amichevoli: cambiare punto di vista. Provare a mettersi nei panni dell'altro. Ammettere che il proprio modo di pensare non sia sempre l'unico giusto. Il cuore innanzitutto mi ha lasciato questo monito, una sorta di "ricordati che non hai sempre ragione": se tra qualche anno avrò dimenticato la storia di Andrea e della nipote Nina, se avrò dimenticato quel viaggio tra i Rom, se non ricorderò più perché fu intrapreso e cosa comportò, so che non dimenticherò mai il piccolo insegnamento che ne ho tratto. 
Chi si accosta al romanzo guidato da un titolo che inneggia all'amore, sperando di trovarsi tra le mani la storia di un sentimento forte ed eterno, potrebbe restarne deluso: protagonista non è l'amore tra due persone. Il cuore del titolo, quel cuore da mettere innanzitutto, è quello stesso cuore di cui ci parlò, più di venti anni fa, la volpe nel suo dialogo col piccolo principe: l'essenziale è invisibile agli occhi, non si vede bene che col cuore. Un invito a non soffermarsi all'apparenza, alle circostanze, a ciò che sembra. A non giudicare un uomo per le sue origini. A non condannare un popolo per le sue abitudini. Iniziamo a guardare col cuore, a dare un'altra occasione. 
E' questo, per me, il senso del romanzo. Claudia Priano mi ha portato a fare la conoscenza di un universo a me noto solo attraverso chiacchiere e pregiudizi: parlo dei Rom, di quelle persone di cui siamo abituati a diffidare perché riteniamo capaci dei peggiori reati. Eppure venendo a contatto con questa realtà attraverso il romanzo, qualcosa inizia a farsi strada nella mia mente. Un pregiudizio che si incrina, un'ammissione di errore. La conoscenza dei Rom avverrà prima tramite Andrea su territorio italiano, poi tramite le impressioni della nipote Nina, direttamente in Romania. 
Un cambiamento di prospettiva iniziato da una crepa sul muro, che porta a uno sconvolgimento totale come la scoperta di un naso storto portò Vitangelo Moscarda a riflettere e a mettere in discussione su se stesso. 
Ho amato ogni pagina di questo romanzo. 
I due personaggi principali, l'adolescente Nina e lo zio Andrea, mantengono per tutto il tempo una certa riservatezza e sembrano duri a sciogliersi, non solo tra loro ma anche con noi lettori. Andrea è un uomo abitudinario, serio, affidabile. Nina è una ragazzina chiusa, poco socievole, sognatrice. Colleziona cartoline di persone di altri tempi e altri luoghi: foto di sconosciuti di cui non potrà mai saper nulla. Le loro strade non sembrano destinate a incrociarsi, eppure accade. L'evento drammatico che metterà in discussione l'intera esistenza di Andrea sarà anche il motore che porterà alla scelta di Nina di appoggiare lo zio in quel viaggio assurdo e apparentemente immotivato. Lo stile dell'autrice è essenziale, ma efficace.
I dialoghi sembrano scarni, ma in realtà sono un botta e risposta ad alta velocità, senza essere delimitati da punteggiatura, tranne per quei casi meno importanti in cui essa compare. 
E ancora: il primo dialogo tra Nina e lo zio Andrea è virgolettato. Tra i due c'è ancora formalità e ci si muove con circospezione, come se nessuno dei due si sentisse a proprio agio con l'altro. Se le virgolette scompaiono, allora si è instaurata una certa familiarità. Questi dettagli hanno reso la lettura ancora più convincente e incisiva. Come se l'autrice volesse dare al lettore tutti gli strumenti per comprendere cosa stesse accadendo in quelle pagine e come si stesse svolgendo. 
E poi, gli anacoluti. Il fratellino di Nina ha una particolare passione per loro e la sorella, quando ne trova uno, si sofferma, lo conserva, glielo ripete facendolo diventare un gesto d'amore semplice ma emozionante. E' stupendo il modo in cui l'autrice ci costringe a riconoscere la presenza della figura retorica ogni volta che essa si presenta: quasi come se Teo fosse nostro fratello e noi dovessimo segnarli per lui. Anacoluti che prima ci sarebbero passati sotto agli occhi in maniera indifferente, da allora ci appaiono evidenziati e in primo piano. 
Tutta la narrazione sembra voler coinvolgere continuamente il lettore, senza permettergli di distrarsi e allontanarsi. L'autrice ci porta in un viaggio a ritroso le cui motivazioni verranno svelate poco alla volta. Un viaggio lungo, interminabile, pieno di deviazioni, così come il tentativo del protagonista di ricostruire il passato. Si comincia a raccontare ma ci si perde nei ricordi, abbandonando facilmente la storia principale. Accade così anche nella realtà. 
E così è accaduto nella realtà di Claudia Priano, che per prima ha tentato quel viaggio di cui ci parla, mettendo in gioco tutte le proprie certezze e probabilmente sfidando le proprie paure. Dice Nina: quando ero piccola avevo paura grandi e paure piccole. Quelle piccole in qualche modo le affrontavo, mi dicevo che prima o poi le avrei sconfitte. Ma quelle grandi no, erano loro a sfidare me, e vincevano sempre.
Leggete questo romanzo se avete voglia di mettervi in gioco, di mettere in discussione le vostre abitudini, se volete sfidare le vostre paure. O farvi sfidare da loro. E se siete pronti a mettere il cuore innanzi a tutto.


Titolo: Il cuore innanzitutto
Autore: Claudia Priano
Editore: Guanda
Pagine: 312
Isbn: 9788860889072
Prezzo: €18,00
Valutazione: 4 stelline
Data di pubblicazione: 7 Febbraio 2013

mercoledì 10 aprile 2013

Recensione: Il weekend di Peter Cameron




Trama
John e Marian, coppia di facoltosi quarantenni, attendono nella loro villa di campagna l'arrivo di Lyle, critico d'arte di New York, nell'anniversario della morte di Tony, fratello di John e compagno di Lyle per nove anni. Quest'ultimo si presenta però insieme a Robert, ventiquattrenne pittore di origini indiane: circostanza fatalmente destinata a trasformare il placido soggiorno che i tre avevano programmato in una sequenza di momenti imbarazzanti e carichi di tensione. Ma se l'ansiosa Marian sem­bra essere l'unica ad accorgersene e John si chiude in un laconico riserbo, Lyle fa di tutto per apparire disinvolto. Il suo ultimo libro, in cui descrive la pittura contemporanea come «un'arte moribonda», ha avuto un successo di pubblico inaspettato, e grazie all’adorazione del giovane Robert si è di nuovo attaccato «alla speranza, al­l’at­tesa, al­l’idea che la sua vita stia per cambiare». Eppure, come Lyle imparerà a proprie spese, «lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai». È infatti nelle situazioni più ordinarie – una cena in giardino, una nuotata nel fiume accanto alla casa – che l'assen­za di Tony si fa insopportabile, costringendo i tre amici a sollevare il velo di falsa naturalezza che maschera ansie ine­spresse e antichi dolori. Anche in questo romanzo avvolgente Cameron si mostra come pochi capace di dosare satira e introspezione, per condurci fino a quel luogo della coscienza dove si celano le domande più dure, sull’im­possibilità di conoscere una persona come sulla incerta base dei rapporti sociali.

L'autore:
Peter Cameron è uno scrittore statunitense. Adelphi ha pubblicato Quella sera dorata, Un giorno questo dolore ti sarà utile, Paura della matematica e Coral Glynn. Il weekend è apparso per la prima volta nel 1994. Sito dell'autore: http://www.peter-cameron.com/

Recensione
Quando ho finito di leggere Il weekend ero un po' delusa (ma non totalmente) e un po' confusa. Possibile che  proprio Cameron avesse spento l'interruttore del mio entusiasmo per scrivere un romanzo così poco incisivo e profondo? Un romanzo così breve, tra l'altro, da farmi chiedere costantemente: e il resto dov'è?
Presa dall'ondata di quella che pensavo sarebbe diventata, a distanza di qualche ora, una forte delusione, vado su aNobii, registro la mia lettura e le mollo tre stelline. Uno di quei voti non del tutto negativi ma irreparabilmente tiepidi e insipidi, uno di quei voti che concedo a quelle letture che sì, mi sono piaciute, ma che resteranno sempre  nel limbo dei libri senza infamia e senza lode. 
Intanto passano le ore e l'eco de Il weekend comincia a farsi sentire. I suoi personaggi ritornano insieme ai loro silenzi, le loro frasi non dette sembrano quasi urlare nella mia testa. Inizio ad avvertire la loro solitudine, la difficoltà del vivere, la necessità di elaborare il lutto attraverso tutte le sue fasi. Lyle, Robert, Marian e John si presentano nella mia mente coi loro nomi (io che solitamente dimentico i nomi di persone e personaggi dopo dieci minuti che si sono allontanati dalla mia vista) e coi loro tratti, con le loro ferite e le loro insicurezze. Li ritrovo tutti dentro di me e accanto a me: li riconosco, li capisco, li accetto. Eppure durante la lettura mi erano sembrati degli estranei che volevano rimanere tali. Non mi avevano permesso di andare a fondo nella loro conoscenza: i loro scarni dialoghi volevano tenermi fuori dalla loro vita, il loro passato restava segreto appannaggio di pochi eletti, i loro desideri non erano degni di essere espressi davanti a una lettrice come me.
E poi, come per magia, paf!, tutta la loro essenza, tutto il non detto è esploso dopo che il libro è stato chiuso e riposto nello scaffale. Potere della narrativa. 
Ecco perché oggi posso parlare del romanzo senza più nessuna delusione o confusione. A distanza di un giorno dalla fine della lettura, il romanzo si è riscattato e ha acquistato valore e consistenza (oltre a una stellina in più, che ho prontamente aggiunto in aNobii!).
Il romanzo è molto breve ed è quasi interamente costruito su dialoghi serrati che gli conferiscono un ritmo teatrale. Pochi i personaggi in scena, ma tutti col ruolo di comprimari. John e Marian, due coniugi che nell'ultimo anno hanno dovuto affrontare la perdita di un familiare, il fratello di John, e la depressione di Marian con annessi tentativi di suicidio. Lyle e Robert, due uomini che hanno iniziato a frequentarsi da poco: Lyle sta cercando di riprendersi dal lutto - era fidanzato col fratello di John; Robert è entrato nella vita di Lyle in punta di piedi e ancora non ha trovato la sua giusta collocazione. Infine c'è l'italiana Laura e la figlia Nina, due comparse ma il cui ruolo sembra essere essenziale come quello dei protagonisti. 
Sei personaggi in cerca di amore, sarei tentata di dire. 
Sei personaggi che vivono il presente con solitudine, nonostante non siano soli, che si trascinano dietro il peso delle perdite del passato, che sono alla ricerca di qualcosa cui non sanno dare un nome. Il loro approccio alla vita è disilluso, realistico, senza nessuna speranza. Nella narrazione che copre l'arco di due soli giorni, Cameron riesce a farci sentire il peso dell'esistenza, la voglia di trovarvi un senso, l'incapacità a saperlo riconoscere. 
Se non avessi avuto la certezza che questo è uno dei primi romanzi scritti e pubblicati da Cameron, avrei pensato che l'autore fosse ormai diventato vecchio. Troppo vecchio per illudersi, per sognare, per vivere con gioia. Troppo vecchio per credere che la vita possa cambiare. Insomma, avrei potuto pensare che da questo in poi, i suoi romanzi sarebbero stati caratterizzati da disillusione e amarezza. Il che non toglie comunque valore e profonda bellezza a ciò che scrive: lo stile è così elegante che è un piacere perdersi nella lettura; l'ambientazione è così perfettamente dettagliata che non ci si può astrarre ma vi si resta piacevolmente immersi, e quelle emozioni che, anche se non immediatamente, risuoneranno dentro di noi sono così vive e riconoscibili che non si può far a meno di ritenerle vere.
E invece l'autore era ancora giovane - non che ora sia vecchio, o almeno non lo è secondo i miei criteri di classificazione delle persone per età :). In realtà è come se ne Il weekend ci sia già quell'autore che abbiamo conosciuto, apprezzato e amato nei romanzi successivi, ma sia una presenza più in potenza che in atto: qui sono gettate le basi sui cui poi costruirà la sua produzione narrativa. I temi qui introdotti ricorreranno nelle sue opere successive, ma non hanno ancora abbastanza spazio e parole: solitudine, malinconia, senso di insoddisfazione o di vuoto, ricerca di se stessi. E anche le modalità sono le stesse che incontreremo in Quella sera dorata, Un giorno questo dolore ti sarà utile e Coral Glynn. Qui c'è un Cameron agli albori che già dimostra la sua capacità di introspezione e narrazione.
Assolutamente da leggere, se amate Cameron. Se ancora non lo conoscete, vi consiglio di leggere prima i suoi romanzi più famosi e poi dedicarvi a Il weekend, così facendo potrete apprezzarlo maggiormente.

Titolo: Il weekend
Titolo originale: The Weekend
Autore: Peter Cameron
Traduttore: Giuseppina Oneto
Editore: Adelphi
Pagine: 177
Isbn: 9788845927768
Prezzo: €16,00
Valutazione: 4 stelline
Data di pubblicazione: 20 Marzo 2013



lunedì 8 aprile 2013

Recensione: La vita davanti a sé di Romain Gary




Trama
Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo. Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove». L'anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l'attrice americana, l'adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui. Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d'Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l'inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent'anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell'immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas). È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l'esistenza è vista e raccontata con l'innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».

L'autore:
Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914 in Lituania, figlio naturale di un’attrice, ebrea russa fuggita dalla rivoluzione, e di Ivan Mosjoukine, la più celebre vedette, insieme a Rodolfo Valentino, del cinema muto. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956, vince il Goncourt con Les racines du ciel. Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Emile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé (Neri Pozza 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Il pomeriggio del 3 dicembre 1980, Gary si uccide, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.

Recensione
Ho finito di leggere questo romanzo esattamente un mese fa ed è da allora che non faccio altro che andarci a sbattere contro coi ricordi e coi pensieri, senza essere capace di tradurli in parole.
Si affacciano nella mia mente esclamazioni del tipo: Non me l'aspettavo. Un capolavoro. Che genio, Gary. (aggiungeteci pure punti esclamativi in quantità indefinita). O aggettivi che non fanno altro che ripetere: toccante, vero, profondo, emozionante, vivo. Il problema sorge quando si tratta di mettere insieme esclamazioni e aggettivi in periodi che possano rendere giustizia a uno dei migliori romanzi letti negli ultimi anni. Come si fa? Non ho ancora trovato la risposta.
Non posso neanche consigliarvi di dare uno sguardo alla trama per capire cosa ci riserva questo romanzo: sotto la voce trama, in realtà, si nasconde una parte della vita dello scrittore. Scopriremo che la pubblicazione del romanzo è avvenuta sotto falso nome così come il riconoscimento del Premio Goncourt, e ci imbatteremo poi nel terribile suicidio con cui Gary decise di mettere un punto alla sua esistenza.
Alla storia effettiva di Momo, indimenticabile protagonista de La vita davanti a sé, son dedicate un paio di righe del tutto insufficienti a introdurre il lettore in quel che sarà il romanzo. Meglio quindi dedicarsi alla lettura senza perdere troppo tempo a cercare notizie in giro.
L'impatto è inaspettato e incisivo. Momo ci accoglie parlandoci immediatamente del suo sesto piano senza ascensore e della difficoltà di Madame Rosa di salire tutte quelle scale a causa dei suoi chili di troppo. Noi lettori ci ritroviamo disarmati e affascinati di fronte a quel ragazzino che alla prima occhiata potremmo quasi confondere con un ben più familiare scugnizzo napoletano. In realtà Momo è un parigino musulmano, ma nazionalità o credo religioso non lo rendono così diverso da qualsiasi altro bambino cresciuto per strada.
Momo è figlio di una prostituta e di un padre probabilmente ignoto, ai nostri occhi si presenta come orfano allevato da un'ex prostituta che, smesso il lavoro di una vita, ha visto come fonte di guadagno la possibilità di allevare i figli di chi si ritrova ad averne incidentalmente e non può prendersene cura. Le amicizie di Momo sono orfani come lui, travestiti, malviventi, poveracci.
Ha un'età non ben definita, una quotidianità non troppo facile, un futuro inesistente.
Con questa disastrosa carta d'identità, ci si aspetterebbe un Momo già deluso dalla vita e disilluso, un ragazzino triste e incattivito, un piccolo delinquente che sta imparando l'arte dell'arrangiarsi.
E invece Momo entra in scena con la sua spontaneità, la sua ingenuità, la sua dolcezza, la sua grazia e ci disarma. Ci racconta la sua storia senza peli sulla lingua, con il linguaggio di un bambino, la lucidità di un adulto, la saggezza di un anziano. Senza rendersene conto, Momo ci costringe a tirar fuori emozioni e lacrime, ci fa scoppiare in improvvise risate e girare pagine di continui sorrisi, ci colpisce con le sue azioni e le sue parole facendoci sentire orgogliosi di essere suoi lettori.
Momo è la vita stessa: nei suoi alti e bassi, nei suoi momenti di pura gioia e quelli di difficoltà, nella sofferenza e nell'accettazione della realtà, nelle scelte e nelle rinunce. Una vita intera raccontata dalla voce di un bambino che forse bambino non è, che si ritrova improvvisamente nei panni di un adolescente, cresciuto di quattro anni in pochi giorni senza sentire il peso del tempo che gli è stato nascosto. Una vita riscaldata dall'amore di una ex-prostituta, Madame Rosa, sopravvissuta ai campi di concentramento e affezionata a Hitler; illuminata dalla saggezza del signor Hamil - un anziano venditore di tappeti che ha begli occhi che dispensano del bene tutto intorno - che gli insegna a leggere, a fare domande, a cercare la risposta al "Signor Hamil, si può vivere senza amore?"; rassicurata dalla solidarietà di Madame Lola, un ex campione di boxe che ora batte al Bois de Boulogne come travestito - "se tutti fossero stati come lei, il mondo sarebbe terribilmente diverso e ci sarebbero molte meno disgrazie" - ; osservata dall'interesse di una donna che vorrebbe prendersi cura di lui, ma che lavorando in una sala di doppiaggio riesce solo a mostrargli la magia del mandare le scene indietro, la magia di qualcosa cui un bambino orfano e povero non avrebbe mai potuto assistere e quello "era il vero mondo alla rovescia ed era la più bella cosa che ho mai visto nella mia vita schifa (...) avevo le lacrime agli occhi". Attraverso gli occhi e le parole di Momo, anche il lettore più prevenuto vedrà crollare ogni suo pregiudizio e giudizio verso prostitute, travestiti, ebrei o ladri. Momo ce li racconta al di là di quel che fanno o hanno fatto: va dritto al loro cuore, alla loro essenza. Non c'è giusto e sbagliato né male e bene: c'è la vita e chi la vive, senza badare al sesso, all'età, allo stato sociale, al colore della pelle, alla religione. Un romanzo multiculturale che obbliga il lettore a cambiare prospettiva, a rivedere le sue concezioni di normalità, e ad accettare che quel che accade in La vita davanti a sé sia un capolavoro di vita, nonostante tutto.
A tratti sembra di essere in una accogliente e rassicurante favola, a tratti in un romanzo fin troppo realistico. La vita davanti a sé può essere letto a più livelli e racchiudere in ognuno di essi delle grandi verità, accompagnate da intense emozioni.  Un romanzo che non si può ignorare, non si deve mettere da parte. Non  ho altre parole da aggiungere, è stato già difficile per me arrivare fin qui.
Non mi resta che dirvi: fidatevi, leggetelo.


Titolo: La vita davanti a sé
Titolo originale: La vie devant soi
Autore: Romain Gary
Traduttore: Giovanni Bogliolo
Editore: Neri Pozza
Pagine: 224
Isbn: 9788854500341
Prezzo: €11,50
Valutazione: 5 stelline
Data di pubblicazione: 2005

sabato 6 aprile 2013

Inchiostro in avvistamento: Le uscite di Aprile #1

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Aprile è già iniziato e questo post pertanto arriva col ritardo di una settimana.
Ci troverete le prossime uscite (non tutte quelle che avrei voluto, perché sono ancora alla ricerca di cover e date di pubblicazione) e quelle verificatesi nei giorni appena trascorsi.
Ben 20 libri. Sei tra questi li ho già puntati da tempo e non mi resta che aspettare le date di uscita. Per gli altri... bé, per ora si accontenteranno di andare ad allungare la mia wish list.
Primo tra tutti merita il posto d'onore ZeroZeroZero di Saviano. Saviano per me è un grand'uomo, prima ancora di essere scrittore. Non aggiungo altro al riguardo, non credo ce ne sia bisogno.
Dopo Saviano non c'è un secondo posto: se qualcuno di quelli che desidero finirà nella mia libreria prima di altri sarà dovuto solo alla più vicina data di uscita.
Tre scrittrici (diversissime tra loro) si sono già conquistate la mia stima per meriti passati: la Némirovsky, della quale possiedo ormai quasi tutti i romanzi pubblicati e non posso farmi sfuggire La pedina sulla scacchiera; la Bertola, della quale ho già letto e adorato tutti i romanzi pubblicati tranne uno, esattamente La luna di luxor, il suo primo romanzo ormai fuori catalogo. La Salani ha deciso di ripubblicarlo e ne sono contenta, nonostante ne abbia sentito parlare male. Non mi lascio scoraggiare: devo appurarlo direttamente; la Morton, della quale ho letto due romanzi (Una lontana follia e Il giardino dei segreti) e ne ho un altro in attesa sul comò proprio in questi giorni. Ho amato la sua immaginazione e il suo modo di coinvolgere il lettore nelle storie che racconta. Ovviamente non posso farmi sfuggire L'ombra del silenzio.
Due romanzi qui presentati mi attirano per la loro appartenenza a due tra le case editrici che preferisco e delle cui pubblicazioni mi fido ciecamente. Mi riferisco a Il mago della luce di Mathias Gatza, pubblicato dall'impeccabile Neri Pozza e Una seconda occasione di Ada Leverson, per l'adorabile Astoria (Una seconda occasione è però un sequel, pertanto mi dedicherò prima alla lettura dei volumi precedenti).
Infine, ultimo criterio di scelta per la presentazione di queste uscite è la curiosità.
Tra i rimanenti 14 romanzi presentati, massima curiosità verso La grande notte di Chris Adrian. Una trama che si riduce a pochissime righe ma sufficienti per intrappolarmi. Merita la sua occasione.
Seguono a ruota Pepys Road di John Lanchester, appena scovato on line, la cui trama mi incuriosisce e mi diverte; Zelda di Thérèse Anne Fowler, perché è un personaggio per me sconosciuto ma tanto affascinante; I Savoiardi di Maria Pagnini, che mi ha convinta a farsi leggere grazie al sottotitolo Storia tragicomica di una dinastia.
Gli ultimi dieci romanzi hanno qualche particolare che ha colpito la mia attenzione, anche se non abbastanza da meritare qualche parola in più. Quelle me le riservo per dopo la lettura, se avverrà.
Spero possiate trovare qualche titolo fatto apposta per voi. Buona lettura!





Pepys Road
John Lanchester
A quarant'anni, Roger Yount può dirsi un privilegiato, lavora ai piani alti della City, vive nel lusso, e ha fatto quel che si dice un bel matrimonio. Il superbonus su cui conta (roba da un milione di sterline) può anche sembrare un'esagerazione, ma tra seconde case, bambinaie, costosi fine settimana comincia a essere quasi una necessità. Smitty è l'ultimo bad boy dell'arte contemporanea, un simpatico mascalzone e artista concettuale che ama le provocazioni, cercando di mantenersi in equilibrio tra successo e anonimato. Una celebrità senza volto, ciò che è forse la sua opera d'arte più riuscita. Ha una nonna, Petunia Howe, che lo adora, un'arzilla vecchietta di ottant'anni che difende intrepida la sua proprietà e la sua indipendenza. Freddy Kamo è il nuovo prodigio del calcio mondiale, un giovane e già viziatissimo africano catapultato dalla sua capanna nel Senegal in uno dei più lussuosi appartamenti di Pepys Road. Ma ci sono anche i Kamal, i pachistani del negozio all'angolo, teatro di una guerra in famiglia fra integrazione e tradizione. E Quentina, l'ausiliaria del traffico che semina il panico nelle vie dei ricchi dopo aver messo a punto un lucroso sistema per arrotondare lo stipendio. E Zbigniew, l'immigrato polacco che sta restaurando casa Yount, dove lo chiamano Bogdan perché il suo nome è troppo difficile da pronunciare. Che cosa hanno in comune tutti costoro? Pepys Road, la strada in cui abitano o lavorano, l'esclusiva via di Londra che da popolare è diventata trendy, ambita dalle nuove classi dirigenti e dai nuovi ricchi, luogo simbolo del rapido successo regalato dall'economia volatile e pirotecnica del nuovo millennio. Ma siamo nel 2008, la crisi è appena cominciata. Si avvertono sinistri scricchiolii. E soprattutto, a ognuno di loro è stata recapitata una cartolina anonima con la foto della porta di casa e una scritta minacciosa: "Vogliamo Quello Che Avete Voi"...
Con la sua verve straordinaria, raffinata e graffiante, John Lanchester ci consegna un ritratto impietoso della società contemporanea colta in un momento cruciale di svolta, quando l'insicurezza riaffiora e la domanda per tutti è: come sarà la nostra vita, dopo? Da moderno Balzac, lo fa con uno strepitoso romanzo in cui "i personaggi sono empaticamente disegnati, le loro vicende sono raccontate con immensa bravura, e in tutto scorre una vena di arguzia e di ironia che fa di Pepys Road un'autentica delizia" ("The Times"). 
Edizioni Mondadori. €20,00. 2 Aprile



Garden
Emma Romero
Il ritardo è negligenza. La negligenza è disordine. Il disordine è il seme della perdizione. Maite è tra le operaie più efficienti nella fabbrica in cui lavora. In fondo non ha scelta: se commettesse un'infrazione sarebbe punita con la morte. Maite coltiva in segreto la sua passione, il canto, e sogna di raggiungere il leggendario giardino alla fine del mondo, dove si narra vivano i ribelli in completa libertà e dove pare siano sopravvissute le lucciole. Perché il suo paese è diventato una prigione fredda e spoglia. Dopo una lunga guerra, l'Italia è stata divisa in Signorie e, per impedire il ritorno al caos, le arti e le scienze sono riservate a una casta di eletti, mentre gli esclusi sono condannati a una vita di obblighi e privazioni. L'unica fonte di svago è la Cerimonia, la grande festa celebrata per l'anniversario della Rinascita. Maite ha sempre voluto esibirsi su quel palco, ma il giorno in cui potrà finalmente ottenere il suo riscatto scoprirà che, in un paese che ha ucciso ogni speranza, anche dai sogni si può desiderare di fuggire... Un romanzo italiano dal sapore internazionale che dipinge con lucida spietatezza uno scenario più vicino di quanto possiamo immaginare. 
Edizioni Mondadori. €14,90. 2 Aprile


Kill All Enemies
Melvin Burgess
Cosa succede se non hai altro se non la tua rabbia a cui attaccarti per sopravvivere? E se il mondo che ti è intorno sembra frantumarsi a ogni passo? Billie sa di non avere più possibilità. Non può più farsi trovare in una rissa, a picchiare chiunque la provochi. Verrebbe cacciata dall'ennesima famiglia affidataria e dall'ennesima scuola. Invece ci ricasca. Chris da quattro anni si rifiuta sistematicamente di studiare, eppure è intelligente e sveglio. I professori non lo sopportano più e all'ennesima provocazione lo sbattono fuori. Rob è considerato un violento, ma in realtà è il più indifeso di tutti, e sembra impossibile che riesca a uscire dall'ennesimo guaio in cui si è cacciato. Tutti, là fuori, saprebbero raccontare la loro storia, infarcendola di bugie, però Billie, Chris e Rob non l'hanno mai veramente raccontata a nessuno. Ma la musica migliore viene quando sei costretto a improvvisare, e allora la rabbia diventa uno strumento da suonare, perché la cosa più difficile, a volte, è farsi ascoltare. Bruciante, crudele e diretto come un pugno in faccia o il primo amore: questo romanzo e i suoi protagonisti lasceranno il segno.
Edizioni Mondadori. €16,00. 2 Aprile


La grande notte
Chris Adrian
Nella notte piú lunga dell'anno tre persone si addentrano nel Buena Vista Park di San Francisco dirette a una festa. Tutte e tre vorrebbero cosí alleviare la ferita di un amore perduto, ma alla festa non arriveranno mai. Perché è la notte di mezza estate, notte di sogno e magia, notte ideale perché il destino dei mortali s'intrecci con quello degli immortali e ne sia per sempre alterato. Come nella commedia di Shakespeare, solo l'amore potrà travalicare i regni e scongiurare il caos. A patto di essere disposti a pagarne il prezzo.
Edizioni Einaudi. €22,00. 3 Aprile




Una pedina sulla scacchiera
Irène Némirovsky
«I padri hanno mangiato l'uva acerba e i denti dei figli si sono allegati» è scritto nella Bibbia. All'èra dei pirati della finanza e dell'industria, degli imperi economici costruiti sui campi di battaglia è succeduto lo scenario desolante degli anni Trenta: la borsa in caduta libera, la crisi, la disoccupazione – e «tutti quegli scandali ignobili, quei processi, quei tracolli privi di grandezza»... Come molti della sua generazione, Chris­tophe Bohun non ha né ambizioni, né speranze, né desideri, né nostalgie. È un modesto impiegato nell'azienda che suo padre – il Bohun dell'acciaio, il Bohun del petrolio, l'uomo del quale si diceva: «Dove passa lui crescono solo rovina e guerra» – è stato costretto, dopo un clamoroso fallimento, ad abbandonare nelle mani del socio. Si lascia svogliatamente amare da una moglie di irritante perfezione e da una cugina da sempre innamorata di lui. «È la pedina» annota la Némirovsky sulla minuta del romanzo «che viene manovrata sulla scacchiera, che per due o tremila franchi al mese sacrifica il suo tempo, la sua salute, la sua anima, la sua vita». Alla morte del padre, però, Christo­phe trova in un cassetto, bene in evidenza, una busta sigillata: dentro, un elenco di parlamentari, giornalisti, banchieri a cui, nel tentativo di evitare il crac, il vecchio Bohun aveva elargito somme ingenti affinché spingessero il governo ad accelerare i preparativi bellici. Riuscirà questo bruciante retaggio, questa potenziale arma di ricatto, e di riscatto, a scuotere Christophe dal suo «cupo torpore»? Difficile trovare un romanzo così puntualmente applicabile a temi e fatti di ottant'anni dopo.
Edizioni Adelphi. €18,00. 3 Aprile


I Savoiardi
di Maria Pagnini
Questo libro comincia con il primo re d’Italia, che tanto per confondere le idee si chiama Vittorio Emanuele II. Parla soprattutto piemontese e francese, e fa errori quando scrive in italiano. Tarchiato e con i baffoni spalancati, sposa la cugina Maria Adelaide, magra e pallida, ma capace di mettere al mondo tanti figli e di non protestare se il marito sembra interessato solo alla caccia e alle donne. Gli succede Umberto I, baffi ad ala di gabbiano, anche lui incline a far fuoco, ma sugli scioperanti più che sulla fauna: non a caso finirà vittima di un attentato. Prima però sposa, per ragioni dinastiche, un’altra cugina, «quella pizza della Margherita» come amava ripetere, «la regina più imperlata d’Italia». Sarà seguito da Vittorio Emanuele III, detto Dondolo, baffetti all’insù e grande amante di monete da collezione e perfino della moglie. Un po’ meno del Paese, che infatti affiderà a Mussolini e alle sue follie di grandezza. E quando l’amata Elena non avrà più tempo per lui, perché troppo occupata a curare i feriti di guerra, Dondolo deciderà di liquidare il Duce, per poi consegnare l’Italia nelle mani inadatte del figlio Umberto II, re solo per un mese... Una storia dinastica che demolisce i Savoia sotto i colpi di una sferzante ironia.
Edizioni Guanda. €13,00. 4 Aprile


ZeroZeroZero
Roberto Saviano
Non esiste mercato al mondo che renda più di quello della cocaina. Non esiste investimento finanziario al mondo che frutti come investire in cocaina. Dietro il suo candore nasconde il lavoro di milioni di persone Il grande ritorno di Roberto Saviano sette anni dopo Gomorra. La coca la sta usando chi è seduto accanto a te ora in treno e l’ha presa per svegliarsi stamattina o l’autista al volante dell’autobus che ti porta a casa… Fa uso di coca chi ti è più vicino. Se non è tuo padre o tua madre, se non è tuo fratello, allora è tuo figlio. Se non è tuo figlio, è il tuo capoufficio… Se non è lui, è l’infermiera che sta cambiando il catetere di tuo nonno e la coca le fa sembrare tutto più leggero, persino le notti. Se non è lei, è l’imbianchino che sta ritinteggiando la stanza della tua ragazza, che ha iniziato per curiosità e poi si è trovato a fare debiti. Chi la usa è lì con te. La usa il portiere del tuo palazzo, ma se non la usa lui allora la sta usando la professoressa che dà ripetizioni ai tuoi figli… Il sindaco da cui sei andato a cena. Il costruttore della casa in cui vivi, lo scrittore che leggi prima di dormire… Ma se, pensandoci bene, ritieni che nessuna di queste persone possa tirare cocaina, o sei incapace di vedere o stai mentendo. Oppure, semplicemente, la persona che ne fa uso…
Edizioni Feltrinelli. €18,00. 5 Aprile


Zelda
di Thérèse Anne Fowler
Zelda non è un personaggio di Francis Scott Fitzgerald, eppure è la sua più grande eroina. È la donna della sua vita, l’unica che abbia mai voluto veramente, la sola che lo ab- bia amato davvero. Nel libro della Fowler, Zelda comincia a raccontare la sua vita a partire da una sera del 1918 quando nella grande villa dell’Alabama sta per cominciare un attesis- simo ballo e lei, diciassettenne ribelle e piena di aspettative, incontra per la prima volta il tenente Fitzgerald. Sono gli anni ruggenti, tutto sembra possibile, anche seguire quel giovane scrittore a New York. E, dopo il successo di Di qua dal Paradi- so, spostarsi a Londra e Parigi, nel cuore della scena artistica mondiale. Conoscere Hemingway e Picasso. Organizzare feste chiacchierate in Riviera e poi sfrecciare verso i profumi del- le coste italiane. Un sogno. Un romanzo. E dall’altra parte la dura concretezza della realtà. L’ambizione a senso unico che può essere solo di Scott. L’amore tradito, la follia il distacco. I ricoveri in ospedale. Le lettere. La fine.
Edizioni Frassinelli. €18,50. 9 Aprile



Il primo caffè del mattino
Diego Galdino
Nella città più romantica del mondo, a volte basta un caffè per farti innamorare. Massimo ha poco più di trent'anni, è il proprietario di un piccolo bar nel cuore di Roma, e non si è mai innamorato davvero. Ogni mattina, all'alba, attraversa le vie della città ancora addormentate, dove si sente il profumo del pane appena sfornato, e raggiunge il suo bar. Lì lo aspetta il primo caffè della giornata, quello dall'aroma più intenso, e dal sapore più buono. In fin dei conti sta bene anche da solo, continua a ripetersi man mano che il locale si anima: a tenergli compagnia ci pensano i clienti affezionati, con cui ogni mattina Massimo saluta la giornata fra tintinnio di tazzine, profumo di cornetti caldi e un po' di chiacchiere. Allora come mai, il giorno in cui improvvisamente entra nel bar una ragazza dagli occhi verdi, il viso spruzzato di lentiggini e l'aria sperduta di una turista straniera, Massimo non riesce a toglierle gli occhi di dosso... Né tanto meno a farsi capire in nessuna lingua: al punto che, tempo cinque minuti di interazione, si ritrova una zuccheriera rovesciata addosso, la porta sbattuta in faccia e qualcosa di molto simile a un cuore spezzato che gli martella nel petto. Ma la ragazza con le lentiggini, che viene da Parigi, di nome fa Geneviève e di mestiere inventa cruciverba, tornerà presto da Massimo: perché ha un segreto che non può rivelare a nessuno, e che la lega proprio a quel luogo. Massimo - che da quando l'ha incontrata la prima volta, con la frangia spettinata e il vestito rosso - non se l?è più tolta dalla testa, non potrà che corteggiarla con le armi che conosce meglio: caffè, cappuccini e il fascino di Roma. Sperando che, nonostante tutti i segreti che Geneviève nasconde, entrambi si ritrovino a volere la stessa, unica cosa: bere insieme il primo caffè del mattino. Tutte le mattine. Tra equivoci, baci e lunghe passeggiate romane, una commedia romantica lieve, divertente e tutta italiana, con una protagonista d'eccezione: la città più magica del mondo.
Edizioni Sperling & Kupfer. €16,90. 9 aprile


La danza delle falene
Poppy Adams
Ginny e Vivian sono due sorelle, le ultime discendenti di più generazioni di lepidotteristi, studiosi e cercatori di falene e farfalle. Il padre, un uomo eccentrico e testardo, ha praticamente trascorso l’intera sua vita nel laboratorio nella soffitta di casa. Il suo ostinato desiderio di lasciare un segno nello studio delle falene ha letteralmente devastato la vita della famiglia. La madre di Ginny e Vivian, trascurata dal marito, è via via precipitata nell’abisso dell’alcolismo. Vivian, dopo quarant’anni d’assenza, ha deciso di ritornare nella casa paterna, dove cinquantanove anni prima è misteriosamente ruzzolata dalla torre campanaria e per poco non è morta. Un evento che ha aperto una crepa incolmabile tra lei e sua sorella Ginny. Attraverso l’indimenticabile voce di Ginny, una voce ora innocente e infantile ora meravigliosamente ambigua e sinistra, La danza delle falene narra una stupefacente storia di passione, fede e tradimento, e di una famiglia che distrugge se stessa in nome dell’amore.
Edizioni Beat. €9,00. 10 Aprile


La matematica delle bionde
Federica Brunini
Tubino nero e ballerine: che si tratti di un evento o di una serata romantica, è questa la ''divisa'' che indossa Camilla Casteldiani, giornalista di gossip trentenne un po' frustrata. Il suo mito è Audrey Hepburn, icona di eleganza, di cui sta scrivendo la biografia. Ma quando, invece del ritratto di Audrey che le serve per la copertina del libro, le viene recapitato quello di Marilyn Monroe, la vita di Camilla subisce un brusco e inatteso cambiamento di stile. Soprattutto quando la bionda più bionda del pianeta inizia a parlare, a sorseggiare champagne con la mano guantata e a elargire consigli tutt'altro che richiesti. Dapprima la giornalista si indispettisce, ma poi, mentre piange sconsolata per la fine della relazione con Cris, non può che accettare l'aiuto della diva. E la terapia d'urto di Marilyn ha l'effetto di un vero tornado: dal guardaroba, tutto da rifare, dal trucco e dal colore dei capelli, tutti da rivedere, all'abc per diventare sexy e conquistare un uomo al primo appuntamento. Tra un enigmatico Mr. G che appare e scompare nella sua posta elettronica e un cavaliere misterioso che la salva da una situazione a dir poco imbarazzante, Camilla dovrà imparare a tirar fuori la bionda che è in lei. Esplosiva, intelligente, romantica, ''La matematica delle bionde'' è una commedia da non perdere.
Edizioni Giunti. €9,90. 10 Aprile


Luna di Luxor
Stefania Bertola
Miranda non vuole fare un lavoro qualunque. No: lei vuole lavorare nella redazione di una rivista femminile, una di quelle in cui vip blasonati si fanno fotografare mentre baciano timide cameriere e stelle dello spettacolo rovinano famiglie impeccabili; una di quelle in cui gli articoli si chiamano ‘scoop’ e la frivolezza esonda dalle pagine come la schiuma da una bottiglia di Champagne. Ed ecco che la sua amica Claudia, scrittrice esordiente e maliarda da fumetto, le offre un’occasione imperdibile: un lavoro da inviata speciale, in incognito, presso la dimora dei principi Beneaccorsi. Ma Miranda si accorgerà ben presto che un desiderio esaudito può far male come e più di un tradimento… Tra un palazzo nella campagna toscana, una villa sulla Costa Azzurra e una fattoria in Scozia sfrecciano bionde principesse e perfide brune, divi del rock e languidi pianisti che si amano e sparano, spiano e tradiscono, montano e smontano film e seduzioni, seminando lungo il percorso biscotti, sospetti, vermi volanti e oche mandarine.
Apparso nel 1989, il primo romanzo di Stefania Bertola, fuoriclasse dell’intreccio perfetto e delle battute irresistibili, è una girandola di situazioni e personaggi esilaranti e si divora con gioia, con l’assoluta certezza del divertimento.
Edizioni Salani. €11,90. 11 Aprile


Il mago della luce
Mathias Gatza
Dresda, 2002. Le acque dell’Elba hanno appena invaso la città e, dalla grata di un impianto di depurazione, un anonimo storico dell’arte ripesca un prezioso libretto del XVII secolo stampato con rari caratteri a piombo che descrive la vita e le opere di un misterioso artista barocco di nature morte: Silvius Schwarz, un pittore sassone di cui esistono solo due opere, dall’attribuzione tra l’altro incerta. Il biografo, il compositore Leopold, narra di aver fatto ricorso alla stampa perché incapace di scrivere a mano quanto desiderava comunicare ai posteri, l’ossessione che permeò l’intera esistenza del suo amico artista: riprodurre la realtà nel modo più fedele possibile, catturando l’essenza delle cose. Da quel momento in poi Silvius Schwarz, il naturamortista stranamente assente in tutte le altre fonti d’epoca, il pittore scomparso come una chimera dalle pagine della storia, diventa per lo storico dell’arte una spina nel fianco, un’autentica rovina. Con in tasca l’anticipo ottenuto da un incauto editore per un romanzo storico d’intrattenimento, il nostro si rifugia in un paesino nei pressi di Dresda, dove affitta una casa colonica in pessime condizioni, e dove si tuffa ancor più profondamente negli archivi, spulciando i documenti fino a farsi venire la barba lunga. Negli anni seguenti, si imbatte in modo avventuroso in altri cinque libretti di Leopold e, quando incontra l’attraente collega Sandra Kopp, ricorre addirittura al furto per mettere le mani su un romanzo epistolare che contiene le lettere di Schwarz e della bellissima cugina, Sophie von Schlosser, matematica e musicista di talento. Lettere in cui il pittore racconta all’amata cugina dei suoi sforzi e dei progressi alla ricerca di fermare un singolo attimo del reale senza l'intervento di colori e pennelli, in una perfezione altrimenti irraggiungibile. Un pezzo dopo l’altro, il romanzo ricostruisce da diversi punti di vista la storia del misterioso artista svelando il suo incredibile segreto, l’apparecchio che gli consentiva di essere un mago della luce e di catturare l’intima essenza delle cose: un occhio artificiale che, nella seconda metà del XVII secolo, anticipa di secoli l’invenzione della fotografia.
Il mago della luce è un magnifico romanzo storico che, sotto la forma di un avvincente giallo filosofico, narra di una triplice ossessione: quella dell’anonimo studioso per Silvius Schwarz, del pittore per l’immagine perfetta e di Sophie von Schlosser per l’uomo che ama.
Edizioni Neri Pozza. €18,00. 11 Aprile



Sparire
Fabio Viola
Quando la sua ex fidanzata Elisa, trasferitasi a Osaka un anno prima e finita a insegnare l'italiano in un alienante centro multimediale, inizia a non dare più notizie di sé, Ennio, ancora legato alla ragazza da un sentimento che dell'amore conserva più che altro il senso di gelosia e possesso, parte per il Giappone alla vigilia del cataclisma che lo colpirà l'11 marzo 2011. Ma ben presto, quella che doveva essere l'urgenza di quel viaggio, e cioè ritrovare Elisa, inizia a sfumare in una ricerca disordinata, mentre Ennio, dalla vita annoiata e disincantata di figlio dell'alta borghesia romana, resta fagocitato nel gorgo di luci e segni di Osaka e da un Giappone tanto scintillante quanto sinistro e spietato. In una realtà che sembra sgretolarglisi intorno, per ricostruirsi sempre diversa e straniante, popolata da personaggi che hanno trovato nel Giappone l'occasione di una vita priva di fondamenta, Ennio finirà nelle zone del Paese più colpite dal terremoto e più esposte al rischio radioattivo di Fukushima, in uno scenario dominato dalla devastazione e dalla neve, e dove la ricerca di Elisa lascerà intravedere un epilogo. Sparire è una storia d’amore e malinconia, della ricerca di un sentimento che esiste nel ricordo e nella cronaca di se stesso, di un Paese che attrae e tiene a distanza in egual misura.
Un romanzo sull'impossibilità del raccontare la realtà e sulla supremazia del racconto sulla vita stessa.
Edizioni Marsilio. 17,50. 17 Aprile


L'amore è un difetto meraviglioso
Graeme Simsion
Don è un professore di genetica all’Università di Melbourne e di recente ha fatto una scoperta incredibile: gli uomini sposati sono mediamente più felici di quelli single. E vivono più a lungo! Per questo ha deciso, da scienziato qual è, di trasformare un problema – il fatto che non ha una compagna e non gli è mai riuscito di trovarne una – in un progetto: il Progetto Moglie. È semplice: basta un questionario di sole sedici pagine per escludere tutte le candidate sbagliate e trovare, finalmente, la donna perfetta per lui, una che risponda a criteri rigorosi: non deve fumare né bere, e non deve mai arrivare in ritardo o in anticipo. Grazie al Progetto Moglie Don scoprirà che la lunghezza dei lobi delle orecchie non è un indicatore affidabile dell’attrazione sessuale. Che c’è una ragione per cui non ha avuto mai un secondo appuntamento con una donna. Che una giacca sportiva in color giallo catarifrangente, benché si chiami «giacca», non è indicata per entrare in un ristorante elegante. E scoprirà che nonostante un approccio estremamente scientifico al problema, non è così che si trova l’amore. Perché è l’amore a trovarti.
Edizioni Longanesi. €14,90. 22 aprile

L'alba del mondo
Rhidian Brook
Amburgo 1946. La città è spezzata dalla guerra, così come le vite di tutti. Il maggiore inglese Lewis è costretto a requisire una bellissima, grande casa sul fiume Elba, dove dovrà andare ad abitare con la moglie Rachael dopo la lunga separazione della guerra e dopo la morte al fronte di uno dei loro due figli. Lewis è leale, coraggioso, ha un profondo senso della giustizia e decide di non cacciare i legittimi proprietari della casa, il tedesco Lubert e sua figlia Freida che ha quindici anni. Con l’arrivo di Rachael, comincia la strana convivenza delle due famiglie nella grande casa sull’Elba…
Edizioni Sperling & Kupfer. €17,90. 23 Aprile




Adorata nemica mia
Marcela Serrano
Ci sono fili capaci di unire i mondi interiori delle donne: a volte saranno la forza delle risate, il valore dell'amicizia, l'amore o il sesso; altre, le paure di fronte a un matrimonio inaridito, l'ipocrisia, la solitudine o il timore dell'abbandono. Laura è contro il femminismo, Manuela cuce e sogna, Magdalena si sente sempre più chiusa, Anabella e Marilyn aspettano la felicità, Maria Bonita ha perso il nemico di una vita, Eloìsa cerca di dimenticare, Irma si sfila finalmente l'anello, Dulcinea racconta la sua versione della storia. Dai Balcani fino a Santiago del Cile, passando per la Mancia del Don Chisciotte, piccoli incidenti rivelatori che cambiano la vita, donne che smettono di uscire di casa, donne che si lasciano ingannare dalle apparenze, altre che si riappropriano della loro esistenza, e altre ancora che si ritrovano ad affrontare drammi inattesi.
Edizioni Feltrinelli. €16,00. 24 Aprile


La bambina dagli occhi di cielo
Barbara Mutch
Un paese lontano,
un grande amore,
un'amicizia che sfida il tempo,
il romanzo di due donne straordinarie che vivono in un paese meraviglioso e crudele.
Cathleen Harrington lascia l'Irlanda nel 1919 e si trasferisce in Sudafrica per sposare l'uomo che ama ma che non vede da cinque anni. Isolata e straniata in un ambiente così diverso da quello a cui era abituata, trova conforto nel suo diario e nell'amicizia con la governante e con sua figlia Ada. In lei trova quell'amore e quella comprensione che né il marito né la figlia sembrano poterle offrire. Sotto la guida di Cathleen, Ada diventa un'abile pianista e una lettrice vorace, anche di quel diario che Cathleen tiene gelosamente nascosto... E quando, suo malgrado, Ada tradirà la fiducia di Cathleen e sarà costretta ad abbandonarne la casa, Cathleen farà di tutto per riavvicinarsi a lei nel nome di un'amicizia che oltrepassa il tempo, i rancori, e lo status sociale.
Edizioni Corbaccio. €16,40. 29 Aprile


L'ombra del silenzio
Kate Morton
1961. In un caldo giorno d’estate, mentre la famiglia festeggia nella bella dimora nel Suffolk, la sedicenne Laurel si rifugia nella casa sull’albero della sua infanzia e sogna: del ragazzo che le piace, di trasferirsi a Londra, di cogliere al più presto il futuro brillante che – ne è certa – la sta aspettando. Ma prima che quel pomeriggio idilliaco finisca assiste a un terribile crimine... 2011. Laurel ce l’ha fatta, è un’attrice famosa. Ma un’altra festa la riporta in quella stessa casa nel Suffolk e scatena ricordi, rimorsi e rivelazioni assolutamente impensabili. Perché nessuno poteva immaginare che tanti anni prima l’incontro di un uomo e due donne, nella Londra semidistrutta dai bombardamenti, avrebbe segnato tragicamente i loro destini. E quello di Laurel.
Edizioni Sperling & Kupfer. 19,90. 30 Aprile



Una seconda occasione
Ada Leverson
Il matrimonio di Edith e Bruce – lo sa bene chi ha letto i due precedenti romanzi – è a dir poco noioso e vuoto. Edith, donna intelligente e di fascino, in nome dei rigidi costumi dell’inizio del Novecento, finge di essere fatua e sciocca per cercare di regalare al marito un ruolo dignitoso. Da qualche tempo la coppia ospita una certa madame Frabelle, una vedova arrivata su raccomandazione di una nobile conoscente di Edith, il cui soggiorno sembra non avere un termine. È scoppiata la Prima guerra mondiale e Bruce, ipocondriaco da sempre, adduce gravi problemi di cuore per non andare al fronte. Chi invece in guerra è andato ed è tornato ferito è Aylmer Ross, l’uomo cui Edith aveva rinunciato per non turbare l’equilibrio del proprio sgangherato matrimonio e il destino dei suoi figli. Edith e Aylmer cominciano a rifrequentarsi, anche se con grande cautela, e il lettore, col fiato un po’ sospeso, si domanda se anche questa volta Edith deciderà di rinunciare a un uomo con cui ha in comune intelligenza, interessi, spirito in nome di un matrimonio di facciata. Un po’ commedia degli equivoci, un po’ satira sociale, Una seconda occasione offre a noi lettori contemporanei lo sguardo su una realtà certamente passata, ma che nei sentimenti e nel modo di stare al mondo potrebbe essere anche un’interessante fonte di ispirazione.
Edizioni Astoria. €17,00. 30 Aprile



venerdì 5 aprile 2013

Distopia: Quattro recensioni

Dopo un'assenza più o meno lunga (dipende dai punti di vista) ritorno con un bel bagaglio di libri letti che corrispondono a una pesante valigia di libri da recensire. La pila non finisce mai, i numeri superano sempre il massimo che mi vorrei imporre e non so come fare. I libri si fanno leggere più velocemente di quanto si facciano recensire. Mi battono sempre. Ecco perché questo ritorno vedrà un accorpamento delle recensioni: sia per smaltirne un po', sia perché ci sono alcuni romanzi di cui vorrei parlare in una sola volta, a causa del genere che li accomuna. 
Si tratta di ben quattro romanzi che potrebbero essere etichettati tutti come distopici. O aspiranti tali. Ormai la distopia ha soppiantato il vampirismo e ogni romanzo (rigorosamente YA) tenta disperatamente di rientrare nel nuovo trend. 
Protagonisti di questa recensione saranno pertanto: un primo volume di una dualogia (sperando che nel frattempo l'autrice non abbia deciso di allungare il numero dei sequel), The Selection dell'americana Keira Cass; Hybrid, primo volume di una trilogia della sino-americana Kat Zhang; il secondo volume di una trilogia, Memoria - Multiversum, dell'italiano Leonardo Patrignani; e infine il quarto e ultimo volume della quadrilogia The Giver Quartet, Il figlio, dell'americana Lois Lowry.
Sono ben lontani i tempi in cui ci si limitava al volume unico, a quel raro esemplare autoconclusivo che oggi non sembra essere in linea col contenitore ya. Ricapitolando: quattro saghe, di cui tre in corso e una conclusa. Tre americani e un italiano, anche se a onor del vero devo dire che la saga di Patrignani non rientra a pieno titolo nella distopia, in quanto non è iniziata come tale, ma incrocia a un certo punto il genere narrativo e chissà che non diventi tale con l'ultimo volume.

La struttura delle recensioni sarà per questa volta diversa: non troverete né la trama né i dettagli del libro per non appesantire troppo il post. Appena riprenderò le recensioni singole torneranno tutti gli elementi che le hanno contraddistinte finora. 

The selection 
di Kiera Cass
Partiamo dal romanzo più deludente dei quattro: The Selection. Le premesse per la delusione c'erano tutte, devo ammetterlo, eppure mi sono voluta comunque dedicare ad esso, perché ogni tanto devo soddisfare il mio fabbisogno di letture trash. Il romanzo è inconsistente: ambientazione, personaggi e situazioni descritte non hanno efficacia, non hanno forza. Manca di quel realismo che serve ai distopici per presentare una società agghiacciante ma concreta. Uno dei problemi principali di questa società descritta risiede essenzialmente nelle idee poco chiare dell'autrice. Probabilmente non aveva ben chiaro come questa dovesse essere strutturata, perciò si è limitata a inserire una serie di caste numerate, una coppia di regnanti apparentemente tranquilli e affidabili, un principe in cerca della sua principessa. La divisione tra caste non viene spiegata né motivata: si va dalla prima alla sesta, dove la prima vive in ricchezza e la sesta ai margini della società. Da ognuna di queste caste verranno scelte delle ragazze per partecipare alla selezione: una sorta di reality show il cui premio finale è il matrimonio col principe. Le ragazze verranno pertanto portate a corte, sottoposte a trattamenti estetici, verranno vestite e curate da cameriere personali e avranno l'obbligo di trascorrere il tempo chiacchierando col principe o con le altre concorrenti. Sarà poi il principe a scegliere la sua compagna ideale.
Questa la trama.
Una storia che lascia basiti per la sua inconsistenza.
La divisione in caste, (distretti, unità o comunità) sembra ormai un must della distopia. Prendiamo una società, dividiamola in settori e creiamo possibilità di attrito tra questi. Che poi l'autrice non si perda in - utilissime - chiacchiere per spiegarci cause ed evoluzioni di queste caste ci fa solo pensare che non sia altro che una sorta di cliché introdotto senza alcuno scopo.
Prendiamo poi delle ragazze, ovviamente adolescenti, e buttiamole nelle grinfie di un reality show. Il premio è la corona, è la possibilità di essere le future regnanti: non ne va della vita o della morte come in Hunger Games, ma cavolo, ci si aspetterebbe delle ragazzine agguerrite pronte a tirare fuori gli artigli e i loro assi nella manica. Ci si aspetterebbe meschinità, atteggiamenti subdoli e voltafaccia. Niente di più lontano: non c'è invidia né cattiveria. E' tutto un fair play. E' tutto un appiattimento della storia.
Aggiungiamo allora il triangolo, immancabile anche nei distopici, e nell'eventualità che questo non bastasse a calamitare l'attenzione, inseriamo lo spauracchio di una guerra-ribellione che non fa paura a nessuno, visto che è inspiegata. Otteniamo un volume che non è né carne né pesce, che si conclude a metà, come se l'autrice avesse scritto tutta la storia e poi avesse deciso di tagliarla in due. Il risultato è un romanzo senza senso. Ci possiamo solo augurare che acquisti maggior valore con la lettura del seguito. Ma viste le premesse, non ci contiamo troppo.
1 stellina

Memoria - Multiversum
di Leonardo Patrignani

Passiamo a un altro romanzo che mi ha lasciata alquanto perplessa, e un po' anche dispiaciuta. Parlo di Memoria, il secondo capitolo della trilogia Multiversum che tanto mi aveva affascinata al suo esordio. Il primo volume mi aveva incantata per il tema, per l'avventura, per il viaggio nel tempo e negli universi. Mi aveva trasportata in altri mondi e altri tempi facendomi vivere un'esperienza che non era solo di carta e inchiostro ma di fantasia e voli mentali. In Memoria l'incanto è svanito, non c'è stato alcun volo. La lettura mi ha tenuta ancorata a terra, senza farmi mai venir voglia di decollare e sognare.
Un inizio - che purtroppo ho trovato noioso (mi sa che questa recensione sarà condita da tanti purtroppo, perché ancora non riesco ad accettare che non mi sia piaciuto quanto speravo) - che riprende lì dove si concludeva Multiversum. Jenny, Alex e Marco sono intrappolati in Memoria, cercano risposte e magari una via d'uscita da quella situazione fin troppo statica. Un girare e rigirare attorno alle stesse domande che si protrae fin troppo a lungo, tanto da farmi pensare: se non cambia qualcosa, mollo la lettura qui. Ma fortunatamente, anche se comunque in ritardo rispetto ai miei desideri, qualcosa cambia. Anzi, tutto cambia: c'è un vero e proprio stravolgimento della storia. Dimenticate i multiversi e i viaggi nel tempo: qui si è alle prese con qualcosa di ben diverso. Una realtà futura, una dimensione - parallela o meno - che non ha più i connotati della società da cui Alex e Jenny provengono ma presenta i tratti tipici di una società distopica.
Da qui comincia allora il lungo viaggio di Jenny alla ricerca di Alex (non vi racconterò alcun dettaglio) e il ritrovamento del vecchio amico Marco.
Cosa mi ha fatto storcere il naso:
- innanzitutto i personaggi. Li ho sentiti assenti. Vuoti. Piatti. Alex e Jenny mi risultano personaggi fittizi, senza profondità. Non apprezzando loro, ho trovato difficile apprezzare la narrazione costruita intorno a loro. E il Marco che mi era apparso così simpatico e intraprendente in Multiversum, qui non mi ha per niente colpita. Anzi. Anche il suo personaggio mi è sembrata una forzatura.
So di andare contro tutti i lettori della trilogia, che si sperticano in lodi e complimenti soprattutto rivolti a questo personaggio, ma sottolineo che si tratta della mia esperienza con la storia e delle mie sensazioni al riguardo. Nessuna analisi obiettiva: solo considerazioni soggettive. Ogni mio legame o coinvolgimento coi personaggi è svanito nel nulla.
- la svolta che ha preso la storia. Sia perché mi suonava di già letta, solo poche settimane prima, in un altro distopico (Across the universe di Beth Revis) sia perché non mi aspettavo che la storia prendesse questa piega così di moda ora. Insomma, mi è sembrato un cambiamento di rotta non necessario.
- alcune frasi che io definisco buffone: "dimmi qualcosa che non so" o " - Stai firmando la tua condanna a morte, vecchio. - No, ho appena firmato la tua - ". Quando ho letto queste due frasi mi sono fatta una mezzora di risate. Mi son suonate così presuntuose e ridicole che leggerle ha fatto perdere dignità alla scena in cui sono state inserite.
Ecco fatto. Dove Multiversum mi aveva fatto volare, Memoria mi ha fatto precipitare. Uno è il sogno, l'altro è l'incubo. La mia esperienza di lettrice non è stata completamente negativa, perché obiettivamente riesco a riconoscere la grande fantasia di Patrignani, la sua capacità di creare nuovi mondi e una storia intricata ma logica, la sua infinita voglia di raccontare, ma stavolta mi ritrovo a non essere la sua lettrice ideale. Eppure l'anno scorso mi ero ritenuta tale. Riuscirà il terzo volume a farmi riappacificare con Alex, Jenny e la loro avventura? Voglio avere fiducia che accadrà.
2 stelline
Hybrid
di Kat Zhang
E' il momento di Hybrid, romanzo d'esordio di una giovane autrice sino-americana.
Protagoniste della storia sono Eva e Addie, due anime che vivono nello stesso corpo. Ok, facciamo un passo indietro. Il romanzo è ambientato in un'America  - distopica, ma anche in questo caso il termine distopia non mi sembra propriamente calzante - in cui gli uomini nascono con due anime che convivono nello stesso corpo fino all'abbandono dell'infanzia. A quel punto solo un'anima prende il sopravvento e l'altra è destinata a scomparire. Ci sono però degli individui che riescono a conservare anche nell'età adulta l'altra anima: sono definiti Ibridi e dichiarati illegali dalla società. Se scoperti, vengono rinchiusi e privati tramite intervento della seconda anima. Eva e Addie hanno cercato di nascondere la loro essenza al resto del mondo, a partire dalla famiglia, ma l'incontro con altri ibridi le porterà a svelarsi e a subire le conseguenze della loro scelta.
Hybrid sembra godere dell'unanimità del consenso tra i lettori cui è destinato. La mancanza di recensioni negative mi ha un po' inquietata: quando un romanzo ottiene solo voti positivi non mi convince. (Ma conto sul fatto che probabilmente avrebbe ottenuto recensioni negative da chi si è astenuto direttamente dal leggerlo.) La mia valutazione al riguardo non raggiunge la soddisfazione piena. Una via di mezzo, uno di quei romanzi che non mi hanno esaltata ma neanche infastidita. Uno di quei romanzi che però non saranno mai memorabili e non lasceranno il segno. Apprezzo la fantasia dell'autrice di aver creato una società dominata da un certo tipo di persone diverse da ogni precedente. Apprezzo il fatto che finalmente il contenitore Y della Giunti si sia dedicato nuovamente a qualcosa di più consistente e profondo dei soliti fantasy tutti uguali su cui ormai stava puntando. Apprezzo infine l'assenza della centralità di temi come innamoramento e amore. La storia di per sé è anche abbastanza interessante, la voce narrante è originale nel suo porsi a volte alla prima persona singolare (quando parla a nome di Eva) a volte alla prima plurale (quando parla a nome di entrambe le anime), lo svolgimento cattura per il suo ritmo veloce e incalzante - soprattutto nella seconda parte.
Resta solo un unico enorme dubbio: che senso ha creare una società in cui le persone hanno due anime?
Solitamente i distopici nascondono una riflessione reale e matura sulla società contemporanea. Dov'è la riflessione in Hybrid? A che servono le due anime? La necessità della loro sopravvivenza ha un senso? E' una critica, un attacco, una pugnalata a uno stato di fatto che necessita un cambiamento?
Avrei capito se le due anime si presentassero con caratteristiche, principi e ideali opposti, se avessero rappresentato due aspetti imprescindibili della natura umana. Ma non è così, anzi. Sembrano interscambiabili, quindi inutili. Hybrid pertanto si presenta come un romanzo da cui ci si aspetta di ricavare un insegnamento, magari una riflessione sulla società contemporanea o una morale ma non accade nulla di tutto ciò. Il primo volume è pura fantasia fine a se stessa.
Non pensiamo che la lettura debba avere necessariamente un intento didascalico, anzi, ma questo sembra proprio un caso in cui il romanzo si pone al pubblico come tale per poi rivelarsi un inganno.
2,5 stelline

Il figlio
di Lois Lowry
Concludo questo lungo post con il capitolo ultimo della saga The Giver Quartet della grande Lois Lowry. Dei quattro volumi presentati qui, Il figlio è l'unico che si è meritato il mio pieno apprezzamento non solo come romanzo a sé ma anche per essere stato la degna conclusione di una quadrilogia che ho amato in ogni suo capitolo. Sarei tentata perciò di trasformare questo tentativo di recensione in una sviolinata all'autrice, una donna che ha scelto nel lontano 1993 di far riflettere i suoi lettori facendosi aiutare dalla creazione di una società distopica, quando questa parola suonava ancora strana e sconosciuta e gli Hunger Games non erano ancora nei pensieri della Collins. La Lowry ha scritto una serie di romanzi che all'epoca non venivano definiti neanche ya ma semplicemente per ragazzi, romanzi che avevano lo scopo di intrattenere ma al contempo di insegnare. Storie che contenevano valori e principi e contribuivano alla formazione della persona.
Questi della Lowry hanno poi scatenato svariate reazioni: alcune positive, o forse positivissime, portando all'inserimento dei volumi nei programmi scolastici; altre negative, che hanno causato addirittura il bando dalla scuola. Insomma si tratta di romanzi che non finiranno nel dimenticatoio, storie e personaggi destinati a diventare letteratura.
Il figlio sembra andare a raccogliere le tessere del puzzle che l'autrice ha sparso qui e là - facendoci credere di averle perse o dimenticate - inserendole al posto giusto al momento giusto, dando vita a un quadro di una straordinarietà unica. In questo ultimo volume ripercorriamo i capitoli precedenti utilizzando nuovi punti di vista. Se in The giver avevamo camminato accanto a Jonas, scoprendo gli aspetti più difficili del vivere in una Comunità e con lui e grazie a lui eravamo riusciti a uscirne per andare incontro a un nuovo destino, qui ci ritroviamo immersi in quella stessa comunità nello stesso periodo, ma ci ritroviamo a guardare il mondo attraverso gli occhi di Claire. Ci concentriamo perciò sull'esperienza della ragazza, così diversa da quella di Jonas eppure così profondamente intrecciata alla sua, e scopriamo tutto quel che Jonas non ci aveva detto o mostrato. Ci affezioniamo a Gabe, un bambino che è in realtà non ha un nome ma è solo un numero, iniziamo a provare quelle emozioni vietate e quei sentimenti sconosciuti. E quando Jonas scapperà con Gabe mettendo fine al primo volume della saga, parallelamente anche la vita di Claire si trasformerà in fuga. Jonas parte per costruire una vita diversa e migliore. Claire parte perché sente che solo ritrovando il figlio perduto potrà iniziare a vivere davvero. La Lowry ci porta attraverso tre fasi della vita di Claire, tre fasi accomunate da un solo pensiero, un solo desiderio, un solo istinto: l'amore verso il figlio. Lì dove il primo volume aveva sottolineato la necessità della mancanza di sentimenti, questo concentra l'attenzione sulla loro centralità. Là dove la maternità non era un valore riconosciuto, qui diventa il motore del mondo. La salvezza.
Non voglio raccontare troppo, non vorrei raccontare nulla: questa è una saga che va assaporata lentamente, lasciando passare del tempo tra un volume e l'altro. Ogni capitolo ha bisogno di attecchire dentro di noi, di diventare un pezzo della nostra storia di lettori. Ogni volume ha bisogno di acquistare consistenza e profondità non solo durante la lettura, ma anche dopo la fine della stessa. Quando ci accosteremo al capitolo successivo, dovremo essere pronti per compiere quell'ulteriore passo. Pronti a farci regalare nuovi spunti di riflessione, nuove tematiche, nuove fasi da accettare. Fino ad arrivare alla fine, dove tutto trova compimento. E così anche noi. Siamo cresciuti, i nostri occhi si sono spalancati, abbiamo accettato a malincuore le perdite e accolto le novità. E abbiamo vissuto un'intera vita attraverso i personaggi che hanno vissuto per noi mille vite.
Un piccolo capolavoro, un piccolo miracolo. Da far leggere ai nostri figli quando cominceranno a essere ragazzi, da consigliare ai nostri insegnanti per il grande valore che possiedono, da custodire gelosamente nella nostra libreria perché merita un posto adeguato.
4 stelline